Raccontano la loro idea fatta di una azione per la pace che non contempla l'uso delle armi, che ripudia la guerra, fondando il proprio movimento sulla certezza che ci si possa difendere senz’armi e senza odiare le altre nazioni pur amando la propria. Un filo conduttore che unisce l'azione pacifista delle tre donne secondo le quali è possibile combattere la guerra anche attraverso una azione sempre più ampia di obiezione.
Le tre giovani donne, pacifiste, sono impegnate in questo progetto da tempo, ma sono arrivate a parlarne in Italia per la prima volta solo adesso.
Obiettivo finale è ottenere il dialogo, il cessate il fuoco, favorendo la pace per un’Europa più sicura, dando aiuti umanitari alle vittime e lavorando attivamente per diffondere il rispetto dei diritti umani. Nella solo organizzazione alla quale fa riferimento Darya, sono 4.000 gli obiettori russi intercettati e organizzati e aiutati a fuggire. Si stima che siano decine di migliaia. Meno ma tanti anche in Ucraina. In un numero in costante evoluzione soprattutto da quando chi si oppone alla guerra viene catturato e portato via, anche in strada. Incarcerato dalla Polizia agli ordini del governo di Zelensky.
Darya Berg del movimento russo Go by the forest ha puntualizzato che “molte persone in Russia sono contro la politica di Putin e la guerra, ma non possono dirlo né manifestarlo per paura delle violente ripercussioni”. La pacifista ha spiegato come l’attività più importante della propria organizzazione sia “organizzare una rete di obiettori di coscienza aiutando più persone possibile a evitare di mobilitarsi per la guerra: oltre 4 mila uomini non disposti a combattere sono stati aiutati a lasciare il Paese”.
Situazione drammatica per i diritti umani, anche in Bielorussia, testimoniata da Olga Karach, attivista, giornalista e politica bielorussa, fondatrice nel 2002 del giornale autoprodotto di Vitebsk “Our House” (Casa Nostra).
Un messaggio semplice ma forte, capace di mettere anche la politica di fronte alle proprie contraddizioni. Evidenziate, nel loro valore e nella loro differenza, anche dal Presidente del Consiglio Poggi. 'La politica tenta di umanizzare la guerra, loro' - riferendosi alle tre donne - 'umanizzano la pace'. Combattono per la pace per con la pace e la non violenza'.
L'arcivescovo di Modena-Nonantola Mons. Erio Castellucci ha auspicato che ad un anno dall'avvio del conflitto si 'possa davvero segnare l’inizio di una volontà di pace, mobilitando uomini e donne portatori di armonia e concordia”.
“Di fronte a una guerra che continua ad avanzare, resta come unica soluzione un lavoro quotidiano per il bene e la pace. Noi – ha concluso il sindaco Muzzarelli ringraziando le tre attiviste – dobbiamo fare di tutto per seminare, a partire dalla nostra comunità, rispetto, convivenza, accoglienza che sono i presupposti per la pace, come Modena ha fatto e continuerà a fare”.
Gianni Galeotti


