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Bancarotta Italsea, Corte d’appello conferma le condanne

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Otto anni di reclusione per bancarotta a uno degli imprenditori del settore trasporti più noto in Sicilia, Luigi Salvatore Cozza. Condannati anche membri della sua famiglia


Bancarotta Italsea, Corte d’appello conferma le condanne

Luigi Salvatore Cozza, imprenditore del settore dei trasporti molto conosciuto in Sicilia, è stato condannato in Appello dal tribunale di Messina a 8 anni di reclusione, i figli Luigi e Pamela sono stati condannati 4 anni a testa, la moglie Giuseppa Pistorio (4 anni e 7 mesi) e i collaboratori Francesco Altomare (4 anni) e Claudio Reinhold D’arrigo (6 anni e sei mesi), infine Giuseppe Basile (3 anni e dieci mesi). A turno hanno avuto incarichi di responsabilità nella società al centro del processo. Si tratta di Italsea Srl con sede a Taormina, messa in liquidazione il 14 dicembre del 2009 e dichiarata fallita l’11 maggio del 2011 e di cui Cozza padre è stato ritenuto il dominus effettivo.
Ne dà conto il quotidiano La Sicilia e il blog micheleschinella.it.
Da notare che di recente la società riconducibile a questa famiglia, la Lct Spa (acronimo di Luigi Cozza Trasporti, anche se le persone fisiche non figurano come dirigenti o soci) si è aggiudicata la gara di concessione per la gestione decennale dell’Interporto di Catania: un affare da 400mila euro di canone annuo.

La Corte d’appello di Messina ha condiviso in toto le motivazioni del collegio giudicante che il 27 giugno del 2017 aveva riconosciuto la responsabilità per i reati di bancarotta documentale e bancarotta per distrazione.

La condotta che ha portato alla condanna è la stessa – quanto all’elemento materiale – oggetto della denuncia ad opera degli imputati, o meglio di uno di loro, da cui per paradosso partirono le indagini: ovvero lo smarrimento dei documenti contabili della società. E’ il 25 maggio del 2006 quando Claudio Reinhold D’arrigo, autista ma anche ex presidente del cda della società, denuncia il furto di un furgone con cui stava trasferendo verso la nuova sede tutti i documenti contabili della società. Il mezzo fu ritrovato qualche giorno dopo, senza alcun documento all’interno. Gli inquirenti accertarono ancora che quella che fu indicata come la nuova sede in realtà non aveva ancora neppure i certificati di abitabilità. In realtà la denuncia simulava il reato di furto ed era tesa ad occultare la distruzione dei documenti contabili, in modo da impedire gli accertamenti fiscali ed evadere così le imposte.

Chi sono i Cozza

Dei Cozza si parla a margine di due diversi procedimenti: il blitz Caronte che valse gli arresti ad Enzo Ercolano con strascichi legati a sequestri e confische, a cominciare dalla Geotrans, azienda oggi simbolo di legalità nei trasporti e il blitz Carthago 2 che puntò a colpire prevalentemente gli affari della famiglia Nizza considerata frangia forte della famiglia di Cosa Nostra catanese Ercolano Santapaola. Secondo quanto emerse in Carthago 2, in particolare, il pentito Davide Seminara faceva riferimento ai Cozza in merito a certe relazioni coi boss e riferiva come la famiglia dei Cozza fosse tutelata da Vincenzo Ercolano. Finora comunque il capostipite e la sua famiglia non è mai stato raggiunto da provvedimenti legati ad indagini sulla Mafia siciliana. 

 
 


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