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Caso Bibbiano, in 200 sfilano con le fiaccole a Modena

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Tante testimonianze di genitori, anche modenese, ai quali sono stati sottratti i bimbi. 'Teniamo alta l'attenzione ed aiutiamoci. Nonostante tutto abbiamo fiducia'


Caso Bibbiano, in 200 sfilano con le fiaccole a Modena

Oltre 200 modenesi, reggiani ed alcuni bolognesi. con maglietta bianca e fiaccola in mano si sono riuniti oggi alle ore 20 in largo Aldo Moro per partecipare al corteo spontaneo, organizzato da un gruppo di genitori soprattutto attraverso i social, e sostenuto da alcune onlus, per tenere alta l'attenzione sul problema degli affidi e degli allontanamenti forzati di bambini che hanno colpito centinaia di famiglie. Anche a Modena. Papà e mamme di bimbi sottratti, per non dire 'rubati' (un concetto ricorrente in molti dei racconti), che sull'onda dell'eco mediatico del caso Bibbiano, dell'inchiesta giudiziaria in corso e della volontà di mantenere alta l'attenzione su quello che in tanti non esitano a definire 'sistema', hanno deciso di raccontare e di raccontarsi.

Con testimonianze capaci di risvegliare le coscienze, capaci di storie che sembrano surreali. C'è Carla che oggi è sposata, in piazza con la sua secondo genita di 3 anni, data alla luce all'ospedale di Mirandola, che da 7 anni combatte per riavere Luca il suo primo genito, toltole dalle braccia subito dopo il parto, all'ospedale di Correggio, con il presupposto di avere un passato da tossicodipendente (nonostante il fatto che da anni, dopo avere concluso tutti i percorsi terapeutici, vivendo una vita normale, avendo acquistato casa insieme al compagno, non aveva alcun problema, né fisico né psicologico, al punto da potere essere idonea per avere ed crescere un altro figlio). 'Avevano deciso a priori di strapparmelo - afferma - ma da 7 anni combatto per riaverlo e so che ce la faremo'.

Anche lei, con la voce smorzata dall'emozione, racconta la sua storia in una piazza Grande calda nonostante siano già passate le 10 delle sera. Come lei decidono di parlare in tanti. Mamme e papà, ma soprattutto mamme. Con storie che paiono surreali, ma non lo sono. Perchè alcuni i bimbi sottratti ce li hanno li, o a casa dei nonni, 'riaffidati' alle loro famiglie d'origine. Anche se dopo sofferenze e battaglie legali costose e lunghe anni, che spesso molti non si possono permettere. E sono proprio le situazioni familiari di indigenza (seppur temporanea),  di stress psicologico e di bisogno di aiuto, che creano situazioni tipiche per l'inserimento dei servizi sociali e l'inizio de viaggio, spesso anche breve, verso l'affico. In molti casi raccontati si passa dall'aiuto una tantum ad un provvedimento di affido temporaneo, che a seguito di un dettaglio scovato nelle propria vita privata, e giudicato compromettente viene trasformato in un presupposto su cui relazionare al giudice per restringere il regime dell'affido trasformandolo in allontanamento definitivo. E' il caso di Assunta (pur avendoli, non pubblichiamo i nomi reali ma inventati), di Formigine, senza particolari problemi alle spalle, che dopo avere cresciuti 4 figli non viene più ritenuta idonea per il crescere il quinto. Lei lavora, da anni, e può mantenerli, pur con sacrifici i suoi figli. Ma viene giudicata inidonea ad crescere Marco, per il quale viene attivata la procedura per l'affido, addirittura con il pretesto di non riuscire a prendersi cura di lui al punto da ricorrere ad una baby sitter. 'Si, lavoro ed ho una baby sitter, vi sembra un motivo valido per togliermi mio figlio? ''. Le viene tolta la patria potestà, ma il caso Bibbiano congela di fatto la pratica. Chi ha redatto la relazione che la giudica inidonea, è indagato. Oggi vede suo figlio con cui ha un rapporto bellissimo, nonostante l'allontanamento. E' in piazza con lei e le sta accanto, ma formalmente lei non è più sua madre.

Poi c'è Valeria, di Bibbiano, della quale abbiamo raccontato l'incredibile storia alcuni giori fa. Anche Carla ha rischiato di perdere il proprio figlio per poco. Con un provvedimento arrivato poco dopo l'improvvisa morte del marito, come nel caso di Valeria, in una condizione di fragilità e difficoltà: 'Ho chiesto aiuto ai servizi sociali perchè avevo difficoltà economiche. Mi hanno riconosciuto la retta dell'asilo e qualche spesa. Una tantum. Sufficiente per fare entrare in maniera massiva gli assistenti sociali nella mia vita e nella nostra vita, facendomi via via passare come inadeguata a crescere mio figlio. La denuncia e l'attivazione di un legale hanno permesso di frenare tutto'

'Affidatevi ad un legale, appena vedete o percepite qualcosa di strano' - spiega papà Fabio che insieme alla moglie racconta come è riuscito a riavere la figlia, dopo l'allontamento e al quale chiediamo, come abbiamo fatto con Valeria di Bibbiano, di dare un consiglio, se è possibile darlo, a chi ancora non ha vinto la sua battaglia

Ma i legali costano e allora tocca la testimonianza di Elisa Fangareggi, avvocato ed attivista della fondazione Time4life con sede a Modena che dopo avere raccontato anche dell'assenza, al corteo, di una sua assistita, sentitasi male a seguito dello stress seguito all'incontro con una assistente sociale che ha disposto l'allontanamento passato da temporaneo a pressoché definitivoo disposto agli inizi per consentirle di farle fare (da ragazza madre) i turni sul lavoro, mette a disposizione le competenze legali dell'associzione per fornire assistenza gratuita alle famiglie in difficoltà. 'Se conosciamo persone in difficoltà, cerchiamo di aiutarle, cerchiamo di fare comunità, aiutando ed aiutandoci, a volte basta poco, anche solo la disponibilità a tenere il figlio di genitori in difficoltà che devono recarci al lavoro, per salvare famiglie. Per prevenire ed impedire l'azione di ladri di bambini'





Nel video sottostante le testimonianze di un padre e di una madre e la loro odissea per riavere i figli. Tremenda la storia di Valeria. 'Io non sono più attaccabile da tempo perchè due anni fa dal Tribunale di Bologna mi è arrivato il non luogo a procedere e ho vinto contro il servizio Val d'Enza - afferma -. Il mio problema è che nel 2013 a Lesignana subii l'omicidio del mio compagno Lorenzo (vittima di un uomo con problemi che stava aiutando a fare un trasloco) con cui stavo sponsandomi. Un omicidio che mi provocò un aborto spontaneo e di qui una successiva attenzione speciale da parte dei servizi sociali verso mia figlia. Una telefonata del mio avvocato mi avvisò della possibilità che mi venisse tolta mia figlia. I carabinieri di Bibbiano mi stettero a fianco come fratelli e mi hanno aiutato a non perdere la fede nella giustizia. Oggi mia figlia ha 14 anni ed è salva. L'ingerenza nelle famiglie è un concetto politico molto presente in una regione come questa dove sono presenti servizi sociali potentissimi'.



Redazione La Pressa
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