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'Il punto nascite di Pavullo è pericoloso, ecco perché lo chiudiamo'

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Ieri sera, nella riunione della Conferenza territoriale sociale e sanitaria, i tecnici hanno illustrato ai sindaci dei comuni montani le motivazioni della chiusura. Ma il Presidente Muzzarelli rassicura: 'Servizi potenziati, parti sicuri e più investimenti. Perché sulla sicurezza non si scherza'


'Il punto nascite di Pavullo è pericoloso, ecco perché lo chiudiamo'

 'Gli specialisti sono concordi nel ritenere pericolosi i punti nascita sotto i 500 parti all’anno e Pavullo, che ne gestisce 142, su complessivi 288 parti di donne residenti nel distretto montano, è tra questi'.

Con la freddezza della matematica e dei numeri snocciolati e ripetuti, Paolo Accorsi, direttore di Ostetricia  e ginecologia dell’Ausl di Modena, ha confermato e motivato la chiusura del punto nascita dell'ospedale di Pavullo. E nel farlo non era da solo. Perché questi concetti, basati su numeri, sono stati ripresi, nel corso della riunione illustrativa della Conferenza Territoriale sanitaria presieduta dal Presidente Giancarlo Muzzarelli, anche da Claudio Zanacca, direttore di Pediatria degli ospedali di Sassuolo e Pavullo, e da Maria Cristina Galassi, direttore di Ostetricia degli stessi ospedali. Tutti uniti nel mettere in fila tutte le motivazioni tecniche (basate su numeri), atte a supportare la decisione 'politica' (anche se basata dati oggettivi), di chiudere il punto nascite di Pavullo e di trasferire tutti i parti delle donne residenti in appennino in pianura.

Per i tecnici un numero di parti limitato 'porta ad una perdita di esperienza e quindi di sicurezza'. Inoltre - hanno ribadito sempre i tecnici - 'l’aumento delle età delle neomamme e altri fattori sociali aumentano le fragilità imponendo un’assistenza sempre più qualificata che solo le grandi strutture posso garantire'.

Tradotto, il punto di Pavullo chiude perché i numeri (e non certo la posizione centrale e strategica per l'intera zona montana, con tutte le problematiche anche viarie che porta con sé) ne impongono la chiusura. Una sorta di pietra tombale non solo sul punto nascite, già cancellato sulla carta, ma anche alle speranze di chi vuole continuare a credere che con un'azione corale e di popolo le cose possano cambiare. Perché a questo punto questa ipotesi sembra sempre più lontana, anzi irraggiungibile. 

Soprattutto se le motivazioni tecniche prese a supporto della scelta di chiudere non trovano alcuna, o al massimo una blanda opposizione, da parte dei sindaci stessi della montagna (presenti oltre al sindaco di Pavullo, anche quelli di Serramazzoni, Polinago, Pievepelago, Fiumalbo, Sestola e Montecreto), che di fronte alle rassicurazioni portate in questi mesi, e confermate ieri sera dal Presidente Muzzarelli rispetto al piano degli investimenti ed alla riorganizzazione previsti per l'ospedale di Pavullo sul piano dell'assistenza alla nascita, non sono andati al la dal chiedere uniformità nella scelte a livello regionale e certezze sui finanziamenti previsti. Finanziamenti sui quali, tra l'altro, pesa ancora l'incognita sui tempi, ancora da definire di concerto con la Regione.

Ipotesi sempre più sfumata anche quella, ribadita dai sindaci, di ottenere che nel caso in cui in altre parti della regione, con situazioni analoghe in quella dell'ospedale di Pavullo, fosse concessa una deroga al mantenimento di un punto nascite, questa sia fatta valere che per Pavullo. Ipotesi alquanto improbabile a realizzarsi, visti i numeri e visti i precedenti in provincia di Modena (che negli anni hanno visto chiudere e mai più riaprire, basandosi sul presupposto di numeri insufficienti, i presidi territoriali di assistenza di base, da Castelfranco a Finale Emilia, solo per fare alcuni esempi).

 In pratica alle donne residenti in montagna (che siano a Fiumalbo o Pievepelago o Pavullo non fa differenza), viene tolta ogni possibilità di partorire vicino a casa. Anzi sarà d'obbligo partorire in pianura, in cambio di una promessa di una migliore assistenza pre e post parto e di investimenti sull'ospedale di Pavullo. Perché di questo si tratta. Provvedimenti che amministratori e tecnici si sono impegnati ad illustrare ai cittadini in un evento pubblico che sarà organizzato a Pavullo. A questo punto a cose fatte. Quando ogni contradditorio di merito non potrà avere alcun effetto. 

'Attenzione perché sulla sicurezza non si scherza' - ha affermato il Presidente della Conferenza Sanitaria Giancarlo Muzzarelli. 'Questo progetto migliora le prestazioni assicurando un percorso assistito che garantisce tutta la sicurezza necessaria, a differenza di quanto avviene ora. Come indica il decreto ministeriale e come sostengono i professionisti, un punto sotto i 500 parti all’anno non è sicuro e sulla sicurezza, appunto, non si scherza. Come richiesto dai sindaci faremo un incontro con la Regione sui tempi degli investimenti e sull’uniformità dell’applicazione dei criteri sui punti nascita a livello regionale'.

GLI INVESTIMENTI PREVISTI E PROMESSI: 5,7 MILIONI PER L'OSPEDALE

Nell’ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera del territorio provinciale, scaturita dal processo di fusione dei due ospedali di Modena, sono previsti (i tempi non sono ancora stati definiti), investimenti sull’ospedale di Pavullo pari a cinque milioni e 700 mila euro.

Il piano prevede, l'ampliamento e riqualificazione del pronto soccorso, dei parcheggi e delle sale operatorie, del 118, dell'elisoccorso, delle chirurgie generali, ortopedica e l'estensione della Tac, migliorando così l'offerta per tutto l'alto Frignano; in programma anche l’attivazione di un’auto medica h24.

Le risorse serviranno anche a potenziare il percorso nascita territoriale in vista della cessazione dell’attività di parto e a investire sul personale: arriveranno in più un medico radiologo, un anestesista, un ortopedico, 10 infermieri e un operatore sociosanitario.

 

 



Redazione La Pressa
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