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I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna hanno sequestrato, tra le province di Modena e Bologna, un ingente patrimonio immobiliare, societario e finanziario, del valore di oltre un milione e quattrocento mila euro, riconducibile a un imprenditore edile di origine campana (D.G.), da tempo residente nel modenese, ritenuto «vicino a pregiudicati e ad esponenti contigui alla criminalità organizzata campana e calabrese».
Sono stati sequestrati, tra Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro e Crevalcore, una villa, 5 appartamenti, 7 autorimesse, un fabbricato industriale, 3 partecipazioni sociali, rapporti bancari, tutti riconducibili all'uomo, per un valore di oltre 1.400.000 euro.
Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Modena ed eseguito dal G.
I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Bologna, costituisce l’epilogo di complesse indagini di polizia economico-finanziaria, condotte ai sensi del “Codice Antimafia” su delega della Procura della Repubblica di Modena, nella persona del Sostituto Procuratore Claudia Ferretti.
Indagini che hanno permesso di disporre, a carico dell'imprenditore edile, il sequestro di una serie di cespiti «il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dallo stesso e dal suo nucleo familiare».
Le indagini eseguite avrebbero consentito di valorizzare evidenze investigative acquisite in precedenza dalle fiamme gialle bolognesi, «in ordine alla abituale dedizione del prevenuto alla commissione di condotte illecite e, quindi, alla sua manifesta pericolosità sociale».
In particolare, l'uomo, «la cui attività imprenditoriale, fin dagli anni ‘90, si è caratterizzata per l'elusione della normativa tributaria», è apparso - precisa il Giudice della Prevenzione nel provvedimento di oggi - «proclìve dal 1994 alla commissione di attività delittuose nel settore economico-finanziario, con particolare riferimento a evasioni fiscali e fatturazioni per operazioni in esistenti», ed è stato, pertanto, giudicato «attualmente socialmente pericoloso».
Questo, viene sottolineato nella nota delle Fiamme Gialle, «sia per aver commesso reiterati e sistematici delitti in ambito economico-finanziario, sia per la sua vicinanza a clan camorristici (“Moccia”, “Schiavone” e “Casalesi”) e a cosche della 'Ndrangheta (“Piromalli” e “Fortugno”)».
Tra le società colpite dall’ordinanza anche una S.r.l. già destinataria, nel mese di marzo del 2015, di un provvedimento di rigetto della domanda d’iscrizione nelle cosiddette “white list” emesso dalla Prefettura di Modena, proprio per la presenza di situazioni relative a tentativi di infiltrazione mafiosa.