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Mobilità e tecnologia, gli investimenti indispensabili per la Montagna

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E’ notizia di questi giorni che la Regione Emilia Romagna abbia stanziato un fondo perduto di dieci milioni per incentivare il ripopolamento delle aree montane


Mobilità e tecnologia, gli investimenti indispensabili per la Montagna

Per l’Appennino si prospettano giorni di cambiamenti che, in breve tempo potrebbero portare a benefici per il territorio. E’ notizia di questi giorni infatti, che la Regione Emilia Romagna abbia stanziato un fondo perduto di dieci milioni di euro per incentivare il ripopolamento delle aree montane. Contributi fino a 30.000 euro per singoli o coppie che vogliano acquistare o ristrutturare una casa, senza però fare consumo di suolo. Un doppio incentivo perché così facendo oltre a favorire il ripopolamento, si favoriscono le imprese del comparto edilizio che in Appennino è particolarmente stagnante e per il quale, attraverso questo intervento, si stima la possibilità che possano nascere oltre 500 cantieri.

A questo provvedimento se ne aggiungeranno altri da parte della Regione attraverso fondi europei, regionali e statali; oltre al fatto che c’è grande attesa per il credito d’imposta del 110% annunciato dal governo sempre per lavori di interventi e ristrutturazione per le abitazioni.

Gli stessi sindaci dell’alto Frignano hanno applaudito al provvedimento, soprattutto dopo che una stagione invernale disastrosa ha avuto una ricaduta tremenda in termini di prospettive a breve termine sui territori. E se da un lato il ritorno per quest’anno al turismo di prossimità potrebbe diventare un’inaspettata risorsa, l’apertura di uno spiraglio attraverso l’edilizia lo sarà senz’altro.

Tuttavia non basta il fondo perduto per incentivare l’abitabilità della montagna, così come la misura del taglio dell’Irap alle imprese appenniniche non è sufficiente per la tenuta del tessuto economico.

Occorrono infatti misure strutturali di lungo periodo: che senso ha incentivare l’acquisto di una casa in montagna se poi persistono problemi infrastrutturali, lavorativi e di mobilità? Se ad esempio un cittadino del Frignano prende casa a Fiumalbo ma lavora a Pavullo, questa persona si ritroverà con un handicap in termini di mobilità poiché il tragitto, in termini di percorrenza richiede 45 minuti. Questa persona riterrà più logico abitare a Pavullo o a Fiumalbo? Il rischio è che il ripopolamento possa riguardare principalmente le aree che abbiano qualcosa da offrire in termini di occupazione, ragion per cui è necessario pensare a misure complementari per favorire la creazione di posti di lavoro in maniera capillare. Da un lato si potrebbe, rinnovare il comparto turistico in maniera da renderlo fruibile non solo nei mesi invernali ed estivi, ma con l’ottimizzazione delle stagioni così dette “morte”. Inoltre, dato che in questo periodo sì è a lungo parlato di smart working, sarebbe il caso di potenziare le infrastrutture tecnologiche, di modo che anche in montagna ci sia la possibilità di connettersi alla stessa maniera delle grandi aree urbane.

Recentemente infatti, più di un’associazione di categoria ha sottolineato il fatto che le infrastrutture tecnologiche sono un tallone d’Achille per chi fa impresa. Le connessioni lente fanno perdere fette importanti di mercato.

Ultimo ma non ultimo, occorre, se si vuole ripopolare la montagna, ripensare la mobilità. Si fa un gran parlare della mobilità sostenibile, ma lo vediamo oggi, già con la fase due del Covid-19, che i trasporti pubblici extra urbani hanno, oltre che ridotto la capienza dei pullman, stabilito le corse come se si fosse in periodo di vacanza scolastica. L’effetto di una misura simile è quello di aumentare il traffico automobilistico e mettere in difficoltà coloro che, per un motivo o per l’altro non sono automuniti. Il trasporto pubblico, anche in montagna, è da ripensare, ma in un ottica di ripopolamento occorre sviluppare un sistema che favorisca strade sicure e ammodernate e mezzi pubblici veloci, a basso impatto ambientale e frequenti.

Solo così avverrà un vero ripopolamento delle aree montane. Ma il punto di partenza, quello di incentivare l’abitativo, è un buon segnale.

Stefano Bonacorsi



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Stefano Bonacorsi
Stefano Bonacorsi

Modenese nel senso di montanaro, laureato in giurisprudenza, imprenditore artigiano, corrispondente, blogger e, più raramente, performer. Di fede cristiana, mi piace dire che sono ..   Continua >>


 

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