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No a nuova cava a San Cesario, Comitato si appella a curatore fallimentare

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'Il Comitato e i cittadini dell’Altolà non accetteranno mai la realizzazione del frantoio nelle cave di via Martiri Artioli'


No a nuova cava a San Cesario, Comitato si appella a curatore fallimentare
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Secondo quanto riferito dal sindaco di San Cesario, la procedura di liquidazione giudiziale a carico della ditta “Granulati Donnini” sta volgendo al termine, così il Comitato Altolà Cave a nome dei cittadini di Altolà ha inviato, la scorsa settimana, una lettera al curatore fallimentare e al giudice 'con l’intento di far comprendere il forte malcontento diffuso, la preoccupazione dei cittadini, degli agricoltori, a fronte di un futuro che potrebbe divenire davvero problematico per la nostra frazione'. 
'Il nostro - continua il comitato - vuole essere un forte richiamo per il destino stesso del nostro territorio e di chi deciderà di costruirvi un mega frantoio'. 

'Il Comitato “Altolà Cave” è nato esattamente due anni fa e ne fanno parte cittadini che vivono nella frazione di Altolà vicino a cave e frantoi.

Tale convivenza forzata ha determinato negli anni non pochi disagi per tutti noi: traffico continuo di camion di ghiaia, polveri, rumore, strade spesso infangate e pericolose - afferma il Comitato nella lettera -. Con la realizzazione del nuovo frantoio tutto questo peggiorerà, non solo per noi ma anche per chi dovrà lavorarvi. I mezzi provenienti dal frantoio dovranno immettersi su via Martiri Artioli che, ad oggi, è già una delle strade più pericolose e trafficate della Provincia. Parecchie volte il Comitato ha dovuto ricorrere all’intervento della Polizia Locale per risolvere problemi di sicurezza stradale determinati dal continuo traffico di camion provenienti dalle cave di Altolà e, ad oggi, non osiamo pensare quali conseguenze possa portare l’installazione del nuovo frantoio'.

'Ci eravamo illusi che il fallimento della 'Granulati Donnini' avrebbe stralciato, una volta per tutte, i progetti per il mega-impianto previsto ad Altolà.

Il permesso di costruire risale al lontano 2015 e dopo proroghe su proroghe, concesse dal Comune con tanta facilità e motivazioni difficili da sostenere, il termine previsto per la messa in funzione dell'impianto è slittato al 30 giugno 2025. Riteniamo che oggi, dopo ben 8 anni dal rilascio dell'autorizzazione per la costruzione del frantoio e dell'annesso impianto di betonaggio, le esigenze e le necessità del nostro territorio siano cambiate. Abbiamo deciso di scrivervi questa lettera per manifestare tutto il nostro malcontento e sconforto perché conosciamo benissimo il pesante impatto che un impianto del genere avrà sulla nostra frazione, sull'aria che respiriamo, sull'acqua che beviamo. L’area in cui andrebbe a collocarsi il frantoio è classificata come “area di ricarica indiretta della falda” - continua il Comitato -. Il Comitato, con il sostegno incondizionato dei cittadini di Altolà continuerà a battersi per tutelare la nostra acqua, risorsa preziosa e limitata e per salvaguardare un territorio da troppi anni martoriato dalle escavazioni di ghiaia. Il nostro vuole essere un forte appello, una richiesta di ascolto, in rappresentanza dei cittadini, degli agricoltori e per il destino stesso del nostro territorio. Il Comitato e i cittadini dell’Altolà non accetteranno mai la realizzazione del frantoio nelle cave di via Martiri Artioli e per questo siamo decisi a perseguire tutte le strade possibili, dalle petizioni, alle manifestazioni, alle vie legali. Siamo d’accordo col nostro sindaco quando dichiara che il nuovo mega frantoio previsto nelle cave di Altolà è un’opera ormai superata che va fermata. Pensiero, più volte ribadito al nostro Comitato'.

Redazione Pressa
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