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Piscina Pavullo, una gestione miope

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L'Unione del Frignano non lo è negli intenti, si fa un gran parlare di fare sistema... ma ognuno fa il suo


Piscina Pavullo, una gestione miope

Tanto tuonò che piovve, al punto che la piscina di Pavullo si riempì nuovamente. La notizia è rimbalzata nelle edicole appenniniche nella giornata di venerdì, ufficializzando che la struttura riaprirà in versione restaurata. Ora, tralasceremo per comodità tutte le vicissitudini che sono rimbalzate dalla giunta Canovi alla giunta Biolchini, passando per l’ultimo polemico consiglio comunale del capoluogo frignanese. Ci soffermeremo semmai su un aspetto curioso che va oltre il colore politico e il capire se sia meglio ristrutturare o rifondare da capo una piscina: ci soffermeremo sul fine che giustifica l’investimento per un impianto sportivo di tal fatta.

Occorre innanzi tutto dire che, storicamente, in Appennino le piscine sono state costruite con uno scopo prettamente turistico, non a caso, eccettuati i casi di Pavullo e Sestola, sono tutte piscine all’aperto, più o meno nate alla fine degli anni settanta e poco aggiornate sia come strutture che come servizi.


Da non sottovalutare che, se la stagione mette male, le strutture hanno solamente costi e scarsi guadagni.

Pavullo e Sestola dunque hanno le strutture al coperto, la prima è chiusa dal 2011 per sopravvenuta inadeguatezza, la seconda è storicamente sottoutilizzata tanto che, nel 2012 ne fu sollecitato l’utilizzo invernale con una raccolta firme. Si passò così, dall’apertura natalizia, di sole due settimane, ad una apertura più o meno coincidente con quella degli impianti di risalita, con orario serale (fino alle 21) per tre giorni a settimana. In sostanza, nel Frignano manca una struttura per chi voglia dedicarsi al nuoto, e non è detto che la piscina che verrà (e che non sarà pronta prima del 2018 dato che i lavori dovrebbero cominciare in autunno) risponda coerentemente a questi criteri. Sì perché in Appennino ci si deve ancora scrollare di dosso l’idea che le strutture sportive abbiano solo una finalità ricreativa e turistica.

Tagliando corto, sarebbe interessante se il progetto della piscina che verrà, al di là di essere una mera ristrutturazione, fosse un progetto dal respiro “frignanese”: Pavullo conta oltre 17.000 abitanti, l’Unione dei comuni del Frignano supera i 40.000; anche se tra gli abitanti dei dieci comuni che la compongono non ci fosse il futuro Gregorio Paltrinieri, perché negare la possibilità che questo possa verificarsi?

Dato che il Csi Modena è l’ente capofila nella cordata che ha vinto il bando di costruzione (ora ristrutturazione) e gestione c’è da augurarsi che si possa sviluppare un filone agonistico nella piscina che verrà, ma più in generale perché non pensare a una struttura che possa essere un generatore di profitti? Perché non pensare ad una visione di insieme, frignanese appunto, dove alto e basso Frignano si spartiscono equamente le realtà agonistiche e non creando da un lato un servizio ma soprattutto un’opportunità? L’aspetto turistico sarebbe, di conseguenza, un’appendice nella finalità degli impianti, ma per lo meno si cercherebbe di levarsi dall’imbarazzo di avere strutture che sono solo pesanti voci nel bilancio comunale. Oltre al fatto che potrebbe essere interessante vedere in ritiro squadre di nuoto e non solo le solite squadre di calcio.

Se la direzione fosse questa ben venga, ma abbiamo di che dubitarne: in primis perché se ci fosse stata l’intenzione di fare una piscina non solo ricreativa ma vera e propria struttura sportiva, i lavori sarebbero iniziati prima della chiusura, sarebbero già terminati e al posto della vecchia piscina ci sarebbe altro, dunque ci sarebbe stata una soluzione di continuità. In secondo luogo perché, con la chiusura temporanea di Pavullo, l’altra struttura coperta cioè Sestola, non ne ha approfittato. Ha campato poco più che di rendita, offrendo un servizio scarso, quando avrebbe potuto sfruttare un potenziale enorme, per un enorme bacino di utenza.

E’ evidente che l’Unione del Frignano non lo è negli intenti, si fa un gran parlare di “fare sistema” ma ognuno fa il suo. E la gestione delle piscine ne è un triste emblema…

Stefano Bonacorsi



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Stefano Bonacorsi
Stefano Bonacorsi

Modenese nel senso di montanaro, laureato in giurisprudenza, imprenditore artigiano, corrispondente, blogger e, più raramente, performer. Di fede cristiana, mi piace dire che sono ..   Continua >>


 


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