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Punti nascita montani: un modello per riaprirli, proposta a Speranza

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Lo studio di fattibilità creato per il punto Alto Reno Terme nel bolognese possibile anche per Pavullo. Con parti limitati a quelli fisiologici e basso rischio


Punti nascita montani: un modello per riaprirli, proposta a Speranza
Un assetto in grado di garantire l’assistenza alla gravidanza e al parto a basso rischio, in rete con le altre strutture aziendali/metropolitane. Un assetto capace di assicurare continuità in tutte le fasi del percorso: dalla presa in carico della donna alla gravidanza e al puerperio, con valutazione dei fattori di rischio.

È questa, in estrema sintesi, l’idea alla base dell’analisi tecnico-organizzativa elaborata dall’Azienda Usl di Bologna per l’ipotesi di riapertura del Punto nascita Alto Reno Terme,con una stima complessiva dei costi (tra personale e interventi strutturali) che sfiora i 4,5 milioni di euro. Un modello che per la Regione potrebbe fungere da base per la riapertura degli altri punti nascita come quello di Pavullo chiuso nel 2017. In una chiusura decisa da Ministero (allora guidato dal Ministro Lorenzin) e Regione Emilia-Romagna (nel primo mandato del Presidente Bonaccini).

Poi ci fu la campagna elettorale. Bonaccini ammise di volere rivedere quelle chiusure e lo stesso Speranza da Modena rilancio il percorso amministrativo e tecnico per arrivare ad una riapertura. Oggi l'annuncio, dalla Regione, di una proposta inviata al ministro Speranza (lo stesso di allora), per potere garantire la riapertura dei centri chiusi nella garanzia delle condizioni di sicurezza che erano ufficialmente venute meno anche per il basso numero di parti di alcuni centri

L'Analisi presentata ufficialmente questa mattina, in Comune a Porretta Terme, dal direttore generale dell’Azienda Usl di Bologna, Paolo Bordon, all’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, alla presenza del sindaco, Giuseppe Nanni, e del direttore del Distretto dell’Appennino Bolognese, Sandra Mondini.

“Uno studio di fattibilità che ci consentirà di chiedere la deroga al ministero della Salute per la riapertura, nella massima sicurezza e adeguatezza strutturale e professionale, di questo Punto nascita- ha commentato Donini-. Punto nascita che garantirà un’assistenza alla gravidanza qualificata, operando in rete con le altre strutture dell’Azienda e della Città metropolitana. Lo stesso iter lo seguiremo anche per gli altri Punti nascita montani che vogliamo riaprire: Borgotaro, nel parmense, Castelnovo ne’ Monti, nel reggiano, e Pavullo, nel modenese”.

Lo studio per Alto Reno Terme, ha spiegato Donini, è stato già consegnato lunedì al ministro Speranza nel corso della sua visita all’hub vaccinale di Silla di Gaggio Montano; ora verrà trasmesso alle strutture tecniche del ministero. “Attenderemo quindi le loro valutazioni- ha concluso l’assessore-; da parte nostra abbiamo onorato l’impegno assunto con questo territorio”.

L’ipotesi di attività del nuovo Punto nascita Alto Reno Terme

La proposta è di orientare l’offerta all’assistenza al travaglio a basso rischio, ovvero a gravidanze fisiologiche con insorgenza spontanea di travaglio dalla 37esima settimana alla 41esima più 4 giorni.

In quest’ottica, l’attività del nuovo Punto nascita Alto Reno Terme, così come accade già per altri Punti nascita dell’Azienda Usl, prevederebbe un ambulatorio di presa in carico della gravidanza a termine; l’assistenza 24 ore su 24 al travaglio-parto, con l’attivazione di un’ulteriore reperibilità ostetrico-ginecologica per 18 ore (14-20/20-8), al fine di garantire le necessarie competenze per affrontare le urgenze ostetriche (taglio cesareo, emorragia post partum, lacerazioni complesse); l’assistenza al puerperio.

L’attività di Alto Reno Terme verrebbe così funzionalmente collegata al consultorio familiare per l’assistenza alla gravidanza e puerperio e all’Ospedale Maggiore, per la presa in carico delle pazienti con gravidanze a rischio e indicazione all’induzione del parto o al taglio cesareo elettivo. Il modello organizzativo ripropone dunque quello già in essere presso il medesimo ospedale nel febbraio 2014, in grado di garantire l’assistenza alla gravidanza e al parto a basso rischio, in rete con le altre strutture aziendali/metropolitane. Un assetto capace di assicurare continuità dell’assistenza in tutte le fasi: dalla presa in carico alla gravidanza e al puerperio, con una valutazione dinamica dei fattori di rischio prima e durante il parto. Per garantire il mantenimento delle competenze dei professionisti coinvolti si prevede, peraltro, l’adozione di un modello organizzativo tale da consentire la rotazione di tutto il personale tra Ospedale Maggiore (HUB) e Ospedale di Alto Reno Terme.

Interventi necessari e costi: personale e struttura

Per quanto riguarda il fabbisogno complessivo di risorse professionali, si stima un investimento necessario di 2.417.000 euro per garantire la presenza complessiva di 46 professionisti sanitari, tra figure mediche e assistenziali.

A ciò si affianca la parte di intervento strutturale. Infatti, per riattivare il Punto nascita - presso il terzo piano dell’Ospedale di Alto Reno Terme - è necessario procedere alla riorganizzazione dell’intera ala C del presidio, in modo da ottenere gli spazi e gli ambienti previsti dalla normativa attuale in merito all’autorizzazione e all’accreditamento. Il piano originariamente ospitava, per una porzione, un reparto di ostetricia dismesso alcuni anni fa ma con ancora i locali attrezzati con l’impiantistica originaria; attualmente il piano in questione è occupato da una serie di servizi (trasfusionale, presidio ambulatoriale di medicina fisica e riabilitazione, due locali annessi all’attività di diagnostica terapeutica) che andranno trasferiti.

Articolazione del nuovo Punto nascita

Il nuovo Punto nascita dovrà avere un’area parto (con2 sale travaglio e parto, di cui una predisposta per il parto in acqua; 1 sala operatoria di emergenza con locale di preparazione; 1 isola neonatale; più locali di supporto) e un’area di degenza di ostetricia (2 camere di degenza; locali/spazi di supporto, per soggiorno, medicazione, lavoro medici/infermieri, allattamento). Gli spazi del punto nascita saranno completati con le attrezzature sanitarie e gli arredi. Complessivamente l’area dedicata al punto nascita sarà di circa 600 metri quadrati lordi.
Tra interventi di ristrutturazione (leggera, media e pesante), arredi e apparecchiature sanitarie, si prevede un costo di 2.082.000 euro.
La stima totale dei costi, dunque, tra personale e interventi, è di 4.499.000 euro.
La tempistica prevista per la riapertura, nell’ipotesi in cui il ministero deroghi, è fra i 18 e i 24 mesi.



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