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'Emilia Romagna, i pazienti oncologici non meritano questa burocrazia'

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Nella lettera a Bonaccini si sottolineano difficoltà burocratiche con le quali devono fare i conti i pazienti oncologici domiciliati ma non residenti in Regione


'Emilia Romagna, i pazienti oncologici non meritano questa burocrazia'

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta che un nostro lettore, Francesco Marzano, ha voluto indirizzare al presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Una lettera nella quale si sottolineano le difficoltà burocratiche con le quali devono fare i conti i pazienti oncologici domiciliati ma non residenti in Regione, in questo caso la mamma del nostro lettore.

Salve Presidente,
sono il figlio di una paziente oncologica che versa in una situazione clinica molto grave. Nessuna speranza di vita ma solo la possibilità di lenire il dolore per i giorni che le restano, questa è l’amara diagnosi fatta dal Padiglione di Oncologia dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna.

Nonostante la dura realtà, mi sono trovato a poter constatare l’eccellenza della sanità emiliana, impeccabile in tutto, dalla professionalità specialistica di tutto il personale medico ed infermieristico fino alla premura utilizzata verso i pazienti, anche attraverso l’uso di modi, maniere e parole più che gentili.
Insomma, persone che fanno trasparire l’amore per la professione svolta. Purtroppo, ciò che stona fortemente in questa terribile situazione è il trambusto che una paziente oncologica è costretta a subire per via di meri “cavilli burocratici”.

Infatti, qualche giorno fa, al momento di organizzare l’assistenza sanitaria domiciliare, ovvero il trasporto della paziente agli ambulatori per la chemioterapia, una gentile operatrice dell’Asl territorialmente competente mi ha comunicato telefonicamente che non le era possibile organizzare il veicolo attrezzato per il trasporto dei pazienti con difficoltà a deambulare. La motivazione dipendeva dal fatto che la paziente, seppur domiciliata a Bologna, seppur ha il medico di base a Bologna, seppur non in grado di deambulare, seppur iscritta al Fascicolo Sanitario E.R., ha ancora la residenza in una città di altra Regione.
Ecco, credo fermamente che in nessuna Regione d’Italia la “discriminazione” tra pazienti oncologici residenti e non residenti sia accettabile e, soprattutto, credo che non sia degna di un Paese Economicamente Avanzato come il nostro; meno che mai può essere accettabile in una Regione come l’Emilia-Romagna che, senza timore di essere smentito, si è sempre dimostrata inclusiva e vicina ai bisogni della cittadinanza.

Esimio Presidente, è davvero necessario gravare delle incombenze burocratiche per cambiare la residenza un essere umano in fin di vita, soprattutto per poter essere trasportato fino all’ospedale? Poiché molte persone anziane, molti pazienti oncologici, molte persone con difficoltà a deambulare, domiciliate in Emilia-Romagna ma non residenti, non hanno la possibilità di appoggiarsi a familiari o ad altre persone care, spero vivamente che la mia segnalazione possa far riflettere e, soprattutto, spero che per il futuro possa far cambiare qualche scelta della politica assistenziale regionale.
Ossequiosi saluti.
Francesco Marzano



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