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I gas di scarico davanti a scuola e i dati inquinamento in provincia

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Una grande fetta di padri e madri non se la sente di mettere l’auto a 50 metri da scuola, spendendo quei 3 minuti per liberare l'aria dal tanfo


I gas di scarico davanti a scuola e i dati inquinamento in provincia
Non passa giorno che i dati delle centraline che rilevano il tasso di inquinamento non ci ricordino di viver e in una sorta di camera a gas, unica in Italia, con livelli di polveri sottili in continuo sforamento. Giorno non passa che i numeri dei pediatri e delle strutture sanitarie non ci avvertano sull’allarmante crescita dell’incidenza dei tumori nella popolazione, specie quella infantile. Insomma, quei figli che ogni mattina portiamo a scuola. (‘A Modena i bambini e i ragazzi si ammalano di tumore oltre il 40% in più della media mondiale.’).
Questa sovraquantità di informazioni evidentemente sfugge ad una gran parte di genitori i quali, pur passando ore incollati allo schermo del tablet, probabilmente è assorbita da ben altre questioni. Sormonta il cancello della scuola di mia figlia, ogni mattina, una cappa nera ed irrespirabile, alimentata generosamante da almeno sei o sette automobili ferme a motore acceso, nonchè da un lunga processione di fumanti utilitarie in lento corteo. Questa coltre aleggia a ricordarci che questi dati sono forse sottostimati. Il filtro intercambiabile della mascherina che le faccio indossare a dopo un mese circa è talmente nero da dovere necessitare il cambio.
 
La media è quella di almeno 20, 30 automobili che transitano incolonnate a velocità rallentata davanti alla scuola, in mortifera processione con tempo di percorrenza stimato sui 3, 4 km orari (10 minuti per 20 metri) in un corteo di gas di scarico rappreso in circa duecento metri.
Arrivo, deposito bambino, chiusura portiera, e di nuovo via. Il tutto a motore quasi sempre acceso
L’orario d’ingresso è quello delle otto e mezza.
Tutti lo sanno da sempre. Come tutti sanno che a breve distanza dall’ingresso principale, ci sono due ampissimi e comodi (e gratuiti) parcheggi per auto. L’uno distante 1 minuto di passeggio, l’altro interno ad un cortile adiacente, di proprietà della chiesa, adiacente l’ingresso. Anch'esso gratuito. A 5 passi dal cencello in tutto.
 
Logica vorrebbe che la stragrande maggioranza dei genitori ne usufruisse, fatto salvo chi è portatore di disabilità e deve gioco forza fermarsi davanti al cancello. E invece no.
Una grande fetta di padri e madri non se la sente di mettere l’auto a 50 metri da scuola, spendendo quei 3 minuti per liberare l'aria dal tanfo, preferendo evitando quel lungo e tortuoso tragitto. Credo sia per il timore dei rigori di questo tremendo inverno, che stamane faceva segnare 12 gradi. O per l’attraversamento dei cerbiatti, spesso visti nei pressi dell’istituto. O per la paura di un attacco a sorpresa dell’Isis, notoriamente alloggiato in questa zona con armi e munizioni.
Molti, davvero molti, si immettono pazientemente in fila, come da raccordo anulare o da spesa all’iper, aspettando a volte sei o sette minuti in fila (distanti spesso 10 metri dall’ingresso, dunque una distanza ragguardevole), pur di non scendere e fare quei passi fatali.
Altri invece adottano una soluzione peggiore. Arrivano solitamente dieci minuti prima dell’apertura, se ne stanno col pargolo ben chiusi dentro al loro diesel (per i suddetti motivi di sicurezza) , col motore acceso sino a che la campanella non squilla.
 
In questa gara a chi scarica piu’ gas nei polmoni dei ragazzi, la palma d’oro va a chi arriva per tempo, lascia l’auto davanti al bar per fare lauta colazione. A 3 minuti dalla campanella che apre la giornata, lasciano il cappuccino e salgono precipitosamente sull’auto (che dista 30 metri dal cancello) con ancora le briciole della pasterelle sul maglione. Si immettono in strada spericolatamente, infrangendo la fila davanti al semaforo, arrivano sgommando a circa dieci centimetri dal cancello, lanciano il figlio fuori, ovviamente a motore accesso, e tornano, in auto, davanti al bar, ad addentare la brioche e lasciata sul bancone.
 
Sono certo che nella maggioranza dei casi si tratta di genitori che hanno accesso a tuti i canali informativi che questo tempo offre. Sono certo che passano ore ed ore a leggere le etichette dei cibi comprati ai pargoli, attenti a scorgere l’olio di palma o altri elementi nocivi. Sono altrettanto certo che molti di questi sono soliti sfilare nelle giornate dedicate al clima, all’ambiente, alla pulizia dei fiumi, al'puliamo la città', con guanti verdi e berrettino d'ordinanza con seflie collettivo finale. Purché ci siano fotografi pronti ad immortalarli. E il tutto sia rigorosamante plastic-free.
Sono certo che essi sono ferrati in qualsiasi argomento che riguardi il clima, il tempo, il riscaldamento globale, e che usino questo argomento come strumento di discussione nelle loro interminabili colazioni.
 
Sono certo che molti di questi frequentano palestre, corsi di aerobica o quant’altro serva a tenere il corpo in forma. Ma chiedere loro di percorrere quei benedetti 50 metri a piedi, lasciando l’auto nel parcheggio, significherebbe metterli in dura crisi esistenziale. Incapaci di responsabilizzarsi, di fare quel minimo sacrificio utile a tenere i polmoni dei figli liberi dalle polveri che diventeranno, nel tempo, percentualmente assai pericolose.
 
E’ inutile cercare di palare con costoro, spiegare l’evidenza.
Chiedere di spegnere quel dannato motore, di lasciare il cappuccino un minuto prima.
 
Sono certo che alla prima raccolta firme per la pulizia della città, del fiume, della fogna, della mattonella, alla prima giornata di sensibilizzazzione sui tumori infantili, saranno tutti in prima fila, laddove tablet, giornali, videocamere, li possano immortalare sorridenti nel loro mostrare quel ipocrita animo ecologista di facciata che non hanno mai posseduto. Preoccupati per la sorte di quei figli che contribuiscono a gassare.
 
Maurizio Montanari


Redazione La Pressa
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