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'Mai più la guerra': l'appello di Papa Giovanni Paolo II risuona oggi

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L'Italia è ancora in tempo a sganciarsi da politiche volte esclusivamente ad armare l'Ucraina


'Mai più la guerra': l'appello di Papa Giovanni Paolo II risuona oggi
Gentile direttore, dopo aver letto il suo recente editoriale, ho ritenuto opportuno scriverle alcune mie riflessioni sulla base del discorso che fece Giovanni Paolo ll all'Angelus del 16 marzo 2003 alla vigilia dell'attacco occidentale all'Iraq.
Le parole del Papa (qui) sono quanto mai attuali.

'I responsabili politici di Baghdad hanno l'urgente dovere di collaborare pienamente con la comunità internazionale, per eliminare ogni motivo d'intervento armato. A loro è rivolto il mio pressante appello: le sorti dei loro concittadini abbiano sempre la priorità. Ma vorrei pure ricordare ai Paesi membri delle Nazioni Unite, ed in particolare a quelli che compongono il Consiglio di Sicurezza, che l’uso della forza rappresenta l'ultimo ricorso, dopo aver esaurito ogni altra soluzione pacifica, secondo i ben noti principi della stessa Carta dell’Onu.

Ecco perché - di fronte alle tremende conseguenze che un'operazione militare internazionale avrebbe per le popolazioni dell’Iraq e per l'equilibrio dell’intera regione del Medio Oriente, già tanto provata, nonché per gli estremismi che potrebbero derivarne - dico a tutti: c’è ancora tempo per negoziare; c'è ancora spazio per la pace; non è mai troppo tardi per comprendersi e per continuare a trattare. Riflettere sui propri doveri, impegnarsi in fattivi negoziati non significa umiliarsi, ma lavorare con responsabilità per la pace
'.

E ancora: 'Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: 'Mai più la guerra!', come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo.

Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità. E quindi preghiera e penitenza'.

Molti cittadini italiani, anche molti di quelli che hanno votato Fratelli d'Italia, rivendicano la sovranità  scritta nella nostra carta d'identità di Paese pacifista.
Giovanni Paolo ll, prima di pronunciare il discorso del 16 marzo aveva incontrato personalmente molti capi di Stato e inviato suoi ambasciatori a Washington e Baghdad.
Aveva anche pregato ad Assisi, con i rappresentanti di altre religioni per la Pace.
Anche l'Italia è ancora in tempo a sganciarsi da politiche volte esclusivamente ad armare l'Ucraina. Per rispondere alle domande poste nel suo editoriale penso che molti italiani sanno che esiste un modo più corretto per interpretare la posizione Atlantica della loro Patria.
Gli italiani sono anche certi che continuare a insistere su elementi morali invece di proporre un dialogo serio e vero, anche basato sul compromesso è l'unico modo per sperare la fine della guerra. La Speranza è concreta, anche perché il nuovo Presidente del Consiglio ha molto cara la figura di Giovanni Paolo ll.
Complimenti a lei direttore per le posizioni che io condivido in pieno su come l'Italia dovrebbe comportarsi  per scongiurare un conflitto nucleare.
Lettera firmata


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