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Mia figlia senza Green pass ed emarginata: ora chiede perché

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Mi ha portato un post-it giallo e mi ha chiesto di indicare le sigle dei partiti ora al Governo, responsabili di questi assurde misure


Mia figlia senza Green pass ed emarginata: ora chiede perché
Sul tema delle discriminazioni legate al Green Pass, pubblichiamo una nuova testimonianza di una mamma modenese giunta alla redazione de La Pressa. Ancora una volta, trattandosi di una ragazza minore, preferiamo non pubblicare il nome della autrice della lettera.

Innanzitutto un grazie alla redazione per questa opportunità di condividere emozioni e sensazioni, per non sentirsi soli nel baratro della realtà distopica e surreale che stiamo vivendo.
Condivido con voi la mia duplice esperienza, una a titolo individuale e l’altra come genitore di Valeria, una ragazza di sedici anni.

Ho fatto più o meno serenamente le prime due dosi di vaccino, poi, un po’ per i ritmi altalenanti del mio cuore, indispettita dai vili ricatti governativi e per non correre rischi di un sovradosaggio di un farmaco sperimentale, ho deciso di disdire l’appuntamento per la terza dose.

Tutto questo ha creato una grossa crisi di identità, se da una parte sono tra i buoni, reclamata dalla propaganda di regime, nel girone dei virtuosi, ovvero di quel 90 per cento che ha aderito con coscienza e generosità alla campagna vaccinale, dall’ altra, essendo trascorsi più di 120 giorni, dalla seconda dose del siero magico, mi trovo catapultata nel girone infernale dei morti viventi, i sorci infami egoisti, causa di tutti i mali della collettività. Ma se con un supporto psicologico, forse un domani riuscirò a risolvere i miei problemi di identità, è l’altra versione di me che proprio non lascia spazio a dubbi: sono un cattivo genitore, colpevole, per dirla come il consigliere del Pd Vittorio Reggiani, di scelte scellerate nei confronti di mia figlia Valeria.

Di fronte alla possibilità, libera e lecita, di valutare i benefici ed i rischi di un vaccino sperimentale su mia figlia, io nell’esercizio delle facoltà connaturate al mio ruolo di genitore, ho valutato che per Valeria la soluzione più giusta fosse quella di non vaccinarla. Valeria è un soggetto allergico con il cuore ballerino, la mia scelta è stata calibrata e coscienziosa, ho verificato infatti il numero di casi di covid con esiti fatali o comunque gravi, nei soggetti della sua età, e alla fine, il rischio di non vaccinarla mi è sembrato accettabile rispetto alle conseguenze incerte di un farmaco sperimentale in un soggetto così giovane. Certo fino al 6 dicembre, Valeria sottoponendosi a tamponi in occasione di eventi sociali, è riuscita ad avere una sua vita sociale ed io ero serena per i continui monitoraggi al suo stato di salute.

Ma ad un certo punto qualcosa è cambiato, Valeria è diventata uno zombi, non poteva più prendere l’autobus (con l’abbonamento regolarmente pagato), non c’era tampone negativo che valesse per passare una serata in pizzeria con gli amici, tutte le lezioni in palestra saltate. Valeria era diventata un pericolo sociale per se stessa e per gli altri ed io la colpevole per non averla resa “immune“.
Per consolarla le ho detto che almeno poteva frequentare la scuola, agli adulti over 50 non inoculati, sarà presto negato il diritto al lavoro e conseguentemente stilata la condanna a morte per inedia.

Valeria, non immune tra immunizzati, rientra da scuola. E’ arrabbiata: i suoi compagni, immunizzati si ammalano di Covid e si contagiano e contagiano. Valeria mi chiede il perché delle stigmatizzazioni negative di no vax nei suoi confronti se, alla fine, i vaccinati presentano per la collettività gli stessi pericoli che rappresenta lei, regolarmente munita di mascherina e rispettosa delle regole.

Il mio ruolo di madre e di cittadina coscienziosa mi impone di dare delle risposte alle sue domande. Per fortuna che il Ministro della salute in persona, con uno schema didascalico molto chiaro, interviene in mio soccorso. Così spiego a Valeria che la colpa dei non vaccinati non è quella di non essere immuni (il vaccino anti covid ha dimostrato il suo fallimento su questo aspetto tradizionale della tipologia di farmaco che rappresenta). Il Ministro ha detto che lei non solo è pericolosa ma è anche una persona fragile, che, come si vede dallo schema di Speranza mostrato in TV, corre il rischio di contrarre 23,2 volte in più la malattia grave e di intasare le terapie intensive, con pericolo di grande sofferenza per lei e di grande sofferenza per chi avrebbe visto il suo posto occupato da una ragazzina ribelle con i genitori scellerati e colpevoli di aver esercitato scelte conformi alla valutazione primaria del suo benessere.

Valeria va a scuola, non prende l’autobus, non va in pizzeria con gli amici, (alla fine gli amici, quelli veri, si organizzano a casa), non va al cinema, non va a ballare, salta le lezioni in palestra. Valeria si ammala, risulta positiva al Covid, esulta di fronte all’esito del tampone, vede una luce nel tunnel della sua vita di zombie. Come genitore resto molto cauta di fronte alla diagnosi e spero che non sia colpita dalla forma grave e che non si identifichi proprio con quel 23,2 per cento di non vaccinati che finisce in terapia intensiva. Il decorso della malattia per fortuna è fluido e regolare. Valeria ora è negativa, o come dice lei, è libera.

Valeria è orgogliosa come cittadina e come ex no vax: non ha intasato le terapie intensive, non ha intasato le linee telefoniche dei medici preposti alle cure sanitarie, nessun medico ha visto intralciato il suo operato per suggerire a Valeria indicazioni terapeutiche, o solo per chiedere a Valeria come va. Valeria è stata una cittadina esemplare e fortunata. La sanità pubblica non è stata minimamente scalfita dalla sua malattia. Orgogliosa e soddisfatta, Valeria mi ha chiesto, visto che alla fine non ha avuto colpe e non ha creato pericoli, chi la ripaga per le corse sull’autobus pagate e non fruite, per le pizze e i film saltati con i suoi amici, per le lezioni in palestra che non ha potuto frequentare. Si è chiesta se quelle misure così opprimenti e repressive fossero state correttamente calibrate sul suo status di sedicenne o se è finita nel girone degli scellerati, perché quel maledetto numero, 23,2 in realtà è riferito prevalentemente ad una fascia di popolazione più anziana e realmente più fragile. Come genitore, con buona pace del consigliere Reggiani, sono stata molto contenta della mia valutazione rischi benefici vaccino - malattia e come cittadina ho cercato ancora una volta di dare una risposta a Valeria, o forse solo una speranza.

Valeria l’anno prossimo compie 18 anni e potrà votare, nessuno le potrà dare quello che il virus le ha tolto e quello per cui è stata punita da uno Stato repressivo e accecato dall'ira in cerca di colpevoli nemici- La speranza (non il ministro) è che quello che è successo a lei, non accada più ad altri. Valeria mi ha portato un post-it giallo e mi ha chiesto di indicare le sigle dei partiti ora al Governo, responsabili di questi assurde misure. Ho fatto come mi ha chiesto, Valeria ha appeso il postit nella sua stanza. Per non dimenticare.

C.S.


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