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notiziarioLettere al Direttore

No direttore, il lockdown non poteva essere l'ultima spiaggia

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Avanti cosìe non se ne esce, non sarà più possibile per una partita Iva programmare acquisti, vendite, piani di lavoro...


No direttore, il lockdown non poteva essere l'ultima spiaggia

Caro Direttore,

parafrasando Voltaire o chi per lui, non concordo con te, ma farei di tutto affinché tu possa esprimere la tua opinione. Le domande le hai fatte e giustamente ti chiedi anche se il lockdown potesse essere o non essere evitato da una seria politica di tracciamento. Però, oltre a dire con pessimismo che non credo che le tue domande avranno risposta, non credo nemmeno che il lockdown sia l’ultima spiaggia.

Credo piuttosto che sulla base dei dati, anche col tracciamento fatto alla cavolo di questi periodi (sei giorni per l’esito di un tampone col tamponato che nel frattempo può fare la sua vita regolare?), se restrizioni dovevano esserci, andavano adottate comune per comune, con un maggior coordinamento ospedaliero e, una volta vista la curva dei contagi, sarebbe stato opportuno allestire ospedali da campo e alberghi Covid, che in periodo di turismo stagnante non avrebbero fatto male.

Certo, occorreva una precauzione in più perché, se si osservano le mappe, è inutile girarci intorno, le aree con presidi sanitari sono le più a rischio. Più ci si allontana da i presidi ospedalieri (e lo si vedeva già in primavera con comuni covid-free come Riolunato o Fiumalbo) e meno contagi c’erano. Contagi che poi non significa malattia e quindi ricovero in automatico, come poi dimostra anche il nostro Presidente che, buon per lui, si può curare senza ricovero.

Sui trasporti poi io son qua che mi sbellico dalle risate, soprattutto in relazione ai dati sull’inquinamento. Sappiamo bene che l’area padana è tra le più inquinate al mondo, e certe teorie legano la diffusione del Covid all’inquinamento atmosferico. Ora, coi trasporti con la capienza al 50%, con tutti che sconsigliano di usare i mezzi pubblici (o sposta poveri verrebbe da dire) non diventa automatico un aumento dell’inquinamento, specie in periodi dove c’è la stagnazione dovuta alla stagione delle nebbie? Ora, non dico che l’equazione area inquinata = più contagi Covid sia giusta, ma un sospettino lieve mi viene. Il buco sui trasporti è clamoroso, così come l’aver pensato ai banchi a rotelle anziché affiancare dei moduli alle strutture scolastiche (magari creando un piano per l’edilizia scolastica serio, altra occasione persa). In questo caso si poteva imparare dai montanari, in fondo a Serramazzoni son tre anni che le scuole le fanno nei moduli...

Ironie a parte, la cosa che tollero meno, e che mi fa odiare il lockdown e tutta la classe politica che lo impone senza un calcolo di conseguenze, è il fatto di colpevolizzare le persone nelle abitudini di vita. L'incattivirsi verso il vicino di casa, l’accusare chi gira con o senza mascherina e quant’altro, l’invocare bombardamenti a tappeto sulla modiva, tutto ciò è intollerabile a fronte di uno Stato che sperpera i soldi dei contribuenti per i monopattini elettrici e aspetta il 16 del mese, scadenza Iva, prima di fare l’ulteriore stretta; oppure che prima fa il bonus vacanza e poi accusa chi in vacanza ci è andato.

A marzo gli esercenti hanno chiuso anticipatamente e per precauzione, laddove il governo, di fatto, ha imposto il lockdown quando ormai non c’era più nulla da chiudere.

No direttore, il lockdown non poteva essere l’ultima spiaggia, non così. Pavullo, dove lavoro, non è Modena, i contagi ci sono, ma la vita va avanti. Come ho scritto anche in passato, non ci occorreva un coprifuoco quando alle ventidue di un giorno feriale in un periodo normale, difficilmente trovi qualcuno in giro. Non è la soluzione e lo si è già visto, e se proprio si dovevano chiudere i centri commerciali il weekend, almeno riaprissero cinema e teatri che tanto, chi frequenta quei luoghi, non sarà mai numeroso come chi va al Grande Emilia il sabato.

Occorreva, e su questo anche noi che ci occupiamo di informazione (chi per professione come te, chi per dopolavoro come me), martellare su un maggiore coordinamento territoriale a livello di comuni e sanitario. Dividere il territorio per aree, fare una cabina di regia (che manca anche a livello nazionale) e stabilire, se chiusure ci devono essere, delle aree specifiche, non far fare l’autocertificazione per chi, vivendo a Sestola, deve giustificare che lavora a Fanano.

Avanti così e non se ne esce, non sarà più possibile per una partita Iva programmare acquisti, vendite, piani di lavoro. Torneremo ad avere le code al supermercato con Google Maps che ci dice che ci vuole mezz’ora per arrivare alla cassa e, nel frattempo, nessuno che dirà se all’Ipercoop o all’Esselunga c’è un focolaio.

Con questo dannato virus occorre convivere e tutti i bla e controbla del caso, senza mancare di rispetto a chi non c’è più. Perché si muore sul lavoro, si muore di cancro, si muore di infarto e si muore perché i giorni sulla terra prima o poi finiscono. Non si muore solo di Covid, e già dicono che la prossima epidemia saranno i tumori perché gli oncologi denunciano il tilt della diagnostica. In otto mesi che siamo in questa tragica situazione, cosa è stato fatto per renderci la vita “sostenibile”? Nulla, e a pagare siamo noi cittadini, colpevolizzati oltre ogni misura, dopo che però siamo stati i primi, per precauzione, a chiuderci in casa. Ora ci arrestano, violando la Costituzione che, per prima cosa dice che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. Loro non ci garantiscono il diritto alla salute e ci tolgono il diritto a lavorare.

Stefano Bonacorsi




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