'Più rispetto, cultura e socialità nelle periferie'
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'Più rispetto, cultura e socialità nelle periferie'

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Camillo Po, residente del Rione Sacca, ci scrive


'Più rispetto, cultura e socialità nelle periferie'
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Egregio direttore,
Mentre l’attuale Amministrazione insiste con il riempire certe parti della città di brutti oggetti di cemento e di edifici popolari e sociali, nulla sembrerebbe fare per arricchirle  di spazi verdi e di luoghi e di eventi di aggregazione sociale e culturale, per giovani e per anziani. 

È noto che un gran numero di case popolari e sociali in un'unica area,  presentano diverse criticità. Possono favorire la formazione di ghetti urbani, contribuendo alla segregazione socioeconomica e limitando le opportunità di interazione tra individui di differenti estrazioni economiche. Inoltre, la concentrazione di povertà aumenta il rischio di criminalità, poiché fattori come la disoccupazione e la mancanza di risorse per la sicurezza possono alimentare il problema.

Servirebbe una distribuzione più omogenea delle abitazioni sociali e popolari, questa, distribuita equamente in tutta la città e investimenti nelle infrastrutture e nei servizi pubblici delle comunità svantaggiate, nonché l'implementazione di misure volte a promuovere la diversità socioeconomica all'interno dei quartieri. 

Servirebbe anche una maggiore vocazione, dedizione e passione dei governanti e dei loro tecnici alla creazione della bellezza in città. Ovunque si giri, soprattutto nelle periferie, si è offesi da brutti oggetti. La bellezza abitua al rispetto, la bruttezza al disprezzo ed al dispetto, da ciò tutto quello che ne consegue nei comportamenti umani. 

Per includere sono necessari luoghi adeguati. Una volta le parrocchie, le cd case della gioventù o nomi simili e le polisportive offrivano ospitalità, socialità ed educazione sportiva e didattica a tutte le età. Salvo rari casi, le prime, con un passato di canoniche piene di libri, calcio balilla, educatrici e, fuori di esse, il campetto di calcio, non lo fanno più, addirittura si rifiutano. Le polisportive sono diventate aziende e perciò tutte le sale e tutti i servizi sono a pagamento e sempre occupati tutti gli spazi. 

Gli anziani sono soli ed i ragazzi e le ragazze non sanno dove andare ed in certe periferie diventano preda di approfittatori e di mal educatori. Una sala polivalente in ogni periferia potrebbe essere utile così come un campo di gioco. Il Comune se non può edificare questi oggetti, potrebbe  recuperarli dalle parrocchie e dalle polisportive rimborsandole. Potrebbe, se possibile, fare convenzioni con le scuole affinché vengano occupate nei pomeriggi liberi per svago e cultura. Ovviamente servono associazioni serie  e volontari preparati. 

Ho tentato più volte di far comprendere che molta della micro criminalità giovanile e del comportamento fuori dalle righe e pertanto della crescita dell’insicurezza, comincia anche dalla mancanza di validi e sani punti di riferimento: famiglie, educazione scolastica e sociale, e dalla sana e culturale socialità.
Altra questione è quella dei modelli di riferimento troppo elevati
Possiamo riempire la città di poliziotti e di caserme ma non servirà a nulla se non si pone adeguato riparo a questo aspetto.
È come riempire la stanza di un malato di medici e di infermieri mentre egli continua ad ingurgitare veleno invece che medicine'

Camillo Po

Nella foto, parte del Rione Sacca visto dall'alto con visibile l'area e le strutture del polo logistico Conad

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