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Poliambulatorio a Windsor Park: progetto obsoleto

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E intanto manca una, almeno, Casa della Comunità, integrata con i percorsi diagnostico/specialistici


Poliambulatorio a Windsor Park: progetto obsoleto
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Gentile Direttore
Con un comunicato stampa emesso lo scorso 13 aprile e l’opinione pubblica è stata messa al corrente per la prima volta dello spostamento immediato, da oggi 15 aprile, del Poliambulatorio di Modena al complesso Windsor Park in via S. Faustino.
Gli utenti sarebbero già stati informati in modi che speriamo efficaci, ma lo si dirà solo “strada facendo”.
Di tutti gli altri “interlocutori interessati esterni”, i cosiddetti (stakeolders), ed “interni” non sappiamo se lo siano stati per tempo ed abbiano convenuto, oppure non lo siano stati e non abbiano avuto altra scelta che prendere atto della situazione di fatto.
Tra costoro, in primo luogo il Consiglio Comunale, che non risulta ne abbia discusso apertamente, cosa come minimo strana perché evidentemente frutto anche dell’essere tenuto all’oscuro nell’ipotesi anche dagli uffici Comunali cui competono le autorizzazioni edilizie del caso.

Né si capisce se i sindacati confederali e autonomi abbiano avuto notizia ed abbiano raggiunto eventuali accordi sulla gestione dell’organizzazione del lavoro nella nuova sede in forma coerente con la tutela dei diritti e delle condizioni di lavoro dei professionisti interessati, oppure no.
Nel comunicato non si fa cenno neppure delle dimensioni e della proprietà (Comune? AUSL? Privata in affitto, privata contrattualizzata in altre forme?) delle aree del Windsor Park utilizzate per il Poliambulatorio.

In particolare, non vi sono accenni e rassicurazioni sulla congruità strutturale degli spazi con le tipologie di attività sanitarie che vi verranno svolte, certamente in moltissimi casi necessariamente anche strumentali e di chirurgia ambulatoriale.
Né si capisce il modello organizzativo di struttura di medicina territoriale che si va a concretizzare.

Anzi si capisce molto bene.
Si va a concretizzare un obsoleto poliambulatorio specialistico distante, e con pulsioni “produttivistico fordiste”, dai medici di medicina generale, che rimangono nei loro ambulatori e si coordinano con le “farmacie dei servizi”, ormai tutte privatizzate ed non poche in mano alla multinazionale tedesca “Phoenix Pharma” dopo la scellerata dismissione delle farmacie comunali pubbliche di qualche anno fa (sindaco Muzzarelli e maggioranza di centro sinistra).

Né si prospetta in termini progettuali e di fattibilità una cosa seria che a Modena, nonostante i proclami elettorali e le chiacchiere fumogene ancora non c’è neppure nella modellistica organizzativa della sanità pubblica e nelle intenzioni: una, almeno, Casa della Comunità, integrata con i percorsi diagnostico/specialistici della specialistica ospedaliero- universitaria, cioè della AUO di Modena.
È nel modello, irrealizzato sinora a Modena, della Casa della Comunità, che le attività specialistiche in fretta e furia traslocate al Windsor Park, andrebbero inserite si dà integrarle, indispensabilmente anche sul piano della stretta contiguità spaziale, nella rete dei Medici di Medicina Generale e non solo.

Una Casa della Comunità non si può dire efficace ed efficiente, infatti, se non ulteriormente dotata di spazi ed attività per:
- discipline specialistiche ad altissimo impatto epidemiologico, quali pneumologia, diabetologia, geriatria, salute mentale, maternità e pediatria consultoriale, per una
- necessarie e complementari attività specialistiche di Radiologia di base e Centro prelievi
- farmacia, almeno ospedaliera decentrata
- sportello unico di prenotazione
- raccordo con i Servizi Sociali
- Centro Assistenza Urgenze (CAU), inopportunamente collocato a vanvera e contro i modelli previsti dalle norme istitutive, alle Malattie Infettive del Policlinico.

Sarà il caso che la competizione elettorale serva almeno a fornire alla cittadinanza ed ai professionisti della sanità l’impegno alla progettazione e alla realizzazione di questa Casa della Salute.

Ma non è sufficiente.
Occorre anche per una città di oltre 180.000 abitanti, che ha diritto a servizi sanitari territoriali, pubblici, di prossimità ed eccellenti per efficacia ed efficienza, di altre Case della Salute, non burocraticamente programmate sulla base dello standard nazionale 1/50.000 abitanti, redatto per contenere e tagliare la spesa pubblica, ma in base ai modelli regionali preesistenti, che prevedono case della Salute di piccole, medie e grandi dimensioni, si che possano servire al meglio tutti “gli aggregati sociali” significativi della collettività modenese ed integrarsi con essi.

Ciò comporterà uno sforzo programmatorio “professionalmente non condizionato da mandati politici improntati alla austerity” delle competenti Aziende sanitarie di Modena e una modifica “ad hoc” del vigente Piano Urbanistico Generale da parte del prossimo consiglio comunale.
E naturalmente, non di scuse e di richiami all’impossibilità finanziaria pubblica, ma di lotte.

Gianluigi Trianni - Medicina Democratica

Redazione Pressa
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