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Regionali e alleanze, ora Bonaccini mantenga quello che ha promesso

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Con le elezioni regionali in Emilia Romagna si aperta la nuova fase politica in cui valori, metodi e programmi debbono puntare a ricreare nuovo clima riformista


Regionali e alleanze, ora Bonaccini mantenga quello che ha promesso

Con la formazione della giunta Bonaccini sono sorte domande ed è stato lanciato un grido di dolore in casa PD da Modena rinforzato dal professor Zamagni sui cattolici esclusi. Quali cattolici, quale rappresentanza, con chi sono in rapporto sono argomenti su cui discutere, ma in questa sede non li affrontiamo.

Le domande per noi importanti sono alla attualità due. Il presidente della giunta vuole portare fino in fondo il suo mandato garantendo il passo in avanti della Regione? Ovvero vuol usare il riconoscimento ricevuto e la vittoria personale per lanciare la candidatura alla segreteria nazionale del suo partito?

Fra mille ipotesi possibili ci auguriamo che il Presidente mantenga ciò che ha promesso, cioè porti a compimento il suo mandato.

Perché non c’è solo il programma da realizzare, e non è poco, ma il consolidamento della alleanza larga che ha dato la vittoria è condizione indispensabile. L’alleanza non è ancora un chiaro e solidale schieramento riformatore, è in nuce... un primo passo verso il superamento del partito padrone. Infine, la vittoria netta del candidato, la affermazione della sua lista non cancellano il fatto di una destra salvinian-meloniana che accerchia da Piacenza, Ferrara e Rimini con gli Appennini le tre città che conquistano il primato elettorale.

Dunque un lavoro politico e programmatico che il Presidente deve compiere col suo partito, con gli altri e coi civici a cominciare dell’imminente referendum a difesa del Parlamento e della Costituzione.

La giunta non consta dei Verdi, di assessori che hanno lavorato bene e di consiglieri rieletti e di spessore culturale specchiato, ma ha evidenziato novità nel segno del primato del lavoro e dei diritti, della cultura e della innovazione.

Ma il ritorno pieno del riformismo risorgimentale e socialista democratico, patrimonio assoluto della Regione costruito dal dopoguerra in poi, schiacciato dalla visione veltroniana del partito unico plurale non è ancora avvenuto. Non si possono dimenticare le realizzazioni della cultura di governo Psi e Pri - non solo in Emilia Romagna - nel realizzare programmi e metodi parte di alleanze col vecchio PCI che hanno dato i risultati base alla forza della Regione.

Alleanze solidali che non relegavano ne cancellavano nella loro laicità la cultura cattolica espressa nel sindacato, nella cooperazione, nella impresa industriale, commerciale, turistica prima che nella DC.

Si può polemizzare fin che si vuole, ma la fusione a freddo DC-PCI oggi è in piena crisi, ha creato quantità e massa critica, ma ha emarginato temporaneamente tutto il diverso facendo del numero la scelta per salire o scendere nei governi locali.

Il centro sinistra di Moro, Nenni, La Malfa che non escludeva il Pci quando questo ultimo si è dissolto ha teso a comandare e non includere.

Con le elezioni regionali in Emilia Romagna si aperta la nuova fase politica in cui valori, metodi e programmi debbono puntare a ricreare il nuovo clima riformista in cui i partiti hanno l’obbligo di ridare fiducia, di assumersi la responsabilità, ridare lustro alla Costituzione materiale riportando nell’ alveo proprio poteri e istituzioni.

Alla guida di questo esaltante e difficile compito la cultura di governo rappresentata dal PSI e dal PRI deve esserci. Non c’è niente di più solido, niente di più democratico, anche nel dissenso, niente di più certificato del loro stare nella storia della sinistra italiana ed europea.

Questo non è revanchismo o richiesta immediata di rappresentanza in giunte, non è esaltazione maniche o ricerca della contrapposizione, ma presa di coscienza di ruolo e funzione democratiche imposte dalla storia.

Per ridare alla politica il ruolo di guida andando oltre il metodo invalso nei social dove maleducazione, ignoranza coartano questi due partiti movimenti debbono aprire le porte al dialogo inserendo nelle sezioni e nei circoli temi e programmi da discutere e realizzare.

Le positive novità emerse nelle elezioni e nella società incentivano à rimettersi in moto.

Penso che iscritti e dirigenti dei due partiti, movimenti e circoli che ad esse si richiamano debbono caricarsi di questo impegno unitario che non annienta, ma restituisce solidità.

È tempo di riavvolgere il nastro della storia e di metterlo disposizione del popolo e dei cittadini.

Paolo Cristoni


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