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Una odissea per adottare un cane

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Una lettrice punta il dito contro la gestione del canile di via Nonantolana. La sua storia e quella di Tyson


Una odissea per adottare un cane

Tyson è un rottweiller entrato in canile all’età di circa un anno per difficoltà nella sua gestione da parte del proprietario cui aveva dato segni di aggressività. E' un cane proveniente dal Comune di Crevalcore ma collocato in convenzione presso il canile in via Nonantolana 1221 a Modena, gestito dall‘associazione Centro Soccorso Animali (CSA).

E’ lì che l’ho conosciuto perché per anni vi ho svolto attività di volontariato. Nel tempo ho costruito con lui un rapporto di reciproca fiducia, anche grazie alla mia esperienza pregressa con cani di taglia grande (molossi) ed un passato di maltrattamenti, cani che ho adottato e che fanno parte da 20 anni della mia famiglia. Ogni domenica portavo il cane in lunghe passeggiate e giocavamo nell'area cortiliva: era stata una conquista raggiunta con tanta pazienza e attenzione, perché all’inizio Tyson non si Iasciava toccare da nessuno.

lo sono arrivata a mettergli la pettorina e a spazzolarlo e lui rispondeva alle mie attenzioni con atteggiamenti affettuosi e comportamenti ubbidienti.

Qualcosa però a un certo punto si è spezzato, ma non nel rapporto tra me e il cane. A seguito di attriti con l'attuale dirigenza dell‘associazione, con cui non condividevamo talune importanti scelte nella gestione dei cani, io e diverse altre persone siamo state allontanate, espulse dall’associazione, e da allora non ho più potuto entrare in canile. Ho provato da subito a mantenere i rapporti con i cani che seguivo - e particolarmente con due che, ritenuti di difficile trattamento, sapevo avrebbero avuto un futuro assai gramo - perché ero di fatto l'unica a portarli fuori.

Così ho tentato la via della 'adozione a distanza', un istituto previsto a statuto dall’associazione e largamente pubblicizzato che offre a tutti gli interessati la possibilità di portare in passeggiata nei dintorni del centro l‘animale adottato, dietro versamento di una quota fissa mensile. Effettuato il bonifico per due cani e presentatami la domenica successiva presso la struttura, tuttavia, la presidente mi negò l’accesso e ogni contatto con gli animali, adducendo che l'adozlone a distanza non era possibile per chi era stato allontanato dall’associazione, in quanta persona sgradita e quindi non ammessa alla struttura.

Dedotto che la concreta ragione del diniego fosse la mia futura presenza presso ii canile per le periodiche passeggiate, ho cercato di superare l’ostacolo chiedendo l’adozione definitiva di uno dei due cani, di Tyson, perché potesse almeno lui vivere i suoi ultimi anni in un contesto di serenità ed affetto familiare. Ma anche questa strada mi è stata incredibilmente rifiutata.

Mi sono dunque rivolta al proprietario del cane, il Comune di Crevalcore, che per legge rimane responsabile diretto di Tyson, affidato alla sua custodia e solo collocato in temporaneo accudimento presso il CSA, con il solo compito per quest'ultimo di custodirlo e curarlo in via momentanea, senza possibilità giuridica alcuna d'esprimere valutazioni sulle domande d'adozione. Mi sono quindi rivolta all‘assessore Tamburella, delegate consiliare per quest‘ambito, che di fatto si è completamente disinteressato alla mia vicenda; poi all’intero Consiglio Comunale, ricevendo qualche risposta piuttosto sgarbata ma per lo più silenzio. Mi sono allora rivolta all’opposizione, che ha fatto un blando tentativo di avere qualche spiegazione ma nulla più, nonostante gli aspetti anche economici della gestione (o malgestione) di questo servizio affidato dal Comune non siano propriamente insignificanti: basti pensare che l’amministrazione versa all'associazione una sovvenzione sotto forma di rimborso spese di diverse decine di migliaia di euro ogni anno.

Eppure l’adozione dei cani dovrebbe essere un interesse primario del Comune, il quale dovrebbe avere l'onere giuridico di impegnarsi affinchè vengano adottati più cani possibili, il che comporterebbe tra I’altro una diminuzione dei relativi costi di mantenimento. Ma ancor di più, ciò dovrebbe valere per l'associazione, che è un ente dl volontariato nato all‘unico scopo della cura e del benessere degli animali; il che significa che dove esiste una concreta possibilità di trovare loro una casa sicura, a quell'obiettivo dovrebbe darsi massima priorità.

Nell'indifferenza delle istituzioni mi sono dunque dovuta rivolgere ad un legale. Che altro potevo fare? Mi relaziono per 5 anni con un cane che nessuno considera perché ritenuto pericoloso, instauro con lui un rapporto di fiducia, mi ci affeziono e sono ricambiata e poi devo lasciarlo morire in una gabbia solo perchè non vado d’accordo con la presidente di un‘associazione e le sue amichette?

Chiedere l’adozione di quella povera bestia mi è sembrata la cosa più naturale di questo mondo, ma anche l'unica visto il muro di ostilità personale oppostomi, ed ho fatto tutto quanto potevo per ottenerla. Il mio legale ha scritto, sollecitato, diffidato tutti i soggetti interessati, sviscerando e chiarendo con argomenti inoppugnabili tutti gli aspetti giuridici della questione. Ciò nonostante, il Comune ha continuato a sostenere che non è suo compito provvedere e che la valutazione delle adozioni spetta all’associazione, nella quale ripone totale fiducia. E questo nonostante lo stesso assessore Tamburella, in una sua comunicazione evidenziasse come il “problema” gli pareva discendere da incomprensioni personali. Ma non mi sono comunque arresa e mi sono rivolta al difensore civico, il quale devo dire e stato l'unico ad interessarsi concretamente del caso, a studiarne i risvolti giuridici e a tentare di intervenire fattivamente, per quanto in suo potere. Preso atto di tutta la documentazione inviata, infatti, ha dato ragione a quanto scritto dal mio legale e ha invitato il Csa a prendere formalmente in carico la mia domanda di adozione definitiva del cane dettandone le procedure ed i tempi, eventualmente con l'intervento di un educatore se necessario, e in caso di rifiuto di specificarne i motivi. Non solo il difensore civico ha invitato il Comune di Crevalcore, quale affidatario dell'animale, a vigilare sul corretto adempimento della procedura da parte dell‘associazione.

Eppure anche questo intervento non è bastato. Il presidente del CSA, nonostante la reprimenda del Difensore civico, nonostante tutti i solleciti del mio legale, nonostante tutto e tutti, a testa bassa ha portato avanti il suo Iivore ed incurante del bene del cane ha rifiutato la mia domanda, sostenendo la mia inadeguatezza caratteriale ed emotiva - e anche l'incapacità professionale dell’istruttore cinofilo da me incaricato, ovviamente su richiesta della stessa presidente, ad affrontare ii rapporto con un animale dl difficile gestione e dal carattere forte.

Tutto questo dopo avermi fatto spendere soldi irragionevolmente, pretendendo la presenza continua dell'istruttore (da questi ritenuta superflua nei periodi di riavvicinamento] e insistendo reiteratamente per la predisposizione di una relazione programmatica scritta (che poi una volta consegnata non è stata minimamente tenuta in considerazione).

Così oggi Tyson è ancora in canile: ormai è un cane quasi anziano che ha trascorso la sua intera vita in una struttura pubblica, nella gabbia di una routine sempre ripetitiva e sicuramente insufficiente per le necessità di un cane di quel tipo. In ogni caso, assolutamente non paragonabili alla vita che potrebbe avere in una famiglia ed una casa vere.

Io però non sono ancora disposta a lasciar perdere, anche se non so ancora che cosa fare. Voglio in ultimo ricordare che il profilo di Tyson che l’associazione ha pubblicato sui siti internet è il seguente: 'Sono un tipo tranquillo, campione di ronfate e durante la giornata passo ore a sonnecchiare, quando arrivi a casa ti faccio compagnia per una lunga sessione di coccole'. A me non pare un profilo di un cane pericoloso e di cosi difficile gestione. Eppure le istituzioni che dovrebbero vigilare sul buon andamento e la cura di questi importanti ambiti del sociali e di queste strutture non fanno nulla, nemmeno in caso di segnalazioni specifiche e documentate, dando per assodata l’attendibilità e la competenza di un unico soggetto. Questo  a scapito forse non di un solo animale, ma credo di molti.

Rita Bevini




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