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Cave nella conoide del Panaro e quella Tav modenese costosissima

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Per vendere più ghiaia la lobby dei cavatori interviene nel corso del tempo  per sollecitare opere pubbliche di discutibile utilità


Cave nella conoide del Panaro e quella Tav modenese costosissima

Dopo una premessa sulla nascita e il ruolo dei Comitati No Cave ecco la seconda puntata del Dossier Cave. Un quadro di insieme della realtà tratteggiato da Dante Pini, presidente della sezione d'Italia Nostra sezione dei Castelli. Oggi Pini affronta il quadro giuridico, nelle prossime due puntate quello economico e quello politico.

Se si percorre la strada provinciale che da Spilamberto conduce a S.Cesario all’altezza della grande curva, che incrocia via Barca, si nota alla destra un magnifico frutteto che fiorisce in primavera e produce in estate in una sorta di eterno ritorno“ economico; alla sinistra invece è da poco affiorato un terrapieno costruito per impedire l’accesso e la visione di una nuova cava di ghiaia. Questa alla fine della sua lavorazione non consentirà nemmeno  la coltivazione di un’erbetta che “la fanciulla scarna… si chinava a rubare alla vaccherella magra stecchita...' Così il Manzoni introduce la carestia che tanta parte avrà nello svolgimento dei Promessi Sposi.

Il rapporto tra il frutteto e la cava se non proprio la carestia evoca l’impoverimento dei nostri territori e lo si potrà constatare molto bene sul Percorso Sole da Ponte Guerro a Spilamberto. Decine e decine di ettari di fertilissimi terreni sono stati desertificati e nelle cui voragini affiora talvolta una falda acquifera. Solo la fantasia di Gustave Dorè avrebbe potuto illustrare questa bolgia infernale.

Come è potuto accadere che gli ultimi due piani decennali delle attività estrattive (PIAE), l’ultimo scade quest’anno, abbiano generato questi indiscutibili scempi? Per quale motivo nessuna delle amministrazioni aderenti abbia richiesto i ripristini delle cave come impone la legge? E’ molto difficile riassumere la complessità di questi strumenti pianificatori perfino nella loro stessa essenza data la lunghezza temporale e per il  contenuto di aspetti giuridici, economici e politici. Noi ci limiteremo, in questa sede, a valutarne le conseguenze anche se rimandiamo i lettori al sito della provincia di Modena per le osservazioni al PIAE elaborate nel 2008 dai comitati di Savignano, Piumazzo, S. Cesario e la sezione di Italia Nostra di Spilamberto .

Si potrà constatare l’alto valore scientifico, la competenza purtroppo inascoltata nella parte propositiva delle osservazioni presentate.

A 10 anni possiamo con sicurezza affermare che l’impegno che ancora ci vede in campo ha contribuito a cambiare il modo di intendere e far politica nei nostri comuni. Non una adesione fideistica a un partito o a una ideologia che si crede contenere a priori tutti i principi del bene, bensì la partecipazione critica a un problema specifico attraverso la valutazione dei costi e dei benefici secondo criteri di contabilità ambientale. Non è forse questo il tanto invocato senso civico? Come è potuta accadere la distruzione di fertilissimi poderi e la loro capacità di rendimento?

L’ASPETTO GIURIDICO

La materia è regolata dalla Legge regionale 17/91 con la quale sono stati attuati gli ultimi 2 piani decennali e definisce i percorsi amministrativi a carico della provincia competente che elabora il PIAE (piano infraregionale delle attività estrattive) a cui fa seguito l’approvazione del PAE da parte dei comuni aderenti. Visti i risultati non si può certo affermare che sia stata una buona legge. Infatti il concetto di “fabbisogno “ su cui poggia il suo impianto è assolutamente vago non distinguendo per esesmpio tra quello privato  e quello pubblico. Così nell’ambito delle osservazioni sostenemmo che se questo fosse stato il problema da risolvere (la determinazione precisa del fabbisogno) allora si dovevano fare cave a progetto. Per una grande opera pubblica si definisce la quantità necessaria e la cava da cui estrarre. Finita l’opera si chiude la cava. Questa osservazione non è stata accolta perché il fabbisogno non solo è stato molto sovrastimato in fase preliminare, ma per vendere più ghiaia la lobby dei cavatori interviene nel corso del tempo  per sollecitare opere pubbliche di discutibile utilità. Condiziona perfino, pur di collocarla la fase progettuale. Ricordiamo le parole dell’ex amministratore delle ferrovie Moretti nelle quali si sostiene che la tratta della Tav in provincia di Modena è stata la più costosa (Si noti quanta ghiaia è stata collocata per sopra elevare, così come ora si fanno cavalcavia e svincoli faraonici nella pedemontana  Bologna Sassuolo anziché rotonde meno impattanti, meno costose e in grado di rallentare la velocità).

E’ bene ricordare che tutto questo ”più” e pagato con le fatiche dei cittadini. Ma il limite maggiore di questa legge è non avere collegato in alcun punto il fabbisogno a una  contabilità ambientale  precisa e concreta senza la quale è inutile e perfino fuorviante continuare a parlare di sostenibilità ambientale. Infine  ad indebolire questa legge è  l’assenza di una  verifica della sua efficacia e di controlli. Si leggano gli art.6 comma C “i criteri e la metodologia per la sistemazione finale delle cave nuove e per il recupero di quelle abbandonate e non sistemate”. Così il comma D  'i criteri per la destinazione finale delle cave a sistemazioni avvenute perseguendo ove possibile il restauro naturalistico, gli usi pubblici, gli usi sociali” . Così proseguendo l’art.7 comma Ce D e art.8 comma G. Chiunque può verificare che nulla da decenni è stato ripristinato anzi al Magazzeno di Savignano l’ impegno dei comitati e di Italia Nostra ha fermato un’attività industriale inquinante all’interno di una cava dopo un lungo contenzioso legale, mentre a Spilamberto nel Polo 8 continua un’attività di produzione di bitume dentro a una cava nonostante vi siano stati  affioramenti di falda. Una legge inefficace, forse costruita con buoni propositi, ma che in fondo è servita ad evitare eventuali ricorsi da parte di proprietari confinanti le cave  che vedono deprezzarsi e impoverirsi di acqua le loro proprietà o a contenere le proteste dei cittadini che si vedono respinte tutte le osservazioni senza che a far ciò  sia un’autorità terza e non già chi ha elaborato il piano stesso.

Dante Pini - Presidente della sezione d'Italia Nostra sezione dei Castelli

 


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