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I dieci anni di No alle Cave: la festa di Piumazzo

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I Comitati amici di Savignano, Bazzano e San Cesario hanno riempito la piazza venerdì scorso


I dieci anni di No alle Cave: la festa di Piumazzo


Attenzione ancora alta, venerdì in piazza della Repubblica a Piumazzo, per i 10 anni del Comitato piumazzese No alle Cave con i Comitati amici di Savignano, Bazzano e San Cesario. Dieci anni che La Pressa ha ricordato di recente con un Dossier interamente dedicato alle Cave.
A fare il punto della situazione sul Piano Cave locale è stato il Presidente Andrea Rovatti, seguito sul palco da un amarcord di Alessandra Consolazione, “madrina” dei Comitati ambientalisti nati sul finire dell’estate 2008 nel cosiddetto “quadrilatero dello scavo”, da Piumazzo, Savignano, Spilamberto fino a San Cesario.

“Non c’erano WhatsApp, le dirette instagram o Facebook e nemmeno la crisi economica, arrivati un anno dopo.


- ha detto Consolazione - Ma c’era più ottimismo, soprattutto da parte delle amministrazioni locali e provinciali nel programmare investimenti per nuove infrastrutture sul territorio, al punto da predisporre un Piano Infraregionale delle Attività Estrattive con valenza di PAE per 18 Comuni della Provincia di Modena che prevedeva, nel 2008, ben 24 milioni di metri cubi di ghiaia da estrarre, di cui 5,4 milioni solo a Piumazzo impattando su una superficie di 1,2 milioni di metri quadrati nel polo 12 “ California”,120 campi da calcio, una voragine a 150 metri dal centro abitato.In piu’ per Piumazzo il PAE prevedeva un bel Frantoio nelle campagne a riprova di quanto il PD tenga alla tutela dell’Ambiente e del Paesaggio. Solo dopo la nascita del Comitato Piumazzese No alle Cave e la conseguente conoscenza dei cittadini di quanto stava per accadere sulle loro teste ed a loro insaputa,ecco che la Provincia di Modena prima tolse il Frantoio di ghiaia, poi stralcio’ 1 milione di metri cubi e il Comune di Castelfranco Emilia tento’ di “congelarne” un altro milione. Ma nè Provincia nè Comune si è mai azzardato a toccare i confini del Polo 12 lasciando di fatto invariata la sua potenzialità estrattiva e preoccpandosi esclusivamente dei diritti ad escavare degli attuatori cioe’ di una netta minoranza di persone, poche ma potenti. E i diritti della stra-grande maggioranza dei cittadini alla Tutela del loro Territorio,del Paesaggio e della loro Salute?'

'E che dire della Tutela delle falde acquifere? Questo piano è stato previsto in un’ area ad alta vulnerabilità (per il PTCP):
– ZONA A: Area di alimentazione di falde acquifere sotterranee.
– ZONA B: Area caratterizzata da ricchezza di falde idriche.
Già a partire dal 1998 il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale – PTCP all’art. 28, comma 6, lett. e), vietava“la realizzazione di opere o interventi che possano essere causa di turbamento del regime delle acque sotterranee ovvero della rottura dell’equilibrio tra prelievo e capacità di ricarica naturale degli acquiferi; dell’intrusione di acque salate o inquinate”.

'Sempre il PTCP (all’art. 28, La lettera f) prescriveva poi che “le attività estrattive non possono produrre modificazioni dei livelli di protezione naturali ed in particolare non devono portare a giorno l’acquifero principale” - hanno ricordato i Comitati -. La stessa Relazione VALSAT (Valutazione di Sostenibilità Ambientale e Territoriale) Allegata al PSC (approvato 08-04-2009. NB- appena un mese dopo dall’approvazione del PAE) evidenzia :
PAG 9 omissis … che “nella fascia parallela al corso del fiume Panaro e a sud dell’autostrada A1 si osservano valori di rischio più elevati, che arrivano sino alla classe 5 – e classe 6 (rischio elevato) nella zona di Piumazzo.”
PAG 62 omissis …. per queste aree a rischio alto ed elevato “si è valutato infine necessario, impedire l’insediamento di nuovi insediamenti produttivi, allevamenti intensivi e attività estrattive di nuovo impianto in quanto attività ad alto rischio d’inquinamento della falda sotterranea”.

“Di questo piano non si è scavato ancora un sasso, sarà un caso? – ha detto Andrea Rovatti – O abbiamo dato fastidio noi? La lista civica Frazioni e Castelfranco, nostro braccio politico, ha riconfermato i suoi voti in due legislature e due consiglieri, siamo una buona opposizione e questo piano non è una “opportunità”, ma una bestialità .La nostra lotta continua perche’ l’area estrattiva del Polo e’ rimasta la stessa di 123 ettari,invariata da 10 anni, e sono in arrivo le Autorizzazioni a procedere con gli scavi per scotennare e distruggere per sempre le nostre terre agricole fertili e vergini”.

“Cosa sono i Comitati? I Comitati sono persone che si sono sostituite a quello che la politica non ha saputo esprimere su un territorio. – ha affermato Cesare Volpi per il Comitato Tutela Territorio di Savignano – E quando la politica non dà spiegazioni ai cittadini, non è più politica, non è democrazia. Dieci anni fa ci avevano detto ‘voi non contate niente’. Abbiamo fatto una lista civica che ha preso a cuore le istanze del Comitato e si vede che le hanno prese a cuore pure i cittadini perché ci hanno votati e abbiamo vinto, per due volte di seguito.  L’impianto di bitume non si è fatto, i tribunali ci hanno dato ragione, noi abbiamo dimostrato che è possibile governare senza distruggere un territorio. Quando invece un assessore all’ambiente propone delle cave, è meglio che cambi mestiere”.

“Il nostro è un Comitato omnicomprensivo. – ha spiegato Mirco Zanoli per Soccorso al Territorio di San Cesario – Camminavo sulle cave fin da bambino, ci sono i miasmi dal 1973 e le polveri di vetro da 40 anni. Abbiamo raccolto centinaia di firme ma anche noi, per essere efficaci, dobbiamo avvalerci di una lista civica, che è appena nata e si chiama “Rinascita locale”. Sappiamo che ci sarà una cava nuova, detta Barca, a 60 metri dalle fasce di sicurezza dei pozzi Hera: l’acqua di San Cesario va fino a Modena…”.

“Il nostro è il Comitato più giovane, - ha aggiunto Fabrizio Odorici, presidente del Comitato bazzanese Ambiente e Salute – nato nel 2009 per contrastare l’impatto dell’impianto di bitume previsto a Magazzino. A Bazzano sono stati già scavati 4 milioni di metri cubi addirittura a 20 metri di profondità. Con l’amministrazione della Val Samoggia non c’è alcuna collaborazione, siamo al Consiglio di Stato dopo aver perso un ricorso al Tar e aspettiamo con trepidazione le prossime elezioni amministrative”.

Fronte comune dei Comitati ambientalisti, dunque, a bloccare la nuova variante al Piano estrattivo adottato dieci anni fa, che scade in concomitanza delle prossime elezioni Amministrative del 2019. Quando si presenteranno agguerriti, in appoggio ad esistenti o nuove liste civiche,per difendere un territorio che seppur invecchia resta sempre appetibile.


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