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Quando arrivano i nostri?

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Altro che anticorpi: serve azzerare


Quando arrivano i nostri?

Quando arrivano i nostri? Se lo chiedeva all’inizio di un concerto a Modena Andrea Mingardi, qualche anno fa. Si riferiva ai partigiani il cantautore bolognese, ma forse quell’appello rispecchiava in senso lato la voglia di un salvatore, non tanto, poeticamente, un principe bianco a cavallo o, più concretamente, un uomo forte al Governo, quanto un moto collettivo. Un nuovo risorgimento civico per dirla con lo slogan coniato dal ‘n o s t ro ’Vezzelli su facebook. Una società che si auto-salva usando le parti migliori di sé. Perché da fuori probabilmente non pioverà mai nulla. Gli Angeli di Vasco non arriveranno mai. E le lucciole da sole, anche se fitte, non fanno abbastanza luce per indicare la strada buona, per uscire dalla palude. Perché di palude si tratta. Perché dei ‘nostri’ anche oggi, qui, a Modena, ce n’è bisogno come dell’aria.

O dell’acqua. Quando arrivano i nostri a pulire dal compromesso dell’accordo conveniente e connivente che a livello politico fa di maggioranza e opposizione una cosa sola. Un teatrino, un triste gioco delle parti funzionale unicamente al mantenimento dello status quo? Quando arrivano i nostri a spezzare il legame verniciato (pure male) di virtuosismo che vincola l’amministrazione comunale e quella fetta di economia, editoria e welfare targato coop? Quando arrivano i nostri a togliere bulloni e viti dalle gru che devono costruire contenitori dorati per contenere il nulla, ma utili a riempire abbondantemente le casse in crisi di chi costruisce? Quando arrivano i nostri a smascherare senza più alcun dubbio i rapporti insani che guidano l’assegnazione delle nomine in enti pubblici, parapubblici e affini, a smascherare i conflitti di interesse che consentono ad assegnatari di assegnare a se stessi (o per vie traverse alle proprie mogli)? Quando arrivano i nostri a deridere il tacito patto ammantato di politicamente corretto che consente al potere di ingraziarsi i giornalisti regalando loro prebende o – ancor più tristemente – semplici vivande in qualche ristorante stellato (e stessero in cielo, almeno le stelle)? Quando arrivano i nostri a puntare i fari sull’associazionismo e il volontariato fintamente umano e impegnato, l’antimafia di professione, la solidarietà pro domo mea, i tagli del nastro funzionali solamente alle macchine fotografiche di qualche fotografo che – per necessità – ha dovuto abbandonare i suoi sogni di reporter per immortalare matrimoni sudati e battesimi pieni di messeinpiega? Quando arrivano i nostri a cancellare dal vocabolario parole come ‘anticorpi’, ‘persone perbene’, ‘mettersi al servizio’, ‘terra sana’, ‘isolare le mele marce’? Quando arrivano i nostri a spazzare via davvero dalla nostra terra le mafie, impedendo alle coscienza di ciascuno di tacere davanti ad ogni forma di ingiustizia? Ecco, noi li stiamo aspettando. Perché delle messinscene di piazza Grande e viale Martiri tutte coordinate da Muzzarelli (sindaco e presidente della Provincia), con le minoranze a fare da comprimari, non se ne può più. Al di là del Pd, che ormai in termini di programmazione conta nulla (basta leggere le mosse del segretario Lucia Bursi) ma che a Modena serve ancora a fare da ombrello al potere. Non se ne può più di vedere la coop accordarsi col Comune e risanare un’area solo ed unicamente per frenare Esselunga e di vedere una tv oscurare – con telecamere o gestione della pubblicità - chi va contro gli interessi della coop stessa. La stessa tv il cui editore (Alleanza 3.0 di Adriano Turrini) si permette di dare patenti di giornalismo a destra e a manca. A casaccio. Non se ne può più di nomine come quelle di Bulgarelli, Burzacchini, Andreana… Di una Fondazione guidata ancora da Massimo Giusti (attraverso Gobbi, capetto del Csi insieme a un giornalista e tre politici portaborse, Barbari e Mezzetti), di un presidente della CCC (Domenico Trombone), vincitrice del bando Sant’Agostino, che è anche presidente di Carimonte, di una Provincia targata Muzzarelli che assegna i lavori per un nuovo ponte a Bomporto alla AeC (quella coinvolta nel caso ‘cemento farlocco’) il cui revisore è la moglie di Muzzarelli, di una Regione del sempre ‘sobrio’ presidente Stefano Bonaccini che spende 400mila euro per pagare cene a giornalisti e mogliettine, di una magistratura che parla di ‘anticorpi contro le infiltrazioni’ e di una mafia (o meglio di mafie) sempre più radicate (lo scrive la Dia) in un territorio piegato dalla crisi economica. Cavolo, arriveranno bene i nostri. Forse troveranno le porte chiuse, ma arriveranno. Non solo per cancellare ma anche per ricostruire sulle macerie, per ridare valore a parole come «politica », «partecipazione» e «giustizia». Arriveranno, ne siamo certi. E chissà, magari, mentre ci sono, i ‘nostri’ una volta arrivati potrebbero – quasi senza accorgersene, proprio perché distratti – salvare anche loro stessi. Potrebbero salvarsi da se stessi. Ma questo sarebbe veramente chiedere troppo.




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Giuseppe Leonelli
Giuseppe Leonelli

Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato ..   Continua >>


 
 


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