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I nazifascisti torturano e uccidono Ines Bedeschi: 28 marzo 1945

I nazifascisti torturano e uccidono Ines Bedeschi: 28 marzo 1945

Nata in una famiglia di agricoltori, Ines partecipa attivamente alla Resistenza Emiliana, rendendo la sua casa un punto di riferimento per i partigiani


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Durante una missione, a poche settimane dalla liberazione, viene catturata dai nazifascisti la partigiana Ines Bedeschi, che dopo averla barbaramente torturata, senza ottenere alcuna confessione, la fucilano, il 28 marzo 1945, per poi gettare il suo corpo nel Po.

Nata in una famiglia di agricoltori, Ines partecipa attivamente alla Resistenza Emiliana, rendendo la sua casa un punto di riferimento per i partigiani. Ines assume anche compiti di staffetta e porta a termine delicate missioni, incurante dei rischi e dei pericoli, preferisce il supremo sacrificio anziché tradire i suoi compagni di lotta.

I compiti ricoperti dalle donne durante la Resistenza sono molteplici; oltre che assistere i feriti e  contribuire alla raccolta indumenti, cibo e medicinali, partecipano alle riunioni politiche e sanno anche cimentarsi con le armi. Le partigiane diffondono inoltre la stampa clandestina, trasportano cartucce ed esplosivi nelle borse della spesa e hanno cura dei morti.
Particolarmente prezioso è il loro compito di comunicazione: con astuzia riescono a passare i posti di blocco nemici per raggiungere i compagni informandoli dei nuovi movimenti.
Sono solo 19 le donne italiane decorate con la medaglia d'oro militare e tra queste c'è Ines Bedeschi, morta eroicamente per liberare l'Italia.

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