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Dossier inceneritore, il bluff del riciclo della plastica

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La legge nazionale riconosce il contributo di 188euro/tonnellata solo agli imballaggi di plastica


Dossier inceneritore, il bluff del riciclo della plastica

Il Comitato Modena Salute e Ambiente, uno dei protagonisti della opposizione al raddoppio dell’inceneritore, ha realizzato per la Pressa un dossier dettagliato che fotografa attraverso le cifre diffuse dal gestore stesso (Hera) la situazione dell’impianto modenese che brucia ogni anno oltre 200mila tonnellate di rifiuti. 

Pubblichiamo il dossier in più puntate, il mercoledì e il venerdì. Siamo giunti oggi alla ventunesima puntata.

PER ORA HERA NON HA VOLUTO COMMENTARE

Raccolta della  plastica:  ma viene poi recuperata e/o riciclata ? Dipende!

Nota del Comitato MSA: Diamo subito le conclusioni.  La legge 152/2006, tra l’altro, regola,  il riciclaggio/recupero della plastica da raccolta differenziata. Bene, questa stessa legge  consente ampi margini di discrezionalità di gestori per indirizzare quote importanti di plastica (e carta) non al riciclaggio effettivo ma allo smaltimento e quindi anche agli inceneritori!  Perfettamente a norma della stessa  legge! Un po’ di pazienza e ci spieghiamo.

Premessa

Teoricamente  evitare l’incenerimento dei rifiuti è semplicissimo:  basta  recuperare plastica e carta, tra l’altro le prime e più classiche categorie di riciclo, e si spengono da soli.  Ovviamente. Già sotto il solo l’aspetto quantitativo recuperare questi materiali significa eliminare quasi metà dei rifiuti che necessitano all’inceneritore (44%) vedi grafico sotto. Grafico della composizione media dei rifiuti inceneriti (SIA 2003 ipotesi Meta)

Ma considerando l’aspetto energetico diventa ancora più decisivo: carta e plastica forniscono da sole il  74% del potere calorico all’inceneritore di cui quasi metà dalla plastica. Se si recuperano si spegne da solo!  Vedi grafico sotto.  Grafico del Potere Calorico Inferiore riferito alla composizione media dei rifiuti inceneriti (SIA 2003 ipotesi Meta)

Il percorso del “rifiuto” di  plastica.  Per ora saltiamo tutta una serie proposte/modalità su raccolta differenziata, cassonetto, porta a porta, scuole, distributori automatici ecc. 

A proposito:  La raccolta differenziata va fatta sempre, senza se e senza ma, e nel migliore dei modi possibile.   Immaginiamo quindi di aver già ottenuto dai cittadini  una perfetta raccolta del rifiuto di plastica, lavata pulita ecc. della plastica a casa loro pronta da conferire. In quale cassonetto la devono conferire?  Nell’immaginario collettivo al cittadino basta mettere genericamente la plastica nell’apposito bidone giallo e si avvia un percorso virtuoso fatto di riuso, recupero, riciclo.  Non è così scontato,  in forza del decreto Ronchi del 1997, poi sostituito dal Dlgs 152/2006. Dal 1997 nasce il del CO.RE.PLA (COnsorzio REcupero PLAstica) (www.corepla.it) che si occupa di riciclare la plastica. La adesione è obbligatoria per i produttori di plastica e volontaria per i riciclatori. In sintesi questa legge paga un contributo di 188 euro a tonnellata al Gestore che conferisce la plastica, dopo averla raccolta dai cittadini,  al CO.RE.PLA, che poi la avvierà alla filiera di recupero/riciclo. Purtroppo la legge nazionale riconosce il contributo di 188e/t solo agli IMBALLAGGI DI PLASTICA, e per estensione concettuale ai contenitori in genere, quindi bottiglie, flaconi, ecc.   Altri tipi di prodotti pur se fatti con lo stesso materiale, es. posate, bicchieri, ecc., non godono del ritiro e pagamento da parte del CO.RE.PLA).  Questa limitazione del rimborso ai soli rifiuti da imballaggi è uno dei passaggi chiave che condiziona tutta la filiera di recupero della plastica. Dal punto di vista del Gestore  il rifiuto di plastica viene  quindi diviso dalla legge in due parti: IMBALLAGGI con contributo per il ritiro e filiera di recupero/riuso, e  NON IMBALLAGGI senza ritiro di filiera e senza contributo. Da notare che si tratta di un criterio di divisione basato sulla forma fisica (bottiglia ecc.) e non al tipo di materiale, (es. policarbonato) per determinarne il destino di riciclo/recupero/rimborso presso il CO.RE.PLA. Il Gestore prende atto di questo tipo di separazione, la fa sua e indica al cittadino di cui sopra di:               

  • Se riconducibile al concetto di “ IMBALLAGGIO” contenitore, confezione, ecc. va nella raccolta DIFFERENZIATA.
  • Se di altro uso, esempio posate, giocattoli, bacinelle, ecc. conferire nella raccolta INDIFFERENZIATA.
  • Il pannello adesivo sui cassonetti HERA, come di qualsiasi altra multiutility,  indica quali oggetti mettere o non mettere nel cassonetto giallo della raccolta differenziata plastica,  pur se fatti della stessa plastica, es. policarbonato.
  • Il rifiutologo di HERA conferma la destinazione “differenziata” verso il riciclo della plastica “rimborsabile”.

E gli altri oggetti di plastica, es.  posate in  plastica? Il Rifiutologo di Hera: mettere nell’ INDIFFERENZIATO, quindi in mezzo a tutto il resto e probabilmente inceneriti. A norma di legge.

Situazione simile con IREN.  Situazione simile anche con Geovest per le posate in plastica.  E anche per AIMAG le posate di plastica non sono recuperabili e invece le bottiglie di  plastica magari fatte con  lo stesso materiale  invece sono recuperabili.

Abbiamo citato 4 Gestori raccolta rifiuti, due CON INCENERITORI: HERA e IREN e due senza SENZA INCENERITORI : AIMAG e GEOVEST,  ma il risultato è sempre lo stesso. Perfettamente analogo al resto dei Gestori in Italia. Quindi non è il materiale, es. policarbonato, a determinarne l’invio al riciclo, ma solo la forma fisica che assumeDa cui il Gestore: Se la plastica non è Imballaggio = Non ottengo il Contributo di 188 e/t  = Quindi la faccio conferire nel cassonetto dell’Indifferenziato = Seguirà smaltimento in discarica e/o incenerimento. Sui rifiuti nel cassonetto indifferenziato di solito non viene fatta alcuna operazione preselezione e/o separazione e/o recupero prima di essere mandati a smaltimento/incenerimento. La legge limitando il ritiro e pagamento alla sola categoria “Imballaggi” lascia circa il 50% dei rifiuti di plastica privi di copertura economica e quindi a discrezione del Gestore, che spesso li indirizza all’indifferenziato, arricchendolo di potere calorico indispensabile agli inceneritori. In questo modo per la parte riciclaggio plastica la legge costituisce un(involontario?) formidabile e essenziale supporto agli inceneritori che senza questa plastica “non imballaggio” messa nell’indifferenziato non ce la farebbero ad autosostenere la combustione.  Tutto questo in tutta Italia e a perfetta norma di legge. La plastica nel cassonetto giallo “ differenziata”, viene invece selezionata,  anche per togliere quella non “imballaggio” che se conferita erroneamente al CO.RE.PLA. verrebbe o non ritirata  o non pagata.   

Le leggi di riferimento

1997 5 Febbraio Decreto_Legge_22-1997 noto come decreto Ronchi

1997 Novembre  Nasce il CO.NA.I Consorzio Nazionale Imballaggi che si occupa appunto di recuperare/riciclare sempre e solo  gli imballaggi in genere con sei consorzi di filiera, ognuno dedicato a un materiale. Il consorzio di filiera dedicato alla plastica è il CO.RE.PLA (corepla.itDal sito del Corepla …” Nella raccolta differenziata della plastica sono conferibili solo gli imballaggi, ossia quei manufatti concepiti per contenere, trasportare, proteggere merci in ogni fase del processo di distribuzione e per i quali è stato corrisposto il Contributo Ambientale CONAI (CAC). Gli oggetti in plastica non-imballaggio non possono essere immessi nella raccolta differenziata perché i costi del sistema sono coperti in prevalenza dal CAC, posto esclusivamente sugli imballaggi.

Analoghi consorzi di filiera per Acciaio, Legno, Alluminio, Carta, Vetro.       

Il Decreto Ronchi viene poi sostituito da:  2006 22 Aprile Decreto_Legge_152-2006 “Dlgs 152 del 2006 è entrato in vigore il 22 Aprile del 2006, abrogando contestualmente il Decreto Ronchi. Nel Dlgs 152/2006 viene disciplinata la gestione dei rifiuti, degli imballaggi e delle categorie speciali, quali rifiuti elettronici, sanitari, ecc. …”  che mantiene sostanzialmente invariato il meccanismo dei soli imballaggi rimborsabili. 

Dal sito HERA il sistema di funzionamento del CONAI - CO.RE.PLA:

Il Conai, Consorzio nazionale imballaggi, è stato costituito nel 1997 per raggiungere gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio. E’ un consorzio privato, senza fini di lucro, a cui aderiscono circa 1 milione di aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi. Le attività sono svolte da 6 consorzi di filiera che gestiscono il riciclo di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Questi consorzi stipulano convenzioni a livello locale con i Comuni per contribuire allo sviluppo della raccolta differenziata e garantire che i rifiuti di imballaggio provenienti dalla raccolta urbana trovino un effettivo sbocco nella filiera del riciclo e del recupero.Il Consorzio si finanzia principalmente con il contributo pagato dalle aziende che producono imballaggi. Altra voce di ricavo del Consorzio è la vendita di materiali derivanti dalla raccolta differenziata. Il Conai, a sua volta, riconosce a Comuni e aziende che gestiscono la raccolta differenziata un corrispettivo economico utile a sostenere i costi del servizio. La cifra è stabilita a seconda della quantità e della qualità dei rifiuti di imballaggio conferiti, sulla base di accordi quinquennali. I gestori, comunque, possono decidere ogni anno se inviare i rifiuti raccolti al consorzio, che ne assicura il riciclo reimmettendo sul mercato i materiali recuperati, o provvedere autonomamente all’avvio al riciclo. In questo ultimo caso, l’azienda beneficia del ricavato della vendita dei materiali, ma perde il contributo del Conai. Negli ultimi anni gli sforzi del Conai si sono concentrati nel miglioramento della qualità dei materiali raccolti: un obiettivo che, per i gestori, si è tradotto in investimenti per rendere più efficienti i sistemi di raccolta e gli impianti che fanno la prima selezione dei rifiuti.

Questa figura (dal sito Hera) spiega il funzionamento del Conai/Co-re-pla. I  produttori d imballaggi pagano obbligatoriamente un quota al CO.RE.PLA ) (www.corepla.it) per ogni imballaggio di plastica immesso in commercio (593,5 mln di euro).  Poi  CO.RE.PLA rivende la plastica, debitamente vagliata e selezionarta, alle industrie di trasformazione ricavandone altri 244,2 mln di euro. Con queste entrate il CO.RE.PLA  riconosce 1880e/t ai conferitori di imballaggi in plastica per circa 500 mln di euro totali (57% di 850). Da notare che si tratta di un circuito completamente privato, il pubblico non interviene finanziariamente.

Nulla vieta ai Gestori di  attivare una propria filiera di recupero, parallela ma distinta dal CO.RE.PLA.  Oppure di vendere direttamente alle Ditte di trasformazione le plastiche risultanti dalla raccolta differenziata. In questo caso però non godrebbero del contributo CO.RE.PLA. Non abbiamo notizie in merito.

Come sta andando: 

2015  Il CO.RE.PLA in Emilia Romagna ha avviato al recupero effettivo 76.180 t di (“imballaggi”) plastica, 17,5 kg/anno per abitante, meno di 50 grammi a testa al giorno, grosso modo una bottiglia di plastica. Poco sopra la media nazionale di 15,1 kg/a abitante.

Nello stesso anno: 2015  Gli Inceneritori in Emilia Romagna  in Emilia Romagna hanno bruciato circa 220.000 t di plastica, quasi tre volte la plastica effettiva riciclata del Co.re.pla.  Più quella finita in discarica.

Le somme in ballo: questa tabella indica quanto viene pagato dal CONAI ai Gestori.

A titolo di esempio le 48.000 t/a che servono all’inceneritore di Modena valgono ( x188 cad.) circa 9.000.000 di euro letteralmente buttati in fumo per la mancata estensione a tutta la plastica del contributo CO.RE.PLA.

Nota del Comitato MSA: semplificando molto, un primo passo sarebbe estendere il meccanismo di adesione e contributo obbligatiorio al CO.RE.PLA per tutti i produttori / importatori e trasformatori di tutte la materie plastiche. Per allargare di molto la convenienza al recupero/riciclo. E di conseguenza diminuire la quota di plastica avviata all’indifferenziato. A costo zero per il denaro pubblico. Nei 20 anni di vita del CO.NA.I e CO.RE.PLA sono passati governi e parlamenti di tutti i colori politici ma non ci risultano azioni legislative volte a modificare questa situazione. Peccato.

 



Redazione La Pressa
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