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Trasformazione rifiuti in ceneri, cosa cambia coi nuovi regolamenti Ue

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Il problema ceneri nasce dall'abnorme e fuori controllo produzione di rifiuti, sia RSU che speciali


Trasformazione rifiuti in ceneri, cosa cambia coi nuovi regolamenti Ue
La recente richiesta di autorizzazione a realizzare una discarica di rifiuti pericolosi stabilizzati, non pericolosi ed amianto, nel territorio a ridosso di Valsamoggia e Savignano sul Panaro ha illuminato nuovamente lo scenario legato al sistema rifiuti in Regione, mettendo in luce tutti gli aspetti anche negativi di questo approccio, quasi pilatesco, che viene adottato, soprattutto in merito alle ceneri.
Il 32% del materiale da progetto era codificato come ceneri da inceneritori cittadini con codice 190112, scorie pesanti, ritenute fino al 2017, anno di emanazione del regolamento 997/2017, rifiuti non pericolosi, destinati nel progetto presentato, come ammesso dal PRGR della Regione del 2016, in sponda o interstrato della discarica, nonostante non fosse inserita tale voce tra le BREF o le BAT (migliori tecniche possibili).

Il regolamento UE 997/2017 ed i successivi, hanno modificato il quadro di valutazione delle ceneri, inserendo le variabili che sono analitiche, il PH, ma anche legate alla tipologia dei rifiuti, al tipo di inceneritore, ai sistemi di deferrizzazione, e a tutte quelle tecnologie differenti da Stato a Stato e da Regione a Regione che comportano un risultato finale che può essere molto differenziato, e proprio per questo il legislatore europeo ha (come auspicato dalla stessa RER nel PRGR 2016) inteso intervenire con protocolli analitici, ed in base a questi sono proprio gli Stati o le Regioni che dovrebbero valutare la cenere finale, destinandola ad essere recuperabile (non pericolosa) o non recuperabile (pericolosa HP14) e quindi da smaltire.


Il regolamento 997/2017 entrato in vigore nel 2018 ha allertato la Regione Lombardia e non solo, decidendo di realizzare un tavolo con tutti gli Enti interessati, compreso i gestori degli impianti al fine di valutare i risultati a cui si perveniva con la metodologia approvata nella UE, lo stesso ha fatto il LEAP di Piacenza, il Politecnico di Milano. I risultati sia dello studio LEAP/Politecnico che della Regione Lombardia portavano a classificare le ceneri 190112, scorie, come HP14, ecotossiche pericolose, in base al quadro analitico utilizzato, o non ecotossiche se la valutazione veniva fatta con PH differente, lasciando quindi un range di incertezza in merito alla destinazione finale.

La Regione Emilia Romagna invece non ha attualmente ravvisato la necessità e l’opportunità di avviare sperimentazioni con gli Enti collegati, sui rifiuti costituiti da ceneri pesanti da inceneritore per una loro identificazione, come invece effettuato dalla Regione Lombardia. L’assolvimento con la semplice delega, alle analisi effettuate dal produttore delle ceneri (gestore dell’impianto dei rifiuti) e finalizzate alla definizione del codice da attribuire alle stesse, (HP14 o non pericolose), senza il chiarimento in merito da parte della Regione, essendo molteplici le variabili che possono incorrere nella classificazione delle stesse, fino ad essere ritenute HP14 (pericolose), appare non compatibile con il dettato legislativo UE 997/2017 e non in linea con la volontà che i sopradetti regolamenti comunitari vogliono esprimere. A supporto di questo lo stesso studio del Politecnico di Milano, del Laboratorio LEAP di Piacenza, il Tavolo della Regione Lombardia e ISPRA, indicano che la presenza del pubblico è fondamentale per una corretta interpretazione, al fine di avere la certezza che materiale pericoloso non venga ad essere recuperato o nella peggiore delle ipotesi smaltito in discariche per rifiuti non pericolosi, qualora invece avesse caratteristiche incerte (HP14).

Si ricorda che il Regolamento 997/2017/UE, in vigore dal 04 luglio 2017, applicabile dal 5 luglio 2018, definisce le formule di calcolo per l’attribuzione della caratteristica di pericolo HP14 Ecotossico: “rifiuto che presenta o può presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali”. Il Regolamento in sintesi introduce le varie indicazioni di pericolo e non può certamente essere di sola pertinenza del gestore del sistema rifiuti.

Occorre ricordare che il nostro sistema di smaltimento rifiuti, basato su inceneritori e discariche, con 637 kg/ab ha il record nazionale di produzione rifiuti/ab, ed il loro cambiamento di stato fisico, determina costantemente la produzione di ceneri in misura del 25% del totale di rifiuti, cioè ogni 4 anni dobbiamo smaltire o recuperare il monte complessivo di 240000 ton. di rifiuti/anno (Modena) che lasciamo in manufatti di cemento, in sottofondi stradali, in cemento o nel peggiore dei casi in discariche.

Essendo in corso in regione ER l’iter procedurale per la realizzazione e approvazione del PRGR 2022-2027 si è inteso scrivere alla Assemblea Regionale al fine di sensibilizzare il mondo politico in merito al corretto utilizzo delle norme emanate ed in vigore per il pieno rispetto delle stesse, come la UE ha deciso con i regolamenti emanati e come altre Regioni hanno deciso di fare al fine di tutelare il patrimonio ambientale per le prossime generazioni.
Non è certamente auspicabile che analisi così complesse e che prevedono anche la sperimentazione “acquatica” per determinare il grado di tossicità di una sostanza, possano essere delegate al gestore del servizio, in un sistema di rifiuti speciali che sono esenti dalla trasparenza del TUEL (testo unico enti locali) e non di competenza di Atersir, quindi inaccessibili al controllo pubblico se non per Enti autorizzati (ARPAe).

Il problema ceneri nasce dall’abnorme e fuori controllo produzione di rifiuti, sia RSU che speciali (1:4), unita alla importazione di rifiuti da altre Regioni che determinano un combustibile costante per gli inceneritori, da cui la costanza produttiva di ceneri (250.000 ton/anno in Regione) ed il loro destino incerto, recupero o smaltimento, pericolose o non pericolose, lasciando certamente alle future generazioni, le stesse a percolare negli anni nelle prime falde dei fiumi, nei campi, o nell’aria stessa, con le evidenti alterazioni del sistema biologico degli ecosistemi.

Roberto Monfredini - Medico veterinario, comitato scientifico ISDE Italia


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