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Discarica Hera via Caruso, lavoratori in appalto in sciopero

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Presidio S.I. Cobas davanti all'azienda: 'Turni sempre più insostenibili, cambio di contratto e e appalto con nuovi licenziamenti'



Sono tante, di merito, le motivazioni che hanno portato gli oltre trenta lavoratori in appalto che svolgono quasi interamente i servizi di lavorazione dei rifiuti all'interno della discarica Hera di Via Caruso, a protestare sabato, davanti alla sede dell'azienda multiservizi. Turni sempre più insostenibili, a causa di un calo di personale, dovuto anche a licenziamenti seguiti ad un contestato cambio di appalto, ma al quale non ha fatto un calo del lavoro, ma soprattutto uno dei nodi irrisolti del più generale sistema degli appalti tanto diffuso quanto discusso in provincia di Modena. Ne abbiamo avuto conferma soprattutto nel settore alimentare e della carni. Quello che di fatto consente a grandi realtà di appaltare a cooperative a società esterne manodopera, che però opera all'interno delle proprie strutture e alla quale è affidata la maggior parte se non la totalità della produzione o dei servizi. Quando il ricorso alla manodopera esterna dovrebbe avvenire per servizi accessori e non prevalenti. Ciò invece avviene ed in condizioni di lavoro nei fatti peggiori di quelle del personale direttamente assunto dall'azienda di riferimento. Condizioni che spesso cambiano in peggio nei cambi di appalto. Come sembra essere successo nel caso dei lavoratori che operano all'interno della discarica Hera di via Caruso (qui gli addetti dividono i rifiuti indifferenziati da inviare all'inceneritore, al riciclo o alle discariche), con la particolarità che si tratta di un soggetto a partecipazione pubblica, dove il Comune di Modena è un socio importante e dove il ruolo pubblico dovrebbe essere garanzia rispetto alla non applicazione di condizioni contrattuali e lavoratori peggiorative per i lavoratori e per cosi dire 'borderline' per il punto di vista contrattuale.

'La questione che ha portato allo sciopero e al presidio S.I. Cobas - spiega il referente provinciale Enrico Semprini - è il mancato rispetto del verbale del recente cambio di appalto, che prevede il riassorbimento alle stesse condizioni di tutti i lavoratori presenti al momento del subentro nell’impianto di gestione della discarica.

Infatti l’azienda Gea Service, dopo aver preso atto e controfirmato un elenco di persone con il sindacato, ci ha ripensato e ha cominciayo a contestare la legittimità delle assunzioni di tre/quattro persone che erano passati a tempo indeterminato negli ultimi mesi prima del cambio appalto.

Si apre fin da subito un contenzioso, volto alla riassunzione dei lavoratori esclusi e di fatto licenziati, che porta alla loro assunzione con un contratto a tempo determinato, che è terminata il 30 giugno, di modo che ci ritroviamo punto e a capo.

Ecco perché viene dichiarato lo sciopero, anche in considerazione del fatto che i lavoratori della discarica lavorano a ritmi forsennati e dove prima erano 6, ora sono tendenzialmente 4 e molto spesso non sono soggetti a svolgere un turnazione rispettosa dei tempi di riposo giornalieri e settimanali obbligatori per legge, con alcuni che effettuano turni per 8 giorni continuativi o addirittura per 14 giorni per chi lavora di notte.

Dunque si apre la fase di confronto per determinare se lo smaltimento dei rifiuti che si svolge in Via Caruso, sia o non sia da annoverarsi tra i lavori per i quali si applica la normativa di garanzia che prevede una limitazione del diritto di sciopero e la definizione del numero minimo di persone che devono garantire che il servizio medesimo funzioni almeno in parte o che comunque venga garantita la messa in sicurezza del sito di lavoro'

'Tuttavia è evidente - continua Semprini - che la questione del tipo di contratto applicato, è e resta la questione centrale: infatti i lavoratori sono inquadrati, impropriamente, nel contratto Multiservizi, mentre le aziende che si occupano di smaltimento rifiuti, devono inquadrare i lavoratori nel contratto “Igiene ambientale”. Inutile precisare che il contratto Multiservizi, paga molto meno i lavoratori.

Questo fatto però, crea un vero e proprio ingorgo istituzionale, al punto che la “Commissione di Garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali”, non riesce a pronunciarsi in merito alla quantità di persone che devono restare sull’impianto.

Infatti nel secondo allegato che è proprio il documento della commissione, si può vedere il conflitto in cui si trova la Commissione: in sintesi noi sosteniamo che se il contratto multiservizi è corretto, allora significa che i dipendenti di Gea Service svolgono un servizio “accessorio” a quello di Igiene ambientale e, dunque, non sono soggetti alla normativa di rispetto per coloro che svolgono servizi essenziali.





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Redazione La Pressa
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