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Nordio cita casi Mori e Ganzer: 'Chi ripaga dagli errori dei giudici?'

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Il ministro della Giustizia: 'Se è vero che noi oggi siamo circondati da una mafia che si è infiltrata dappertutto la domanda allora è: ma dov’era l’antimafia?'


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'A me pare che quando si parla dello stato generale della giustizia si debbano comprendere anche gli errori giudiziari'. Lo dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante la sua relazione in Aula alla Camera, ricordando i casi dell’ex comandante del Ros Mario Mori e del generale del Ros dei Carabinieri, Gianpaolo Ganzer, portati ad esempio di fenomeni di ‘malagiustizia’.

Il Guardasigilli spiega: 'Ieri abbiamo reso omaggio alle forze dell’ordine, soprattutto ai Ros, che sono stati determinanti nella cattura di Matteo Messina Denaro, vorrei ricordare che il comandante generale dei Ros, che praticamente è quello che ha fondato questo organismo che funziona così bene, è stato sottoposto per 17 anni a un processo penale nel quale è stato assolto alla fine con formula piena, con una carriera rovinata e sembra che nessuno lo abbia risarcito.

Io vorrei che quando si devono tributare questi ossequi a questo benemerito organismo, ci si ricordasse tutte le vittime che sono state fatte nel loro ambito'. Nel video sopra l'intervista de La Pressa a Mori nel marzo 2018 quando la Camera penale di Modena decise di invitarlo a Modena insieme al capitano Giuseppe De Donno. Una presenza che venne bocciata dal mondo della sinistra modenese, da Libera e dal M5S. Il generale che si disse sicuro della sua assoluzione cosa che è avvenuta in Appello.

Dopo il caso Mori, il ministro cita 'il generale Ganzer, altro comandante dei Ros che è stato condannato in primo grado a 17 anni di reclusione per un reato che non esisteva e alla fine è stato assolto. Ma vi pare che questa sia giustizia? Vi pare che sia civile che uno Stato metta sotto processo i suoi più fedeli servitori che vengono estromessi dalle cariche importanti?'. 

'Se è vero che noi oggi siamo circondati da una mafia che si è infiltrata dappertutto la domanda allora è: ma dov’era l’antimafia? – chiede Nordio – Dove erano le legislazioni antimafia se siamo arrivati a questo risultato? Il fatto è che io non credo che l’antimafia abbia lavorato male, al contrario. Credo invece che l’Italia non sia così infiltrata da tutte queste articolazioni mafiose che si siano insinuate fino ai meandri più intimi della nostra vita individuale. Ecco, la realtà sta nel mezzo'.

Il ministro della Giustizia, nel suo intervento alla Camera, torna anche sulle polemiche riguardanti la riforma delle intercettazioni allo studio del Governo: 'Ieri ho detto che molto spesso ci si trova davanti a un sordo che risponde a domande che nessuno gli pone, oggi vorrei dire che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire – precisa Nordio – Ripeterò ancora una volta che non si è mai inteso toccare minimamente le intercettazioni che rigurdano il terrorismo e quelle che riguardano la mafia, e ovviamente quei reati che sono ‘satelliti’ nei confronti di questi due fenomeni perniciosi'.

Nordio spiega su che cosa si interverrà, ossia una ‘stretta’ sulla divulgazione sui giornali per quelle giudiziarie. 'Le intercettazioni – ricorda – sono di tre tipi. La prima è quella che è di comptetenza unica della Procura generale di Roma che riguardano la sicurezza dello Stato: sono le intercettazioni ultra-segrete e che non sono mai uscite sui giornali per una ragione molto semplice, perché è individuabile la competenza di chi deve garantire la segretezza'.

Il secondo tipo di intercettazioni, continua Nordio, 'sono quelle preventive: queste sono autorizzate dal pubblico ministero e servono come impulso delle indagini nella ricerca anche della prova ma soprattutto dei movimenti di quelli che sono i sospettati autori di reati molto gravi. Queste intercercettazioni avvengono sotto la vigilianza e con l’autorizzazione dell’Autorità giudiziaria, cioè del pm, ma tanto sono utili tanto sono segrete per la solita ragione che essendo il pm unico responsabile della loro gestione rimangono in cassaforte del procuratore della Repubblica e non vengono mai diffuse sui giornali perché si individuerebbe subito il responsabile che è il magistrato. Queste intercettazioni sono rilevantissime ed essenziali soprattutto nella fase iniziale delle indagini'.

Poi, spiega Nordio, 'vi è un terzo tipo di intercettazioni, sono quelle giudiziarie e vengono effettuare su richiesta del pm e con l’autorizzazione del gip: qui il pasticcio è colossale, perché il legislatore ha fatto una legge tutto sommata buona ma l’ha fatta così buona che per fare la matita così aguzza la punta si è spezzata. Perché transitando dal pm al giudice delle indagini preliminari attraverso il deposito dei difensori, attraverso il transtio delle segreterie e delle cancellerie, e la selezione che viene fatta nel contradditorio della perizia tra difensori, pm e giudice, poi finiscono sotto l’osservazione di decine di persone, e poiché tutti hanno il diritto di ascoltarle, anche se la gran parte riguarda fatti che nulla hanno a che vedere con i processi, inevitabimente, ecco l’abuso dove sicuramente interverremo. È in questo ‘mare magnum’ di intercettazioni che escono sui giornali con notizie che diffamano e vulnerano l’onore di privati cittadini che interverremo', rimarca il ministro.

'L’Italia non è fatta di pm e questo Parlamento non deve essere supino e acquiescente a quelle che sono le affermazioni dei pubblici ministeri', aggiunge poi Nordio. 'Così come questi colleghi vedono la realtà attraverso la loro lente di ingrandimento, anche le Camere penali degli avvocati vedono questi problemi sotto un profilo completamente diverso, opposto a quello dei pm. Ma la politica rappresenta i cittadini che non sono né pm né membri delle Camere penali. Noi dobbiamo trovare una composizione che ruoti attorno all’articolo 15 della Costituzione che dice che la segretezza e la libertà delle comunicazioni sono inviolabili, da qui non si scappa'.


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