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Sofferenza, gratitudine, speranza: la preghiera nell'emergenza Covid

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Intervento dell'Arcivescovo Erio Castellucci a Unimore per la XXIX giornata mondiale del malato: 'La relazione medico paziente confermata fondamentale'


In occasione della XXIX Giornata Mondiale del Malato che si celebra l'11 febbraio, giorno dell'apparizione della Madonna di Lourdes, Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena - Nonantola ha visitato gli ospedali modenesi per incontrare gli operatori e parlare del tema di quest'anno «Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8) che declina il tema La relazione di fiducia alla base della cura dei malati. Ieri, Mons. Castellucci ha celebrato la Messa nella Chiesa dell’Ospedale di Baggiovara, oggi, dalle 13,15 ha incontrato una rappresentanza dei sanitari nell’Aula Magna del Centro Didattico del Policlinico, insieme al Direttore Generale Claudio Vagnini, il Magnifico Rettore, Carlo Adolfo Porro, il Sindaco e Presidente della CTTS Gian Carlo Muzzarelli in Aula Magna. Prima dell'intervento si è intrattenuto con i giornalisti per una riflessione sulla giornata, l'Arcivescovo di Modena e Nonantola ha ricordato le parole che hanno accompagnato l'emergenza Covid e che hanno sostanziato la preghiera: sofferenza, gratitudine e speranza. In una emergenza che ha rimesso al centro l'importanza della relazione tra pazienti, medici ed operatori sanitari, coinvolti più che mai, nell'emergenza anche in sostituzione dei famigliari, obbligati alla distanza

Nel suo intervento di fronte ai medici e al personale ospedaliero Mons. Castellucci è partito dal racconto della Peste manzoniana che nel 1630 anche a Modena mieté molte vittime. “I Promessi Sposi parlano di incredulità, negazionismo, superstizione da parte dei cittadini e delle autorità dell’epoca che si scontrarono con le autorità sanitarie che, invece, avevano colto il pericolo e pagarono un prezzo altissimo di vite umane, come gli ordini religiosi che gestivano i lazzaretti. Alcuni di questi sentimenti purtroppo ci sono anche oggi di fronte a questa pandemia. Per fortuna, le autorità politiche questa volta hanno in gran parte collaborato con i sanitari. Desidero ringraziare il personale sanitario che in questi mesi si è speso per prendersi cura degli altri. Ringrazio tutto il personale religioso e laico che si è impegnato nella cura spirituale dei pazienti. Queste crisi ci insegnano che la vita è un dono e dobbiamo essere compassionevoli verso gli altri, perché dal male possiamo ricavare bene. Sono vicino ai pazienti e ai loro famigliari”

Carlo Adolfo Porro, rettore dell'Università di Modena e Reggio Emilia, ha sottolineato come l’evento celebri la Giornata del Malato, non della cura per ricordare che la persona viene prima di tutto. “La ricerca ha fatto passi da gigante ma il malato è ancora simile a com’era all’epoca di Manzoni: fragile fisicamente e psicologicamente, per questo un approccio scientifico non può prescindere da quello relazionare. Per questo motivo ringrazio tutti coloro che si sono presi cura delle persone in questo periodo”.

Claudio Vagnini ha precisato che il tema del prendersi cura della persona nel suo complesso è fondamentale come evoluzione della sanità e ha rivendicato il ruolo della sanità pubblica che in questa pandemia si è dimostrata decisiva. “I nostri ospedali sono stati in prima linea nella gestione di questa pandemia e anche i nostri operatori si sono anche ammalati. Credo che questo sforzo meriti il rispetto di tutti, un rispetto che c’è stato nella prima ondata e che è scemato nella seconda, quando la spinta di solidarietà si è smorzata forse a causa della stanchezza di tutti. Invece è fondamentale che mantenere questo spirito di unità fino a quando non saremo usciti dalla crisi. Rispettiamo le regole e ce la faremo, come dimostra il fatto che i dispositivi di protezione e l’igiene della mani hanno quasi eradicato l’influenza di cui quest’anno non si parla”.

Gian Carlo Muzzarelli ha voluto cominciare con un forte ringraziamento al personale sanitario che ha dato risposte all’emergenza. Tutti insieme abbiamo risposto e stiamo rispondendo come comunità. Solo in questo modo possiamo uscirne. Inoltre dobbiamo continuare a lavorare sulla ricerca che ci consente di far progredire la medicina. In un solo anno siamo riusciti ad arrivare al vaccino proprio grazie all’esperienza maturata negli anni precedenti. La scienza e la ricerca sono le nostre armi migliori insieme al rispetto delle regole.”

Al termine dell’incontro, prima di un momento di preghiera, l’evento è stato idealmente dedicato al dottor Lino Piccinini, storico oncologo del Policlinico e di UNIMORE, scomparso proprio ieri a ottant’anni. Un saluto da parte di tutti i colleghi a un uomo che ha scritto la storia dell’Oncologia Modenese.




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