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Per i 2.200 anni di Modena, a Modena i disegni di ciò che è stato sepolto per sempre

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In centro storico, da oggi al 14 maggio, grafiche ad effetti 3d riprodurranno illusoriamente il sottosuolo della Modena romana affiorato dagli scavi ma poi cancellato


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In cinque diversi luoghi del centro storico di Modena  da oggi al 14 maggio, altrettanti street artist internazionali (Kurt Wenner, Leon Keer, Julian Beever, Eduardo Relero e Vito Mercurio), sfonderanno illusoriamente la pavimentazione della città attraverso la tecnica artistica dell’anamorfismo, per “svelare” con la Street art 3D i siti più significativi della città romana di Mutina, celata nel sottosuolo. Ciò nell'ambito del programma, realizzato col sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, di “Mutina Splendidissima”, nei 2200 anni dalla fondazione e nell’ambito del progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, che riunisce Modena, Reggio Emilia e Parma. 

L'evento, certamente suggestivo nei giochi di prospettiva riporta però alla mente una delle tante occasioni mancate di valorizzazione del patrimonio storico della città: quella del parco archeologico di Piazza Roma. Dove durante gli scavi (foto) erano stati trovati manufatti in ottimo stato di conservazione risalenti alla fondazione della città, nel 183 a.c.


Gli artisti impegnati, i luoghi dei work in progress e le ricostruzioni virtuali della Mutina romana

  • Julian Beever: Piazza Grande, area antistante Banca Unicredit - DOMUS
  • Leon Keer: Sagrato della Chiesa di San Biagio, via del Carmine 4 - CAPITOLIUM
  • Vito Mercurio: Piazza Roma - MURA
  • Eduardo Relero: cortile del Palazzo della Provincia, viale Martiri della Libertà 34 - TERME
  • Kurt Wenner: cortile di Palazzo Carandini, via dei Servi 5 - ANFITEATRO

Un salto a 11 anni fa - Modena entusiata del progetto di un parco archeologico
Alla fine del mese di maggio del 2006, in collaborazione con il Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena, fu condotto un saggio di scavo in Piazza Roma, a Modena,  preliminare agli studi sulla riqualificazione della Piazza, che portò alla luce alcune strutture di età romana. Il saggio -consistente in una trincea lunga 13 m, larga 4 m e profonda 6 m-, individuò un tratto di mura perfettamente conservato da riferire alle fortificazioni di età romana, un muretto parallelo alle fortificazioni con la base di un pilastro e un piano di calpestio con laterizi.

Di fronte all'eccezionale ritrovamento, la città, che a quel tempo dibatteva ancora sull'ipotesi di un parcheggio interrato nella piazza (segno di quanto sia corta e politicamente schizofrenica la programmazione delle opera pubbliche), si scatenò in manifestazioni di entusiasmo. 'll parcheggio interrato in piazza Roma e il sito archeologico di valorizzazione dei reperti romani recentemente scoperti potranno essere realizzati entrambi nella piazza' - si affrettò subito a dire l'Assessore Daniele Sitta. Ipotesi dichiarata fattibile anche dal Soprintendente Luigi Malnati. 

Il Sindaco di Modena Giorgio Pighi lesse in Consiglio comunale  parte della relazione della Sovrintendenza, ricordando che 'la tipologia del muro e le caratteristiche dei mattoni utilizzati fanno risalire l'opera alla fondazione di Mutina nel 183 a.c. A tre metri verso sud si è trovato un muretto largo 45 centimetri e alto 60, che probabilmente delimitava uno spazio aperto (un orto o un giardino) e che segnala i primi insediamenti civili della città'.

Quella del parco archeologico fu un'idea che incontrò un fronte trasversale di apprezzamento, soprattutto nell'ottica di un richiamo turistico, che in un buon piano di marketing turistico e territoriale poteva fare il paio con il sito Unesco di Duomo e Ghirlandina (mai opportunamente promosso), ma alla fine, anche di questa idea, che sarebbe potuta in breve diventare progetto, non se ne fece nulla. Le straordinarie tracce della Mutina del 183 a.c. vennero sepolte e dimenticate sotto metri di terra. Piazza Roma venne poi chiusa parzialmente al traffico e da essa vennero cancellate per sempre i manufatti romani che erano emersi. Oggi cancellati, perchè nemmeno richiamati da un cartello, una bacheca, qualcosa che ne richiami l'esistenza. Cancellati, proprio nel momento in cui saranno celebrati. 

E di esempi, ricordano gli esperti, ce ne sono tanti. Un'altro su tutti: il prezioso mosaico sepolto sotto la chiesa di Santa Maria delle Assi, dove era ubicata un domus romana. La questione, certo, è sempre quella: economica e gestionale. Economica perché, al di la dell'impatto e dei vincoli urbanistici, tenere aperto un sito archeologico costa, tanto. Diventando insostenibile nel momento in cui non si accompagna, come è successo per il sito archeologico di Montegibbio, un piano pluriennale di promozione turistica, capace di generare entrate, oltre che conoscenza. 

Fatto sta che il tema delle risorse c'entra anche quando si promuovono iniziative spot che il giorno seguente alla programmazione lasciano il deserto. Perché, forse, qualche installazione in più, a ricordare le bellezze sepolte del sottosuolo e della storia, ci voleva, e in modo permanente. Non certo vincolata al mordi e fuggi di alcuni artisti.

Gli esempi virtuosi, tali da fare sfigurare Modena, ci sono. A Bologna, all'interno della chiesa di San Pietro sono visibili i resti della città romana grazie ad un pavimento in vetro. Resti accessibili direttamente con una scala dai visitatori. Così come a Ravenna dove la domus simile a quella emersa a Modena in Santa Maria della Assi è stata resa visibile in modo permanente e per questo visitata da migliaia di turisti.

Nella galleria fotografica le immagini che saranno riprodotte nel centro storico e nei luoghi più significativi della Modena Romana

 



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