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Sicurezza, il Patto tra Modena e Minniti compie dieci anni

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L'attuale ministro ed allora Viceministro dell'Interno promise 25 agenti in più. Dopo due anni fu il Consiglio Comunale a ricordare alla giunta che molti impegni presi rimasero sulla carta


Sicurezza, il Patto tra Modena e Minniti compie dieci anni

 
 
Nei giorni scorsi, ad un anno dalla firma, abbiamo ricordato il Patto per la sicurezza, firmato dal Sindaco Muzzarelli. Oggi ricordiamo quello che l'attuale Ministro dell'Interno, 10 anni fa Viceministro nel Governo Prodi Marco Minniti, firmò a Modena, insieme all'allora sindaco Giorgio Pighi e all'allora Prefetto Giuseppe Ferrorelli. Allora si chiamò'Patto per Modena sicura', ma i contenuti, obiettivi e slogan rimanevano quelli. Che già anni prima vennero sanciti da un altro 'Patto': quello che il sindaco Barbolini firmò con l'allora ministro dell'Interno Jervolino: Contrastare l'escalation criminale attraverso il rafforzamento di strumenti diretti. Di breve e di medio periodo.


  
Un documento, quello di dieci anni fa, sottoscritto dall'attuale ministro dell'interno e allora Viceministro (uomo che la storia politica di questi ultimi anni conferma adatto a 'tutte le stagioni'), che delineava 'le politiche per la sicurezza urbana, puntando sempre di più - rileggiamo dal documento - sia alla prevenzione dei reati sia all'incisività delle azioni di contenimento, dando priorità all’ascolto dei cittadini e al confronto con tutte le espressioni del tessuto sociale, associativo, produttivo, del mondo del lavoro e della rappresentanze delle comunità immigrate, per definire quindi in maniera condivisa e partecipata le strategie di intervento'

Un Patto tanto più importante da rivedere, sia alla luce del decennale dalla firma, ma soprattutto significativo perché oggi chi guida il Ministero dell'Interno, è lo stesso che una volta anche a Modena avrebbe dovuto dare una svolta nelle politiche di contrasto alla criminalità.

Il documento, di durata biennale doveva garantire la continuità con i precedenti “Contratti di sicurezza” siglati tra Comune e Prefettura, elenca soggetti, ruoli, tempi, risorse e criteri di valutazione di tutte le azioni che i due soggetti istituzionali – in collaborazione con altri soggetti pubblici e del privato sociale - metteranno in campo e che troveranno un punto di accordo operativo in un apposito comitato che sarà espressione della volontà di agire in modo integrato delle varie forze sul territorio, nel pieno rispetto delle rispettive competenze e delle normative vigenti. 
La maggiore integrazione tra le varie forze di polizia sarà applicata in particolare nelle azioni della Polizia di Prossimità, nella gestione delle segnalazioni da parte dei cittadini, nella gestione del sistema di videosorveglianza e in tutte quelle situazioni di grande complessità, simili - per citare l’esempio più importante – al complesso Rnord, in cui si è dimostrata fondamentale la condivisione delle conoscenze e delle competenze'.

Un patto che puntava a maggiori azioni per la prevenzione dei reati che destavano maggiore allarme sociale e la ferma volontà di controllo e accertamento dei fenomeni di illegalità e criminalità economica. 'Quest’ultimo tema, in particolare - recitava il documento -  richiama diverse tematiche, tra le quali il riciclaggio, lavoro nero, contraffazione dei prodotti e truffe a danno delle imprese e ha il duplice obiettivo di preservare il tessuto economico del territorio e affermare un principio di legalità nel mondo della produzione. Il documento, che auspica lo snellimento delle procedure amministrative per il rilascio del permesso di soggiorno, richiama infine anche ad un impiego del volontariato e garantisce che tutte la priorità delle azioni e i progetti relativi alla sicurezza sarà valutata dal Comitato'.
 
Obiettivi che, almeno in linea di indirizzo, sono rimasti prioritari oggi, forse proprio perché per buona parte non sono stati raggiunti. Non a caso, due anni dopo le firme di Minniti e Pighi ci volle un Ordine del Giorno presentato dal capogruppo PD Paolo Trande (oggi Art. 1 Mdp), che tracciava un bilancio non proprio lunsinghiero di quel Patto, per ricordare alla giunta (Assessore alla sicurezza era Marino), che gli obiettivi fissati due anni prima non erano stati raggiunti, e le promesse non onorate a pieno, compresa quella dei 25 agenti a promessi appunto da Minniti in rafforzamento dell'organico di Polizia di Modena.

Desolanti conclusioni, simbolo di un patto che come altri rimase per buona parte sulla carta, che vennero condivise da tutte le forze di maggioranza che a due anni dalla firma del Patto decisero non a caso di approvare l'ODG del PD che chiedeva al Governo di onorare quegli stessi impegni sanciti dal patto due anni prima.

A conferma che il problema non è quello dei 'Patti' ma è quello di avere la volontà politica di farli rispettare e di verificarli, alla scadenza, punto per punto, Anche solo per tararli. Cosa che a Modena non ricordiamo sia mai stata fatta, almeno con la stessa enfasi con cui quei patti furono firmati. Non abbiamo mai visto e sentito tracciare un bilancio punto per punto sul come promesse ed impegni si siano tradotti in azioni e risultati concreti. Sulla sicurezza integrata, sulla polizia di prossimità, sul Poliziotto e sul vigile di quartiere (ancora richiesti a gran voce oggi), fatti sparire senza spiegazioni ufficiali, su quanto specifiche azioni abbiano inciso sulla lotta ai singoli reati. E forse, su questo punto, prima di riproporre un altra pomposa firma, sarebbe meglio guardarsi un po indietro, a dieci o anche solo ad un anno fa. Anche solo per correggere il tiro.

Gianni Galeotti


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