'Nessuno mette in dubbio l'esigenza di tutelare nel miglior modo possibile la sicurezza stradale, anche alla luce dei ripetuti tamponamenti ai quali abbiamo assistito negli ultimi giorni - continua Cinzia Franchini -. Eppure la chiusura dell'A22 non può diventare la normalità in caso di nebbia: l'intero settore dell'autotrasporto, già gravato da problemi atavici e ben noti, dall'aumento quasi quotidiano del gasolio, già umiliato dalla decisione dell'Austria di vietare il transito di notte ai tir italiani dopo il Brennero, non può farsi carico anche di questo. Davanti all'assenza di una vera rete infrastrutturale alternativa a quella autostradale, i costi per le tante imprese italiane di autotrasporto in termini di ritardi nelle consegne appaiono eccessivamente gravosi'.
'Chiediamo quindi di adottare la chiusura delle autostrade, a partire dalla A22, solo in caso di condizioni estreme e di mettere in campo invece tutte le misure alternative possibili in termini di sicurezza: dal potenziamento della segnaletica luminosa, alla perfetta manutenzione della segnaletica sia orizzontale che verticale sulla strada, per avere un sicuro riferimento nella guida, fino all'uso della cosiddetta safety car. Parallelamente domandiamo che vengano poste in essere dalle società autostradali forme di compensazione economica, anche in termini di sconti dei pedaggi direttamente in fattura a fine mese, negli orari di chiusura'.
'Se questa è l’efficienza di un’autostrada che si picca di essere all’avanguardia della sostenibilità e della tecnologia tanto varrebbe che l’Anas la riportasse all’interno della propria organizzazione, tanto più che la concessione di A22 è scaduta da 10 anni ormai - sbotta Franchini -. Sarebbe difficile fare peggio di quanto fanno gli attuali vertici di A22. Ci sarebbero anche vantaggi per tutti gli utilizzatori per l’azzeramento o la forte riduzione dei pedaggi, similmente a quanto già accaduto in Spagna dove, al termine delle concessioni, sono stati liberalizzati oltre 1.300 km di rete autostradale a vantaggio di tutti gli utenti. Perché in Spagna si riesce a liberalizzare la rete a fine concessione, mentre in Italia si perpetuano a mo’ di moderno potere feudale'.



