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Il Sistema pedaggi: ecco da dove provengono i 114 milioni di Fitalog

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Ecco come funziona il Sistema dei rimborsi Pedaggi che consente alla Fai Service di Palenzona e alla Fitalog di Bini di avere ricavi annuali stratosferici


Il Sistema pedaggi: ecco da dove provengono i 114 milioni di Fitalog


Abbiamo descritto ieri il ruolo centrale nel sistema Concessionari autostradali-pedaggi ricoperto a livello nazionale da un semi sconosciuto amministratore locale, il sindaco di Castelnovo ne' Monti Enrico Bini, presidente e da oltre 20 anni membro del Cda del Consorzio di servizi per l'autotrasporto in conto terzi, Fitalog.
Ma come funziona esattamente il sistema dei rimborsi pedaggi (tecnicamente riduzioni compensate dei pedaggi autostradali) che consente a Fitalog di avere ricavi annuali per 114 milioni di euro?
Proviamo a descriverlo brevemente.

Il sistema attuale dei rimborsi per le aziende dell'autotrasporto,  ricordiamo pagati incredibilmente dallo Stato e non dai Concessionari autostradali, si basa su cinque scaglioni di fatturato, con una soglia minima di 200mila euro e fino ad oltre  5 milioni.
Per quest'anno le percentuali di indennizzo sono queste: 200mila-400mila sconto del 4%, 200mila-1,2 milioni sconto del 6%, 1,2 milioni-2,5 milioni sconto dell'8%, 2,5-5milioni sconto del 10% e oltre 5 milioni sconto del 13%.


Questo sistema impone nei fatti alle piccole aziende che non raggiungono queste soglie minime di fatturato in pedaggi (ma anche a quelle medio-grandi essendo il livello massimo, oltre 5 milioni di euro, davvero altissimo) di aderire a qualcuno dei Consorzi di servizi presenti sul mercato e riferibili, quasi tutti, ad una associazione di rappresentanza (Confcommercio, CNA, Confartigianato, ecc.), pagando oltre alla quota associativa  le percentuali che, annualmente,  il consorzio si trattiene alla fonte, decurtandoli dai contributi statali,  per espletare la pratica burocratica di rimborso, ovvero la richiesta dei contributi al Ministero dei Trasporti.
Il Consorzio che poi eroga 'lo sconto' in media 2 anni e mezzo dopo l'anno di competenza.

La tabella sottostante (fonte: Albo nazionale degli autotrasportatori) riporta gli ultimi dati disponibili:



Come detto, il meccanismo però è tale che una fetta di quanto stanziato ogni anno dallo Stato va a finanziare i Consorzi stessi, con il clamoroso conflitto di interessi vissuto dal presidente dell'associazione delle autostrade, Aiscat,  Fabrizio Palenzona, che oggi è anche contemporaneamente presidente di Fai Conftrasporto e per anni ha presieduto la Fai Service, maggiore beneficiaria insieme alla Fitalog di Enrico Bini tra queste Società di servizi.

Per dare qualche numero concreto: per fare da intermediari tra le Autostrade (o meglio lo Stato) e gli autotrasportatori i Consorzi di Servizi chiedono agli associati (associati obtorto collo come detto) una percentuale che varia dall’1,5% al 4%, mentre il costo per le garanzie finanziarie da fornire al Consorzio incide da un minimo dello 0,45% ad un massimo dell’1%. Tutto incluso in media l’autotrasportatore deve pagare ogni mese sul suo fatturato il 3,50%.

Il risultato finale è l’autotrasportatore che associandosi ad un Consorzio accede allo sconto massimo, ottiene un rimborso reale non del 13%, ma circa del 4% se si considera il costante aumento dei pedaggi autostradali e i costi vari del servizio consortile.

E allora a chi conviene mantenere questo Sistema? Alle singole imprese, agli autotrasportatori che ogni giorno viaggiano sulle strade italiane o ai Consorzi di Servizi? Tutto questo al netto del costo che lo Stato (la collettività) comunque si accolla per sostenere la scontistica al posto dei Concessionari autostradali.   

Giuseppe Leonelli



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