Amava la politica perchè credeva che la politica potesse davvero contribuire al bene comune, scendeva negli scantinati delle strategie perchè sapeva che, in ogni risalita, sarebbe uscito con le mani pulite e con la capacità di guardare il cielo con la coscienza linda. Eternamente aperto al nuovo, desideroso di conoscere il pensiero dell'altro e trasmettere un pezzo della propria esperienza, è rimasto in contatto fino all'ultimo con sindaci, consiglieri regionali e parlamentari in carica, convinto che imparare e aiutare fossero due facce della stessa moneta. Rivendicava con orgoglio e coraggio la propria storia, umana, politica e personale. La famiglia di origine, gli insegnamenti semplici e profondi della sua mamma, il suo percorso da calciatore professionista e poi da sindaco e da parlamentare, gli anni fortunati della seconda metà del secolo scorso, l'amore per la moglie, per i figli. Un racconto orale e messo nero su bianco nei tanti libri che ha pubblicato.
Sapeva ascoltarmi e sapeva sorridere davanti alle mie continue e provocatorie intemperanze, voleva sapere dei successi calcistici e delle ambizioni dei miei figli e mi rimbrottava per gli articoli che non apprezzava. Mai con fare paternalista, ma con l'atteggiamento di chi cammina a fianco dell'altro senza imporre nulla, ma per il puro gusto dello scambio. Era un ottimista convinto, garantista fino al midollo, liberale senza la necessità di definirsi tale, di sinistra senza ostentarlo: non aveva bisogno della illusione della social catena leopardiana per fidarsi del prossimo. E non aveva bisogno nemmeno di Dio per voler bene agli altri. Era un uomo libero e mi mancherà tanto.
Giuseppe Leonelli

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