Facendo leva sulla delusione del segretario cittadino Depietri sul caso Aimag, ha alzato la posta mettendo sul tavolo il nome di Marco Reggiani (da sempre inviso alla Depietri) per il Cdi della Fondazione di Carpi. Ovviamente non lo ha fatto in prima persona, ma ha fatto trapelare la notizia sull'organo di stampa 'amico'. A quel punto la Depietri non ci ha più visto e, in un moto d'orgoglio, ha abbandonato il partito sbattendo la porta, pur con un comunicato formalmente urbano.
Con la Depietri fuori dai giochi, Righi ha potuto così attuare la fase due della sua arzigogolata strategia, degna a onor del vero di ben altre battaglie.
Consapevole di quanto Reggiani avrebbe potuto essere ingombrante all'interno del sistema di potere della Fondazione, Righi prima lo ha fatto rosolare per un mesetto mettendo pressione ai Consiglieri della Fondazione, poi nelle ultime ore antecedenti il Consiglio ha lasciato trapelare - sempre nello stesso modo - che il nome dell'ex segretario Dem avrebbe potuto essere non gradito al Cdi e in particolare al grande capo Mario Arturo Ascari. Per chiudere il cerchio, contestualmente, ha presentato una terna con un solo nome femminile, quello di Alice Degl'Innocenti.
A quel punto non gli è rimasto che attendere. Il risultato finale è stato infatti quello sperato: fuori Reggiani, dentro la fedelissima Degl'Innocenti.
E qui torniamo al punto iniziale: di troppa strategia a volte si soccombe, soprattutto se gli incastri pensati a tavolino non sono supportati da un disegno politico complessivo e si fondano su alleanze a geometria variabile a seconda delle convenienze. Reggiani finchè era utile per far fuori la Depietri è stato coccolato dal sindaco, quando il suo compito si è esaurito è stato gentilmente messo alla porta, un trattamente simile a quello riservato alla Ruggiero, utilizzata come ariete per far passare l'operazione Hera, e poi scaricata una volta che la Corte di Conti ha fatto naufragare il progetto.
Ebbene, lasciarsi alle spalle tanti malumori e risentimenti è davvero il modo migliore di vincere? A fuori di abbattere sponde, cosa resta su cui appoggiarsi?
Giuseppe Leonelli

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