I consiglieri regionali di Fratelli d'Italia, Annalisa Arletti e Ferdinando Pulitanò, hanno presentato in questi giorni un’interrogazione alla Giunta dell’Regione Emilia-Romagna per chiedere conto delle risorse pubbliche destinate all’inclusione dei Rom e dei Sinti e verificare se tali fondi abbiano prodotto risultati concreti a tutela della legalità e della sicurezza dei cittadini.'Purtroppo, la cronaca recente di Modena ha nuovamente portato alla luce episodi gravissimi di criminalità legati a residenti del campo nomadi abusivo di via Canaletto. La tragedia avvenuta in via Nonantolana impone una riflessione seria e non più rinviabile. Non possiamo limitarci all’indignazione del momento: da anni i campi, che sorgono anche dove non dovrebbero, finiscono sulle pagine di cronaca per condizioni di degrado, incendi, illegalità e rischio per l’incolumità delle persone', ha spiegato il consigliere regionale Annalisa Arletti.'Pertanto, chiediamo alla Regione di chiarire se quell’area rientri effettivamente tra le strutture monitorate dai progetti di inclusione finanziati con fondi europei e regionali destinati alle comunità Rom e Sinti. È inaccettabile che si spendano risorse pubbliche per obiettivi di integrazione, mentre situazioni come questa restano irrisolte e sotto gli occhi di tutti.
I cittadini onesti, che pagano le tasse, hanno il diritto di sapere dove finiscono i soldi pubblici, quali progetti sono stati attivati e perché non si è raggiunto alcun reale superamento delle condizioni di marginalità e illegalità', ha proseguito Arletti.'In Europa esistono linee guida e strategie nazionali che impongono il superamento dei ‘campi’ come luoghi di segregazione a favore di soluzioni abitative dignitose e percorsi monitorati di legalità. Se da anni la Regione riceve fondi strutturali e d’investimento europei (come dal Programma FSE+ 2021-2027) proprio per contrastare la marginalità e favorire l’inclusione, è legittimo chiedersi come mai non si sia ancora visto un risultato concreto. La realtà modenese sembra smentire gli obiettivi ufficiali dei finanziamenti: degrado e fenomeni di illegalità persistono, in spregio alle finalità dichiarate', ha continuato Arletti.'Considerato che la normativa europea e nazionale collega l’erogazione di fondi al rispetto di condizioni chiare – come istruzione per i minori, inserimento lavorativo regolare e convivenza civile – è evidente che qualcosa non ha funzionato. Per questo abbiamo chiesto alla Giunta quali azioni di verifica vengono messe in atto per accertare che i percorsi di inclusione non rimangano solo sulla carta, ma producano effetti tangibili', ha aggiunto il consigliere regionale Ferdinando Pulitanò.'Se gli obiettivi di legalità ed emancipazione non vengono raggiunti, la Regione deve spiegare perché i fondi continuano ad essere erogati e se intenda attivare le clausole di monitoraggio per sospenderli o ricalibrarli dopo aver svolto un’azione di monitoraggio e programmazione.
Non è più possibile continuare con il modo di agire ideologico e ipocrita della sinistra', ha detto Pulitanò.'Non possiamo accettare che mentre si parla di ‘inclusione’ nei documenti ufficiali, nei fatti interi anni passino senza che si ponga rimedio a situazioni di degrado, insicurezza e illegalità alla luce del sole. La Regione deve dare risposte chiare, trasparenti e documentate su come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quali risultati reali esse abbiano prodotto sul territorio, a tutela della sicurezza dei modenesi e del rispetto delle norme nazionali e comunitarie', ha concluso Pulitanò.