In carcere l'indagato - fa spere Giannelli - è seguito settimanalmente da una psichiatra e assume una terapia farmacologica di stabilizzazione. Giannelli smentisce alcune ricostruzioni: “Non ha una cella singola con televisore. Non può tenere libri: quelli che gli ho portato sono stati respinti perché manca l’autorizzazione. Sono pratiche del carcere, nulla di più”. Ciò anche in risposta alla nostra domanda basata sul fatto che risultasse che dopo l'annuncio dello stesso avvocato la richiesta di ricevere una bibbia e di incontrare un prete fosse stata confermata.
Sul rischio suicidario che ne avrebbe motivato una condizione restrittiva particolare Giannelli afferma: “È un tema medico-sanitario, delicato. È comunque un soggetto attenzionato per la sua evidente fragilità”.
Il legale racconta di parlare ogni giorno con il suo assistito anche del 16 maggio: “Parliamo un’oretta, ma ciò che mi dice è personale. Si confida, si sfoga, e non sta a me raccontarlo. Parliamo di quanto successo quel giorno, perché deve acquisire consapevolezza. Ma credo che non sia ancora in grado di fare quel passo necessario: rendersi conto della gravità del gesto. Il pentimento verrà solo quando maturerà questa consapevolezza”.
Giannelli commenta le critiche per il suo incarico, come avvocato esposto anche in difesa di altri personaggi coinvolti in indagini relative per esempio, al finanziamento ad organizzazioni estremiste islamiche. “Mi ha fatto sorridere. Sono un legale modenese piuttosto conosciuto: la migliore amica della sorella di El Koudri era stata mia cliente in un processo penale. Si sono rivolti a me e ho accettato sapendo che sarebbe stato un processo complicato, perché difendere la persona più odiata a Modena non è semplice”.
“Ho accettato perché tutte le persone hanno diritto a un processo. E perché, in un caso così delicato, ho visto affermazioni piovute dal cielo: che fosse un attentato terroristico, che la sua etnia o la sua religione fossero indizi.
E aggiunge: “Secondo me El Koudri è vittima di un disagio psichiatrico, non la mano di un’organizzazione terroristica. Pensare che la mia nomina implichi chissà quali retroscena fa un torto alla giustizia di questo Paese, non a me”.
L’udienza di questa mattina, convocata per il conferimento dell’incarico ai consulenti psichiatrici, ha segnato un passaggio decisivo nel procedimento a carico di Salim El Koudri, autore dell’attentato del 16 maggio a Modena. Per la prima volta l’indagato era presente in aula. Il suo difensore, l’avvocato Fausto Giannelli, spiega: “Gli ho chiesto io di venire. È importante che cominci a rendersi conto di ciò che ha fatto. Quando una persona rischia pene gravissime deve essere presente a ogni passaggio del processo”.
Il legale insiste soprattutto sulle condizioni mentali dell’indagato. “Ho visto un ragazzo assolutamente incapace di comprendere ciò che faceva”, afferma. “È una percezione soggettiva, certo, ma confermata dalle cartelle cliniche del Centro di Salute Mentale, che aveva diagnosticato un disturbo psichiatrico in un passato abbastanza recente”.
Secondo Giannelli, la situazione sarebbe addirittura peggiorata: “Da quel passato la condotta è peggiorata, l’atteggiamento era ancora, se possibile, peggiore.
'Difendere la persona più odiata a Modena non è facile'
Giannelli affronta anche le critiche ricevute per aver accettato la difesa. “Mi ha fatto sorridere. Sono un legale modenese piuttosto conosciuto: la sorella di El Koudri, la sua migliore amica, era stata mia cliente in un processo penale. Si sono rivolti a me e ho accettato sapendo che sarebbe stato un processo complicato, perché difendere la persona più odiata a Modena non è semplice”.
Rivendica però la scelta: “Ho accettato perché tutte le persone hanno diritto a un processo. E perché, in un caso così delicato, ho visto affermazioni piovute dal cielo: che fosse un attentato terroristico, che la sua etnia o la sua religione fossero indizi. Tutte cose che andavano confutate, non per difendere un gesto indifendibile, ma per cercare la verità”.
E aggiunge: “Secondo me El Koudri è vittima di un disagio psichiatrico, non la mano di un’organizzazione terroristica. Pensare che la mia nomina implichi chissà quali retroscena fa un torto alla giustizia di questo Paese, non a me”.


