Incalzato dalle domande dei cronisti, il legale ha mantenuto il massimo riserbo professionale sul merito del colloquio: 'La donna ha risposto a tutte le domande del giudice', ha spiegato l'avvocato. Alla richiesta di descrivere lo stato emotivo e psicologico dell'indagata all'interno della struttura detentiva, D'Andrea ha risposto con fermezza: 'Come sta? Come una persona che sta in carcere'. L'avvocato non si sbilancia nel momento in cui gli chiediamo se la sua assistita si è resa conto del fatto.
Il difensore ha poi precisato di avere visto per la prima volta la sua assistita questa mattina, in carcere. 'L’ho vista per la prima volta questa mattina in carcere, ma ho ritenuto comunque opportuno procedere con l’interrogatorio in questa fase'. Di fronte a ulteriori richieste di dettagli sulla dinamica del delitto o sulle motivazioni, il legale si è trincerato dietro il segreto istruttorio: 'Per il resto non posso dire nulla'.
Il delitto risale alle prime ore di venerdì, quando il corpo della vittima è stato rinvenuto nell'androne di una palazzina di edilizia pubblica nella zona delle Morane, trafitto da numerosi fendenti inferti con un coltello da cucina. Dietro la tragedia, secondo le prime risultanze investigative dei Carabinieri, si staglia un contesto di profondo degrado sociale e di tossicodipendenza che avrebbe esasperato i rapporti tra i due, sfociando nella tragedia.
Con la conclusione dell'atto formale di questa mattina, la palla passa ora interamente alla magistratura. Il Giudice per le Indagini Preliminari si è riservato la decisione sulla convalida del fermo e sulla disposizione della misura cautelare. L'ordinanza definitiva, che stabilirà se confermare la custodia in carcere per l'indagata, è attesa nelle prossime ore.
Nella foto, l'avvocato Ernesto D'Andrea, all'uscita del carcere dopo l'interrogatorio della sua assistita, e la porta d'ingresso del palazzo dal quale si accede all'androne dove il corpo senza vita della vittima è stato ritrovato

