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Parco Ducale di Pavullo, il Comitato: 'Ecco le nostre priorità, l'amministrazione ci ascolti'

Parco Ducale di Pavullo, il Comitato: 'Ecco le nostre priorità, l'amministrazione ci ascolti'

'La piantumazione di alberi a netta prevalenza latifoglie endogene, non tiene conto dell’originaria natura di questo comparto del parco'


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'Il Comitato Parco Ducale di Pavullo, nel corso di recenti contatti con l’Amministrazione comunale in riferimento all’annunciato intervento comunale nelle cosiddette “Pinetine di mezzo e di Sotto”, a valle della Giardini, che prevede una piantumazione di alberi a netta prevalenza latifoglie endogene, (70% rispetto al rimanente 30% di conifere), pur ribadendo più volte il proprio parere non ha avuto riscontro sui una serie di punti che ritiene di particolare rilevanza'. Così in una nota il presidente del Comitato, Giuseppe Lipparini.

Una nota nella quale si elencano le prorità presentate alla stessa amministrazione.

'1) Tutela della fisionomia profonda del parco prevalentemente basata sulle conifere. La proposta attuale non tiene conto dell’originaria natura di questo comparto del parco, una fitta abetaia, che risale al primo intervento ducale del 1821, come documentato da Gian Luca Simonini e come confermato nella famosa mappa 1858 (foto sopra) scoperta dallo stesso studioso nel 2011. Da qui il nome stesso “La Pineta” dato daii pavullesi al parco. Il Comitato ha contestato la presunta, grossolana, teoria secondo la quale, nelle attuali condizioni climatiche, sarebbero da priviligiare le latifoglie autoctone rispetto alle conifere, segnatamente all’abete rosso falcidiato dal Bostrico.

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Si è ribadito viceversa l’indicazione di esperti a favore di essenze diverse come l’abete Bianco, l’abete del Douglas l’abete di Cefalonia, l’abete del Caucaso, già presenti nel parco come anche i Pini Neri le Tuie, i Cedri e le Sequoie che fanno bella mostra di sè e costituiscono il maggior vanto del giardino.

2) Riconoscimento del parco, nella sua interezza, come peculiare giardino storico e Vincolo Ministeriale. I caratteri storici richiamati e specialmente la mappa 1858, che documenta in modo inoppugnabile la peculiarità e l’estensione del parco a valle della via Giardini fino al rio Cogorno, ha indotto il Comitato fin dalla sua costituzione nel 2016 a chiedere a tutte le amministrazioni comunali di riconoscerlo in modo unitario come giardino di grande importanza storico-ambientale e pertanto da sottoporre a vincolo ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42). La mancanza di tale vincolo, tra l’altro, è stata la causa principale dell’esclusione del parco dal Pnrr con conseguente, irrimediabile, perdita di 2.000.000 di euro a fondo perduto.

3) Ricomposizione della quinta sempreverde d’ingresso al paese. Le conifere del parco hanno costituito da sempre la prestigiosa cornice, il biglietto da vistia, di Pavullo sia provenendo dalla via Giardini che dalla sottostante circonvallazione fino al recente guasto per l’abbattimento di una grande quantità di abeti rossi ammalorati.

Da questa constatazione la reiterata richiesta del Comitato per ricomporre tale quinta verde all’interno dell’intervento nelle pinetine predisposto da questa amministrazione.

4) Mitigazione delle costruzioni incongrue. A partire dal secondo dopoguerra sono sorti numerosi edifici ai margini o dentro il parco, ovviamente non senza responsabiltà delle amministrazioni, che hanno progressivamente “sfigurato” (cfr. Simonini) la fisionomia paesaggistica del parco. Da qui la necessità di un’opera mirata di mitigazione di queste costruzioni con conifere che sono essenze particolarmente performanti per questo scopo perchè assicurano una copertura tutto l’anno.

5) Redazione del Master Plan del parco. Sotto la parecedente amministrazione era stata data grande enfasi al presunto Master Plan ad opera dell’Università di FI, salvo poi ridimesionare tale studio, in realtà tesi di laurea, a livello di solo rilievo e alcune proposte di dettaglio sulla sola parte centrale, sopra-Giardini. Se non emergessero altri studi, ad oggi non resi pubblici, rimane quindi la necessità di redigere finalmente un progetto generale di restauro e valorizazzione del parco, un vero Master Plan interdisciplinare, in cui anche i punti precedenti dovrebbero confluire come elementi strategici al fine di individuare e perseguire le priorità e le modalità di futuri stralci funzionali,

correlati alle risorse finanziarie disponibili'.

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