La Chiesa del Tempio era un punto di incontro frequentato da famiglie, bambini e ragazzi. Portavamo tranquillamente i figli ai Giardini Ducali, al Parco XXII Aprile o in centro a prendere un gelato. È falso dire che ciò che vediamo oggi sia semplicemente la prosecuzione di quello che c’era allora. Non era tutto perfetto: prostituzione e spaccio esistevano già. Ma erano fenomeni diversi per dimensione, visibilità e impatto sulla vita quotidiana. Negli ultimi dieci anni il quartiere è cambiato profondamente. Molte attività storiche hanno chiuso o si sono trasferite e il tessuto commerciale si è trasformato: oggi prevalgono attività gestite da stranieri, spesso concentrate nelle stesse categorie merceologiche. Insieme a questo sono aumentati degrado, assembramenti, urla, liti, persone in evidente stato di alterazione, furti, danneggiamenti, episodi di violenza, spaccio e consumo di sostanze alla luce del sole.
Chi abita qui queste cose non le legge sui giornali: le vede dalla finestra, le vive, le incontra tornando a casa, le sente durante la notte. E allora è difficile accettare che tutto venga liquidato con la solita frase: “La zona Tempio-Stazione è sempre stata così”. No. Aveva i suoi problemi, ma aveva anche famiglie, socialità, commercio e vita di quartiere. Il problema è che in questa parte della città si sono concentrati negli anni problemi sociali sempre maggiori senza sufficienti controlli, integrazione, presidio del territorio e programmazione. Accogliere è una cosa. Abbandonare le persone e, insieme a loro, il quartiere che le accoglie è un’altra.
Una politica seria dell’accoglienza dovrebbe significare distribuzione sul territorio, lavoro, formazione, rispetto delle regole e controlli. Non concentrazione, non ghettizzazione, non tolleranza dell’illegalità. Le domande sono semplici: quanti controlli vengono effettuati sugli esercizi commerciali, sulle licenze e sulla vendita di alcolici? Quanti sugli immobili dove vi siano segnalazioni di sovraffollamento? Quanto è costante il contrasto allo spaccio? Quanto sono presenti le istituzioni ogni giorno, e non soltanto dopo l’ennesimo episodio grave? Chi vive qui non chiede privilegi. Chiede normalità.
Un residente della zona Tempio-Stazione

