Gioia immensa per Kimi Antonelli e, contemporaneamente, dal vecchio vignettista… una certa rabbia. Perché Kimi ha vent'anni, è un fenomeno che sta mettendo in riga gente come Verstappen, Hamilton, Leclerc e Russell guidando praticamente la stessa macchina, e ormai il Mondiale è lì, a portata di mano; è italiano, è bolognese, è un ragazzo che sembra ancora stupito di quello che gli sta succedendo. Insomma, diciamolo: tifare Kimi è facile, il problema è tutto quello che gli abbiamo messo sotto il culo.
Perché vedete, quella che sta vincendo Kimi è pur sempre la Formula 1, ok, ma è una Formula 1 che con quella di Fangio, di Gilles Villeneuve, di Senna ha ormai soltanto il nome: infatti una volta il pilota doveva avere il pelo sullo stomaco, cioè frenare cinque metri dopo l'avversario, entrare in curva con la macchina che sembrava volerti ammazzare, controllare un sovrasterzo a trecento all'ora e poi spalancare il gas prima dell'altro. Oggi devi sapere soprattutto quando... non accelerare.
Devi gestire batteria, deployment, recupero, lift-and-coast, superclipping, modalità di sorpasso, mappe e chissà quanti altri aggeggi elettronici che, probabilmente, fra qualche anno richiederanno una laurea in ingegneria energetica: persino in qualifica può capitare di dover rinunciare ad andare al massimo per recuperare energia.
Pazzesco.E allora viene da chiedersi: stiamo ancora guardando una corsa automobilistica o una gigantesca equazione con quattro ruote? Max Verstappen lo aveva capito prima degli altri, ergo già prima dell'arrivo delle nuove monoposto aveva messo in guardia dal rischio di troppo lift-and-coast, troppa gestione dell'energia e troppo poco andare semplicemente al limite: oggi definisce questa F1 “anti-racing” e la paragona, non proprio affettuosamente, a una Formula E dopata.
Come non dargli torto? Perché un tempo guardavi un pilota come Gilles Villeneuve e pensavi: 'Questo ha più manico', invece oggi guardi il volante e pensi: 'Questo ha impostato meglio la mappa 17?', ed è questa la parte che mi fa rabbia. Perché Kimi il manico ce l'ha, eccome se ce l'ha, E proprio per questo avrei voluto vederlo combattere in una Formula 1 nella quale potessimo ancora capire, a occhio nudo, chi ha avuto il coraggio di frenare più tardi, cioè una Formula 1 nella quale il campione diventava campione perché aveva più pelo sullo stomaco degli altri e non perché aveva salvato 0,3 megajoule nell'ultimo settore. Kimi, insomma, merita tutto, è la Formula 1 che, forse, meriterebbe qualcosa di meglio.
Paride Puglia

