Aumentare del 33% il prezzo del biglietto urbano dell'autobus, portandolo da 1,50 a 2 euro, e continuare a parlare di mobilità sostenibile è una contraddizione difficile da spiegare ai cittadini.
La decisione assunta dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Piacenza viene presentata come una scelta responsabile, necessaria per garantire il futuro del trasporto pubblico. In realtà rischia di produrre l'effetto opposto: scoraggiare l'utilizzo dell'autobus e rendere ancora più conveniente l'automobile privata.
Da anni amministratori e assessori ripetono che bisogna ridurre il traffico, abbattere le emissioni e convincere sempre più persone a lasciare l'auto a casa. Ma se il primo messaggio che arriva ai cittadini è un aumento del 33% del costo del biglietto, è difficile credere che quella sia davvero la strada scelta per favorire il cambiamento delle abitudini.
A pagare il conto saranno soprattutto gli utenti occasionali: chi utilizza il bus saltuariamente, chi deve raggiungere il centro una volta ogni tanto, chi accompagna un familiare in ospedale, chi vorrebbe evitare di prendere l'auto per una giornata. Sono proprio queste persone che dovrebbero essere incentivate a utilizzare il trasporto pubblico. Invece vengono penalizzate.
E il paradosso emerge ancora più chiaramente facendo un semplice confronto. Per una coppia, un viaggio urbano di andata e ritorno costerà complessivamente 8 euro.
Con la stessa cifra, considerando un'auto che percorre mediamente 20 chilometri con un litro di benzina e un costo del carburante di circa 1,80 euro al litro, è possibile percorrere quasi 90 chilometri. Un dato che rende evidente quanto questa scelta tariffaria finisca per rendere l'auto sempre più competitiva proprio rispetto a quel trasporto pubblico che dovrebbe sostituirla.Non convince nemmeno la soddisfazione espressa dai sindaci per essere riusciti a evitare l'aumento degli abbonamenti. Se davvero le amministrazioni hanno trovato le risorse per bloccare quel rincaro, significa che margini di intervento politico esistevano. Cade così anche la narrazione secondo cui gli aumenti decisi dalle Agenzie della Mobilità fossero inevitabili. Se una parte degli aumenti si è riusciti a evitarla, evidentemente si poteva intervenire anche sul biglietto ordinario.
C'è poi un altro aspetto che viene completamente ignorato. Gli abbonamenti vengono descritti come 'salvaguardati', quasi fosse un favore fatto ai cittadini. In realtà gli abbonamenti, soprattutto quelli annuali, sono già oggi tutt'altro che economici. Il mancato aumento non rappresenta quindi una particolare agevolazione, ma semplicemente la scelta di scaricare tutto il rincaro sugli utenti occasionali.
Ancora più singolare è chiedere oggi ai cittadini di pagare di più promettendo servizi migliori domani. Nella nota dei Comuni si parla infatti di investimenti, innovazione, nuovi mezzi e miglioramenti previsti nel 2027. Ma oggi il servizio continua a fare i conti con problemi che gli utenti conoscono fin troppo bene: corse soppresse, ritardi, autobus sovraffollati, frequenze insufficienti e una cronica carenza di autisti che compromette quotidianamente l'affidabilità del trasporto pubblico.
In altre parole, si aumenta il prezzo prima di migliorare il servizio.
La stessa ammissione che parte dei maggiori introiti potrebbe servire ad affrontare la carenza di personale dimostra come il sistema sia ancora in evidente difficoltà. Eppure, invece di intervenire prima sull'efficienza e poi eventualmente sulle tariffe, si è scelta la strada opposta.
Il trasporto pubblico non può essere trattato come un normale prodotto commerciale. È un servizio essenziale e rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre traffico e inquinamento. Se davvero si vuole favorire la transizione ecologica, il bus dovrebbe diventare sempre più conveniente e competitivo rispetto all'auto, non il contrario.
Insomma, come si può pretendere di convincere i cittadini a lasciare l'auto in garage quando l'alternativa diventa ogni giorno meno conveniente?
Una scelta che colpisce soprattutto famiglie, lavoratori e cittadini con
Cinzia Franchini

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