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Modena, la propaganda su Rai3 di Altini e la triste realtà dei tempi di attesa, fotografata dalla stessa Ausl

Modena, la propaganda su Rai3 di Altini e la triste realtà dei tempi di attesa, fotografata dalla stessa Ausl

Il portale misura le disponibilità prospettate alla prenotazione. Non descrive tutti i bisogni rimasti senza risposta, né chi rinuncia o si rivolge al privato


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Guardando il servizio di PresaDiretta sul modello sanitario modenese, viene quasi da chiedersi perché ci sia ancora qualcuno che si lamenta. Meno prescrizioni, meno farmaci, tempi più brevi, medici di famiglia attrezzati e specialisti pronti a rispondere. Il direttore generale dell’Ausl, Mattia Altini, racconta un sistema capace di curare meglio facendo meno e, dice la giornalista di Rai3, senza togliere nulla a nessuno.

Sarebbe un risultato da applaudire. Prima, però, sarebbe utile aprire la tabella regionale dei tempi di attesa (qui).

Selezionando Ausl Modena, primi accessi e priorità D, ad agosto 2026 l’indice complessivo di rispetto degli standard è dell’81,9%, contro l’84,9% di luglio. La fascia positiva individuata dal portale parte dal 90%. Dermatologia e allergologia si fermano al 50%, otorinolaringoiatria al 51%, oculistica al 63%, ortopedia al 73%. Per l’elettromiografia si passa dall’86% di luglio al 58% di agosto.

Sono dati ufficiali, i pazienti probabilmente raccontano e hanno esperienza di realtà ancora peggiori, ma già questi dati offerti dalla stessa Ausl descrivono una situazione parecchio meno rassicurante di quella televisiva.


Il caso dell’otorino spiega bene il problema. Ad agosto l’attesa mediana è di 27 giorni, entro il limite di 30 previsto per le visite con priorità D. Letta così, sembra andare bene.

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Ma soltanto il 51% delle disponibilità proposte rispetta quello standard: il restante 49% lo supera. La mediana fotografa il centro della distribuzione; chi aspetta molto di più continua ad aspettare, anche se il valore centrale fa bella figura.

Altini parla di dodici prestazioni critiche e di attese, in alcuni casi, dimezzate da 60 a 30 giorni. Per verificare quel risultato occorrono l’elenco delle prestazioni, i periodi confrontati, il numero dei casi e i criteri utilizzati. I dati del portale non bastano a smentire quel preciso confronto, ma bastano a contestare la sua trasformazione in un successo generale. Colonscopia e gastroscopia presentano risultati buoni; altre prestazioni restano lontane dall’obiettivo e una comunicazione seria dovrebbe raccontare entrambe le cose.


Va chiarito anche che il portale misura le prime disponibilità prospettate alla prenotazione. Non descrive tutti i bisogni rimasti senza risposta, né chi rinuncia o si rivolge al privato. Dal 14 settembre è inoltre cambiata la piattaforma informativa: confrontare periodi diversi richiede attenzione all’omogeneità dei dati. Sono precisazioni necessarie quando si pretende di dimostrare l’efficacia di un modello.


La stessa esigenza di chiarezza emerge dalle due lettere dei direttori delle chirurgie.

Nella prima, sei professionisti chiedono come il percorso Sassuolo–Scandiano si coordini con la riorganizzazione chirurgica modenese.

Parlano di attività operatoria, emergenze, guardie, disponibilità anestesiologica, posti letto e personale. Segnalano di non essere stati informati di un confronto interistituzionale già avviato. Domande concrete, poste da chi quei servizi deve farli funzionare.

Nella seconda lettera respingono l’idea di una frattura con le direzioni e contestano la rappresentazione mediatica della loro comunicazione. Si può rispettare il cambio di posizione e di postura, ma nel testo non si trovano le risposte ai sei quesiti della prima. La collaborazione istituzionale può essere ottima; resta da capire chi farà cosa, dove e con quali risorse.


Nel percorso Sassuolo–Scandiano è questo il momento di spiegare gli scenari, prima che diventino decisioni, mostrando quali attività aumenteranno, quali saranno trasferite e come verranno coperti i fabbisogni di personale: ovviamente i medici non diventano più numerosi solo perché li si distribuisce su più sedi.

Poi ci sono gli ecografi, gli elettrocardiografi e i dermatoscopi negli studi dei medici di famiglia. Quanti studi ne dispongono davvero? Quanti strumenti sono operativi? Quanti professionisti hanno completato la formazione? Quale parte della popolazione può beneficiarne?

L’ecografia del medico di famiglia può essere utile, ma un’ecografia mirata durante la visita non equivale automaticamente a un esame completo: la valutazione iniziale può aver orientato bene il

percorso ma la prestazione specialistica non è stata evitata.

Altini e le direzioni hanno l’occasione di chiarire tutto questo: pubblicare confronti riproducibili, e soprattutto rispondere ai quesiti organizzativi che i chirurghi hanno posto prima della conversione sulla via che collega Baggiovara al Policlinico.

Eli Gold

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Dietro allo pseudonimo 'Eli Gold' un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da 'Eli' ricade solo sul direttore della tes...   

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