'Una situazione determinata anche da un'organizzazione sanitaria che - ricorda Rifondazione - aveva 'spinto' per anni le partorienti verso gli ospedali di Carpi e Modena, contribuendo a far scendere il punto nascita di Mirandola sotto quella soglia e determinandone così la chiusura, decisa arbitrariamente dalla Regione addirittura alcuni mesi prima della scadenza della deroga ministeriale prevista per i territori colpiti dal sisma'.
'Eppure, secondo i dati riportati in questi giorni dalla stampa, con 614 nati nel 2025 nei comuni dell'Area Nord (+12,5%, dato superiore alla media provinciale e regionale), il punto nascita di Mirandola rientrerebbe nei criteri per ottenere la deroga e potrebbe essere riaperto'. Per Rifondazione si tratta di un 'paradosso evidente: mentre aumentano i casi di parti fuori struttura, gli stessi numeri utilizzati per chiudere il punto nascita indicano ora che quel servizio potrebbe e dovrebbe essere riattivato.
Se chi governa la Regione ha utilizzato i numeri per giustificare una chiusura frettolosa, oggi sono proprio quei numeri a imporre un ripensamento di quella scelta. Eppure, di tutto questo non c'è traccia nel recente protocollo d'intesa sulla sanità del sistema nord modenese, siglato tra i sindaci dell'Area Nord, delle Terre d'Argine e l'Ausl di Modena, e che dovrebbe definire il nuovo assetto degli ospedali di Carpi e Mirandola.
Chiediamo alle sindache e ai sindaci dell'Area Nord che l'opzione della riapertura di un punto nascita all'ospedale di Mirandola venga seriamente presa in considerazione e valutata all'interno delle riflessioni in corso sulle scelte programmatiche per il territorio. Lo si deve alle donne della Bassa modenese, che, come tutte le altre donne della provincia di Modena, hanno il diritto di partorire in sicurezza all'interno di una struttura sanitaria senza dover percorrere decine di chilometri in condizioni di emergenza'
Nella foto, l'ingresso dell'ospedale di Mirandola, sede, fino al 2022, del locale Punto Nascita




