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San Cataldo, cimitero nuovo diventato vecchio, l’eclissi di un’icona: l’architettura d’autore umiliata dall'abbandono

San Cataldo, cimitero nuovo diventato vecchio, l’eclissi di un’icona: l’architettura d’autore umiliata dall'abbandono

La mancata manutenzione del Cubo di Aldo Rossi e Gianni Braghieri, insieme a quello delle strutture circostanti, umilia un luogo e spazi, dopo decenni, ancora incompleti


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Ce ne eravamo già occupati, per lo stato di degrado e mancata manutenzione, oltre che negato completamento dell'opera, tre anni fa. Oggi non è più una questione di manutenzione negata o ritardata, da parte del Comune, ma di identità e progettualità tradita. Nella parte nuova del Cimitero di San Cataldo, l’opera che ha portato il nome di Modena e di Aldo Rossi nei manuali di architettura di tutto il mondo, oggi non appare più, al di là delle opinioni dei giudizi estetici di merito, come un monumento modello di un architettura, ma come un altro frammento di città ferito, vittima di un’incompiutezza che scivola inesorabilmente nel brutto. Un brutto che non è soltanto estetico ma è un brutto frutto dell'abbandono, del disinteresse, anche ideale, dell'incompletezza, dell'oblio che a Modena abbiamo visto non solo nel contesto cimiteriale. Il brutto dell'abbandono di una idea non portata avanti nemmeno da chi, in questo caso il Comune, la aveva sostenuta e promossa. Già dagli anni '80..
Da queste pagine ce ne eravamo nuovamente occupati tre anni fa, nuovamente, quasi per gli stessi motivi, denunciando abbandono degrado, anche strutturale e funzionale. Per esempio tre anni fa anche l'ascensore all'interno del cubo di non funzionava.
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Oggi, o almeno lo scorso fine settimana, abbiamo verificato una situazione sotto il profilo funzionale migliorata, ma sotto l'aspetto progettuale che già aveva preso forma nei rendering con tanto di realtà virtuale ancora pubblicati sul sito dell'ordine degli architetti, rimasta desolatamente al palo.

Il progetto del Nuovo Cimitero di San Cataldo a Modena, noto per il 'Cubo' di Aldo Rossi e Gianni Braghieri, rimane un'opera incompiuta a oltre 50 anni dal concorso. Ma non solo: rimane un'opera che pur ormai riempita di lapidi contenenti ossa e ceneri di defunti, ha visto fermarsi anche la manutenzione esterna. L'immagine è orribile. Quei muri scrostati insieme alle vernice colorata, quelle crepe, sono un pugno in un occhio, così come lo è il contesto circostante. Altrettanto incompleto nelle strutture, degradato nelle superfici. Il prato con l'erba alta e incolta, pur non piacevole, è il problema minore. Nel 2021, a stato di degrado già evidente Nel 2021, un progetto di realtà aumentata e virtuale (AVR) finaniato con fondi pubblici e ancora visualizzabile dal sito dell'Ordine degli Architetti di Modena, ha permesso di visualizzare il completamento del complesso, sviluppato con Gianni Braghieri.

L’Ordine degli Architetti si era speso in prima linea, offrendo competenze e proposte per dare finalmente un senso a quel disegno interrotto.
Poi ancora il vuoto. A distanza di altri 5 anni, quel fermento si è risolto in un nulla di fatto. Le proposte di completamento sono rimaste 'al palo'. Il celebre Cubo rosso, cuore pulsante del pensiero rossiano, ne esce oggi umiliato. Privo della cura che la sua natura di moderna ispirazione monumentale meriterebbe.
A peggiorare la percezione visiva è il contesto circostante: il Cubo non è isolato nella sua decadenza, ma è assediato da altri corpi di fabbrica altrettanto incompiuti. È un panorama di asimmetrie non volute, dove le strutture grezze e ammalorate creano un senso di 'sconnession' architettonica e visiva.

Le facciate gravemente deteriorate, le superfici scrostate e l'evidente stato di incuria degli edifici circostanti rendono l'intera area un luogo aspro, lontano dalla bellezza metafisica che il progetto originale prometteva. In attesa di un nuovo Consiglio Comunale che si interroghi in maniera sterile sul perché e sul cosa fare. Con nuove discussioni destinate, come è successo per anni, a lasciare spazio a nuovi anni di silenzio, oblio e abbandono.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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