Per Aime, la Bretella rappresenta “un modello vecchio, superato, costruito attorno a enormi interessi economici privati”. In un contesto europeo che punta con decisione alla riduzione del traffico su gomma e allo spostamento delle merci verso ferro e intermodalità, progettare nuove autostrade nel 2026 significa, secondo Europa Verde, “restare aggrappati a un sistema che il resto d’Europa sta cercando di abbandonare”.
La referente ecologista richiama l’esistenza di un’infrastruttura strategica già operativa sul territorio: lo scalo merci Dinazzano–Marzaglia, nato proprio per trasferire quote significative di traffico dalla strada alla ferrovia. “Invece di investire davvero su quella piattaforma – sostiene – si continua a spingere un’opera che porterà altro traffico pesante, altro consumo di suolo, altra pressione ambientale e ulteriori rischi per le falde acquifere”.
Aime contesta anche la retorica dello “sviluppo” utilizzata per promuovere la Bretella: “Questo non è sviluppo. È profitto mascherato da interesse pubblico. Alla faccia dei cittadini espropriati, della tutela ambientale, delle direttive europee e di chi ogni giorno subisce traffico e smog”.
Secondo Europa Verde, non si tratta di una scelta tecnica inevitabile ma di una decisione politica ed economica “che favorisce chi guadagna dal traffico su gomma e dalle grandi opere”. Da qui l’appello alla trasparenza: “Chi ha interessi enormi dietro questa operazione ha nomi e cognomi. Prima o poi sarà necessario dirlo chiaramente ai cittadini”.
Per Europa Verde, il vero futuro del territorio passa da tutt’altra parte: “Il ferro, la logistica sostenibile, la valorizzazione dello scalo Dinazzano–Marzaglia e la riduzione del traffico pesante. Il resto è soltanto business travestito da progresso”.




