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Scandali Amo e Fondazione Modena: azzeramento dei vertici nel primo caso, tutti in sella nel secondo

Scandali Amo e Fondazione Modena: azzeramento dei vertici nel primo caso, tutti in sella nel secondo

A fronte di numerose similitudini, stupisce il modo completamente diverso con il quale i vertici dei due enti hanno reagito allo scandalo


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Tante volte, in questi mesi, è stato avanzato un parallelo tra gli scandali che hanno investito la Fondazione di Modena e l'Agenzia Amo. I casi sono ovviamente differenti e comportano diversi livelli di responsabilità da parte degli enti pubblici. Come giustamente rilevato dal consigliere Fdi Elisa Rossini (qui) 'si tratta di questioni che vedono differenti livelli di responsabilità, dirette per aMo della quale Comune e Provincia sono soci ed in quanto tali hanno il potere e il dovere di deliberare azioni di responsabilità, indirette e con la finalità di tutela dell’interesse della collettività con riferimento alla Fondazione'.
Vero, così come è vero quello che ha sottolineato anche ieri sera il sindaco Mezzetti all'incontro sulla sicurezza, e cioè che i soldi della Fondazione sono delle banche pur avendo finalità pubbliche, mentre quelli di Amo sono pubblici in senso stretto.
Eppure anche le affinità non mancano e non solo perchè i vertici della Fondazione - pur essendo ente privato - sono nominati in gran parte da enti pubblici, a partire dallo stesso Comune di Modena.
In entrambi i casi sono sparite centinaia di migliaia di euro: 515mila euro sottratti dal 2019 per quanto riguarda Amo, circa 2 milioni di euro (incredibilmente nemmeno la Fondazione sa la cifra precisa) dal 2020 (come spiegato dall'avvocato Enrico Fontana) per quanto riguarda la Fondazione di Modena.
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In entrambi i casi i soldi sono usciti attraverso bonifici tracciati. In entrambi i casi nessuno con responsabilità di vigilanza se ne è accorto. In entrambi i casi la colpa è stata imputata a un singolo dipendente infedele. In entrambi i casi parliamo di denaro che doveva essere usato per la collettività (per il trasporto pubblico nel caso di Amo, per le erogazioni sul territorio nel caso della Fondazione). Addirittura al vertice dell’Organismo di Vigilanza della Fondazione siede il professor Giulio Garuti, lo stesso professionista chiamato, con affidamento di incarico, a strutturare la dotazione del Modello 231 anche in Amo.
A fronte di queste numerose similitudini, stupisce quindi il modo completamente diverso con il quale i vertici dei due enti hanno reagito allo scandalo.
Amo dopo alcuni mesi ha visto il completo azzeramento dei propri vertici. L'amministratore unico Stefano Reggianini (già scaduto dalla carica) si è dimesso addirittura dal nuovo incarico di segretario Pd, l'ex direttore di Amo Alessandro Di Loreto si è dimesso dal nuovo incarico di assessore a Carpi, il direttore generale in carica, Daniele Berselli è stato cacciato dal nuovo amministratore unico Andrea Bosi ed è stato sostituito da Roberto Bolondi, stessa cosa per Vito Rosati che ha lasciato la poltrona di Revisore a Riccardo Bonetti.
E la Fondazione di Modena?
Nonostante sia sparita una cifra quadrupla rispetto ad Amo, non è accaduto nulla. Dopo sei mesi dalla scoperta dell'ammanco da parte della Guardia di Finanza, il presidente Matteo Tiezzi è ancora al suo posto, così come il direttore generale Luigi Benedetti e il presidente del Collegio revisori Alessandra Gualandri.
Una differenza in parte spiegata dal 'silenzio assordante' (per citare le parole del sindaco Massimo Mezzetti) che ha coperto il caso Fondazione per mesi a differenza del clamore sollevato dal caso Amo, ma che evidentemente deve essere giustificata anche con altri argomenti.
Giuseppe Leonelli
Nella foto da sinistra in alto: Berselli, Reggianini, Tiezzi, Benedetti, il cda della Fondazione e Giulio Garuti
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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