E' vero che la sicurezza compete allo Stato, è vero che la prima responsabilità dell'Ordine pubblico spetta alle forze dell'ordine, ma è altrettanto evidente che l'amministrazione comunale è chiamata a dare segnali politici chiari a fronte dell'aggravarsi della situazione. Davanti all'ultimo gravissimo assalto al supermercato di via Rainusso, l'assessore alla sicurezza Camporota si è limitata a un comunicato congiunto insieme ai colleghi Maletti, Venturelli e Bortolamasi, annacquando l'evidente drammatica realtà contingente in un contesto socio-psicologico vero, ma non adatto al momento emergenziale.
E questo è solo l'ultimo episodio di una serie di assenze dell'assessore (si pensi al caso Costellazioni, alle baby gang in centro, ai riflessi del Drop-in sul fronte ordine pubblico) che lungi dall'agevolare Massimo Mezzetti nel suo lavoro, viceversa ne complicano il cammino. Scelta colpevolmente a scatola chiusa solo per il suo ruolo da ex prefetto di Modena (già di per sè fatto inconsueto), la Camporota non è riuscita in due anni a scrollarsi di dosso la nobilità del 'sua eccellenza' prefettizio e lo scranno di una pensione dorata ed ha continuato a gestire la situazione senza calarsi nella realtà politica modenese. I guanti bianchi del prefetto, andavano sostituiti coi guanti sporchi da lavoro, cosa mai avvenuta.
Considerata la delicatezza del ruolo e nella consapevolezza di quanto il tema sicurezza incida in termini di consenso dell'intera giunta, la Camporota nelle intenzioni di Mezzetti avrebbe dovuto prendersi tutto lo spazio che le normativa le attribuiva e magari anche un pezzetto in più. Spazio in termini di riorganizzazione della polizia locale, ma soprattutto in termini di comunicazione e dichiarazioni pubbliche, perchè su questo tema - piaccia o non piaccia - la forma è sostanza e l'approccio, potremmo dire la postura dell'amministrazione, incide sulla realtà.
Così invece non è stato e gli sforzi del sindaco Mezzetti nel trasmettere alla città l'idea che il tema non è affatto sottovalutato nè minimizzato, l'ossessiva condanna a ogni riferimento a qualsivoglia idea di
A nulla sono servite le ripetute possibilità concesse, le generose attestazioni di fiducia anche da parte dei media, le giustificazioni iniziali, il tempo lasciato per ambientarsi e farsi carico del nuovo compito: dopo oltre due anni occorre responsabilmente prendere atto del fallimento. Vittorio Molinari va sostituito ma in fondo è innocuo, per la Camporota invece il problema è concreto e più passa il tempo, più mette a repentaglio la stessa immagine del sindaco.
E quindi ora cosa si fa? Riuscire nella promozione del fidato Roberto Solomita a direttore generale sarebbe già un buon passo per Mezzetti, ma un cambio di assessorato sarebbe urgente, anche a costo di aprire a quel Pd che non vede l'ora - per interessi di bottega - di far le scarpe al sindaco entrando a piedi pari nella squadra di giunta, magari proprio con Diego Lenzini, portando a un commissariamento di fatto del primo cittadino. Ma se di rimpasto il sindaco, proprio per questo rischio, non vuole parlare fino al prossimo anno e al dopo-voto nazionale, almeno si potrebbe arrivare a una ridistribuzione di deleghe, promuovendo un altro assessore, assegnandogli la delega alla sicurezza, e spostando la
Giuseppe Leonelli

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