'Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni – commentano –. Responsabilizzare i ragazzi significa porre limiti, pretendere il rispetto delle regole e, quando viene commesso un danno, chiedere che sia riconosciuto e riparato. Ma punizione ed esclusione non possono essere l’unica risposta; prendersi cura e farsi carico dei giovani, anche di chi sbaglia, è l'unica strada per far sì che il futuro abiti ancora a Modena'.
Per gli assessori, la devianza minorile non nasce dal nulla e non può essere ricondotta semplicemente ai social. È anche sintomo di povertà educativa e solitudine relazionale, che possono spingere ragazzi fragili o di seconda generazione a cercare nel “branco” identità e protezione. 'Rispondere con la sola repressione equivale a spegnere un incendio soffiando via il fumo. Senza giustificare chi sbaglia, dobbiamo capire cosa porta un ragazzo a quel punto, per evitare che ci torni e che altri seguano lo stesso percorso'.
La risposta deve quindi partire da un patto di corresponsabilità tra istituzioni locali – Prefettura, Questura, Autorità giudiziaria e Comune –, Forum del terzo settore, scuole e famiglie, fondato, come indicato anche dal sindaco, sulle tre “R”: responsabilità, riparazione e rieducazione. Un’alleanza capace di intervenire prima che il disagio si trasformi in una carriera criminale.
'In questa prospettiva – affermano – le scuole hanno un compito fondamentale nella cura delle ragazze e dei ragazzi ma non devono essere lasciate sole, in questo senso l’educativa di strada deve continuare a portare gli educatori nei luoghi in cui i ragazzi si incontrano, insieme a una presenza delle istituzioni che serva non solo a controllare, ma ad agganciare, costruire fiducia, dare voce a bisogni inascoltati.
'Questo non significa cancellare gli errori o sottrarre qualcuno alle proprie responsabilità – aggiungono – ma chiedere ai ragazzi di rispondere delle proprie azioni dando loro, allo stesso tempo, la possibilità concreta di riparare e cambiare'.
Per i giovani individuati dalle forze dell’ordine o segnalati dalle scuole per episodi di teppismo o microcriminalità, secondo la proposta del Tavolo inter-assessorile, l’amministrazione non dovrebbe limitarsi a delegare il problema alla magistratura.
'Andremo a prendere questi ragazzi contattando direttamente le loro famiglie, non per colpevolizzarle, ma per stringere un’alleanza – spiegano i quattro assessori -. Chiederemo ai ragazzi di assumersi le proprie responsabilità, alle famiglie di accompagnarli e alle istituzioni di non abbandonarli proprio quando è più necessario intervenire”.
'Gli strumenti già positivamente sperimentati all'interno delle scuole, come il medieducatore o gli sportelli di ascolto – aggiungono entrando più nel merito del lavoro che li attende - devono essere evidentemente accompagnati da altre strategie, come la giustizia riparativa. L’obiettivo – proseguono - è offrire percorsi educativi e riparativi personalizzati, laboratori, progetti di protagonismo civico, opportunità di impegno concreto per la comunità e creare, anche attraverso lo sport e la cultura, occasioni per stare insieme, sentirsi parte di un tutto e formarsi.


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