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'ONU paralizzata sulla Palestina, ha perso parte della sua ragion d’essere”

'ONU paralizzata sulla Palestina, ha perso parte della sua ragion d’essere”

Incontriamo Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, all'inaugurazione della mostra “Falasteen – Sumud, storia di un popolo”. La debolezza dell’Onu di fronte a Gaza, una riflessione sull’accoglienza a Modena senza istituzioni e il racconto del progetto editoriale in mostra


4 minuti di lettura

Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, entra nel cortile dello spazio Venturi, in via dei Servi a Modena salutando i tanti che l'attendono. L'evento, alle ore 15, il primo dei due previsti oggi dal DIG Festival (il terzo non nel programma del Festival, sarà la partecipazione al presidio pro - Palestina in piazza Torre), è l'inaugurazione della mostra “Falasteen – Sumud, storia di un popolo”. Ad invito per i posti limitati, ma è già chiaro che l'accoglienza in città non è quella dello scorso anno. Nessuna autorità né a salutarla lì né in comune, come era successo nel 2025. Una atmosfera meno caotica, più diretta, fatta di persone che la relatrice Onu, in molti casi, conosce per nome. Per tutti ha un sorriso, una parola, una stratta di mano. Una atmosfera visibilmente a lei più congeniale. “Se ci si aspetta che io dica di sentirmi accolta più freddamente perché non c'è stato il sindaco a stendere il tappeto rosso, no, non mi cambia molto” - afferma commentando la nostra considerazione.
Prima dell'inizio dell'inaugurazione si ferma con noi per rispondere ad alcune nostre domande.
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La prima riguarda proprio il ruolo dell'Onu, e le ragioni per le quali di fatto non riesca ad incidere su quanto sta succedendo in Palestina. Francesca Albanese è dubito lapidaria. 'Un'organizzazione che non riesce a prevenire le aggressioni, e non riesce a risolvere i conflitti, è un'organizzazione che ha perso un po' la sua ragion d'essere. L'Onu è nella sua fase di paralisi, o comatosa, la più acuta in ottant'anni di vita”, afferma. “È paralizzata dall'aggressione e dalla legge del più forte che gli Stati Uniti stanno imponendo. Già due anni e mezzo fa, insieme ad altri osservatori indipendenti delle Nazioni Unite, lanciavamo l'allarme: se si fosse normalizzato ciò che stava accadendo a Gaza, nessuna misura avrebbe poi fermato l'escalation”.

Secondo Albanese, l'assenza di una risposta efficace dopo i primi attacchi contro infrastrutture civili ha contribuito a rendere sempre più accettabile la distruzione della Striscia. “La distruzione della vita civile e delle infrastrutture di Gaza fa da specchio alla distruzione dell'impianto normativo che avrebbe dovuto prevenirla. Ed è proprio questo che si riflette nell'impotenza delle Nazioni Unite”. Argomenti che si intrecciano e che attraversano la mostra allestita presso lo spazio Venturi, “Falasteen – Sumud, storia di un popolo”.
All'interno dell'area espositiva alla quale si accede dal cortile con accesso da via Dei Servi, ventitré tavole in anteprima del volume in uscita per Round Robin Editrice nella primavera del 2027. Un progetto ideato e curato dalla stessa Albanese, che nel libro assume anche il ruolo di voce narrante attraversando quasi un secolo di storia palestinese: dalla Nakba del 1948 all'occupazione, fino agli eventi successivi al 7 ottobre 2023 e alla devastazione di Gaza.
“Questo libro è molto denso di significato. È qualcosa di talmente grande e diverso da qualsiasi progetto in cui sia mai stata coinvolta che faccio fatica a descriverlo”, racconta. “Sono emozionata, ma anche triste. Sono tre anni di lavoro che cominciano con il racconto del genocidio e continuano attraverso tante storie”.
L'opera intreccia la grande storia collettiva alle vicende individuali. Vi trovano spazio i racconti della Nakba, di Sabra e Shatila, della Prima Intifada, del processo di pace e di altri momenti cruciali della vicenda palestinese. “Non vuole essere un volume esaustivo sulla storia della Palestina”, precisa Albanese, “ma offre l'opportunità di ascoltare dalla viva voce del popolo palestinese la ricostruzione di passaggi essenziali di quel percorso”.
A rendere il progetto ancora più significativo, sottolinea la Relatrice speciale Onu, è il lavoro collettivo che lo sostiene.
“Coinvolge tanti artisti, artiste e progettisti del Levante, palestinesi e libanesi, molte donne. Ognuno tratteggia storie vere, e le voci che attraversano il libro sono quelle di palestinesi che hanno vissuto in prima persona gli eventi tragici raccontati”.
Al centro dell'opera c'è il concetto di Sumud, la fermezza quotidiana di chi resiste, resta e custodisce il proprio legame con la terra nonostante guerre, occupazione e oppressione. Un filo rosso che attraversa l'intero progetto e che oggi trova una prima forma pubblica nelle tavole esposte a Modena.
Una città dove il registro delle istituzioni nei suoi confronti è completamente cambiato. Lo scorso anno, oltre all'accoglienza in comune con diversi consiglieri, da parte del sindaco che le aveva omagiata anche del Grosso d'Argento, quest'anno nulla. Nessuna presenza istituzionale nemmeno durante il suo passaggio in piazza Torre, per raccogliere il saluto e l'abbraccio della consulta popolare di Modena avvolta dalle bandiere della Palestina. “Io devo dire che in Emilia-Romagna mi sento sempre accolta dall'affetto di tante persone. Questa è la decima volta che vengo a Modena e conosco tanti modenesi. Cammino per strada e c'è gente che mi abbraccia, che mi saluta, anche più dell'anno scorso”.
Nessuna polemica, dunque, nei confronti dell'amministrazione comunale. “Se ci si aspetta che io dica di sentirmi accolta più freddamente perché non c'è stato il sindaco a stendere il tappeto rosso, no, non mi cambia molto”, conclude.

Gi.Ga.


Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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