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Ago, sotto il nuovo vestito il niente o almeno tutto come 3 anni fa

Ago, sotto il nuovo vestito il niente o almeno tutto come 3 anni fa

La nuova presentazione dei cantieri del complesso S.Agostino ricalca quella del 2018 in occasione presentazione del logo del progetto. Simbolo di un progetto culturale che rimane sulla carta


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Come tre anni fa, con gli stessi protagonisti a raccontare un progetto culturale ancora solo raccontato e annunciato, che nulla ha ancora di concreto. In quel complesso, il S.Agostino che vorrebbe e dovrebbe ospitarlo, da anni. Ed è così che quasi con l'intento di coprire periodicamente il vuoto di contenuti di quegli spazi storici da venti anni orfani di una concreta e fattibile progettualità, isolati e scuciti dal resto della città, oggi, a tre anni esatti da una analoga presentazione, si è ripetuto il rito. All'interno del S.Agostino. Tre anni fa c'era la presentazione del logo di Ago, con la spolverata concettuale sull'ancora teorico progetto culturale, nell'unico frammento agibile del complesso con la prospettiva di lavori imminenti. Oggi, a tre anni di distanza, cambia il vestito, ma sotto rimane il vuoto. Il vestito non è più il logo, ma l'installazione sicuramente di impatto ma fine a se stessa, che ricopre la facciata su piazzale S.Agostino, dell'edificio. Ma sotto il vestito, appunto, il nulla. Perché nella ripetuta presentazione del progetto culturale che non c'è si è rivissuta sostanzialmente l'atmosfera ed il contenuto di tre anni fa.

La presentazione di tre anni fa


'Le fabbriche di Ago sono aperte' - recita l'ultimo slogan.
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'Cantiere architettonico e cantiere culturale si congiungono in un luogo che inizia il suo processo di trasformazione'. Stessa frase di tre anni fa. Gli attori, di fatto, sempre quelli. Con il Sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, dal Presidente della Fondazione di Modena Paolo Cavicchioli, come tre anni fa. Di seguito, nel video, riproposto l'intervento del 2018 del presidente Paolo Cavicchioli.

Unica novità rispetto a tre anni fa è l'accantieramento concreto dei lavori previsti dal primo appalto per l'intervento. Proiezione al 2024, quindi a quando Muzzarelli non sarà più sindaco, per forza di cose. Segno che dopo l'ex sindaco Barbolini (che nell'idea di un polo della cultura che ancora non c'è lanciava la Porta di Ghery che non ci fu), dopo il doppio mandato del sindaco Pighi e il doppio di Muzzarelli, tutto è e di fatto sarà ancora lì, ai nastri di partenza. Un contenitore urbano, dalle straordinarie potenzialità, vuoto. O meglio, da oggi, riempito non di cultura, di laboratori di idee in cui fondere tecnicismo ed umanesimo, ma di gru e di ponteggi. Che è già qualcosa dopo anni di progetti bocciati e bloccati. Ma questo è. Nel perfetto stile Modena.
Quello dei contenitori urbani senza contenuti dove le uniche cose non sono le idee, ma, nella migliore delle ipotesi, le lunghe e fredde braccia delle gru.

Il resto è solo annunci, gli stessi, di fatto, di tre anni fa. In questi termini: 'L'obiettivo è fare dell'area Sant'Agostino una porta d'accesso materiale e simbolica a una città sempre più connotata dalla contaminazione tra scienze, tecnologie, arti e innovazione educativa, come già evidente nelle programmazioni dei soggetti che operano stabilmente nel campo del progetto Ago, siano essi insediati nel Complesso, come FEM - Future Education Modena e il Centro Interdipartimentale per le Digital Humanities dell'Università di Modena e Reggio Emilia, o regolarmente attivi in diversi spazi dell'Ex Ospedale, come Fondazione Modena Arti Visive.

L'obiettivo dei programmi culturali avviati da Ago - in attuazione delle linee strategiche indicate dal 'Progetto del nuovo Polo culturale' - è quello di riflettere sull'impatto delle tecnologie su cultura ed esperienza contemporanea, compito tanto più significativo in una città recentemente designata come Città creativa Unesco per il cluster 'Media arts'. Ad Ago si vogliono mettere in rete istituzioni che operano in modo connettivo, collaborando con le eccellenze interdisciplinari e generando una permeabilità tra saperi e pratiche: ciò potrà favorire fin da subito una riappropriazione del luogo,
facendo del cantiere non un vincolo ma una possibilità, una piattaforma partecipativa e interattiva, che caratterizzerà anche l'intera programmazione culturale delle stagioni di Ago per il 2022.

La mostra fotografica 'on the road' di Francesco Jodice ne è un primo segno: come ricordato dall'artista, il racconto visivo e fotografico si spaginerà e reimpaginerà periodicamente per raccontare la fabbrica come un luogo aperto.
Attraverso un'installazione sulla facciata il pubblico potrà inoltre partecipare in prima persona alla riattivazione del luogo, condividendo con Ago ricordi e testimonianze mediante l'accesso a un QR code dedicato.

Ago è d'altronde già luogo di attività continua e diversificata. Nella sola mattinata di sabato hanno avuto luogo presso il Complesso le attività didattiche del Master in 'Digital Public History' promosso dal Centro Interdipartimentale per le Digital Humanities, nonché l'iniziativa 'Orientamento STEAM: Elettronica e Data Science nella Sostenibilità ambientale' che FEM - Future Education Modena ha condotto con una classe dell'Istituto di Istruzione Superiore 'Spallanzani' di Castelfranco Emilia.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

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