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‘Preferirei di no’: così oggi si ripete la surreale non-lezione di Bartleby

Data: / Categoria: Che Cultura
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Un no che nasce da lontano, dalla marea di illusioni svanite, di promesse mancate e di fiduce malriposte


‘Preferirei di no’: così oggi si ripete la surreale non-lezione di Bartleby

Se Melville deve le sue fortune a Moby Dick, il suo romanzo breve 'Bartleby lo scrivano' è talmente originale e surreale da aver lasciato un segno ancor più profondo. Un tassello prezioso che si incastra in modo perfetto con l'attualità. Antieroe, sconfitto, isolato, Bartleby è uno scrivano assunto in uno studio nella Wall Street di metà 800. Figura diligente e anonima, nel giro di poche settimane evolve e mette in atto una rivoluzione tanto pacifica quanto apparentemente masochista.
Alle richieste del suo titolare decide da un giorno all'altro di replicare con un gentile ma fermo: 'preferirei di no'. 'I would prefer not to'. Basta copiare documenti e contratti, basta accettare gli ordini del proprio capo giusti o sbagliati che siano, basta. Con ostinazione Bartleby continua a presentarsi in ufficio, a sedersi nel suo posto, ma non fa nulla. Nessuna protesta esplicita, nessuna voglia di ribellione manifesta, solo quel 'preferirei di no' che stronca ogni discussione e sfibra la resistenza anche del più integerrimo e perbenista borghese. Un Gandhi senza ideali, che fa coincidere il senso della propria opposizione con l'opposizione stessa e con null'altro. Dalla parte del torto sociale, senza nemmeno sapere cosa sia torto o ragione.
La storia di questo scrivano finisce nel peggiore dei modi, ma in quel 'preferirei di no' vi è tutta la rabbia involuta verso un mondo fatto di regole posticce, ma spacciate come tavole della legge. Una rabbia repressa e compressa, talmente atavica da non trovare altra espressione che un mite 'preferirei di no' ripetuto come un mantra.
Le ragioni per disobbedire, urlare, scaraventare la propria scrivania in faccia al titolare così pacificamente sicuro nel proprio mondo piramidale, vi sarebbero tutte, ma forse sono così profonde e così vere che Bartleby non prova nemmeno a esprimerle. Il cielo è blu, il sole scalda e Bartleby preferisce di no. E nella sua surreale potenza questo educato gesto rappresenta una sfida intollerabile a una società che sa ribattere alle offese, agli attacchi, alle guerre, alla follia, ma non alla rivoluzione pacifica dell'assurdo.
E come in quel visionario romanzo di fine 800, forse anche oggi tanti si ritrovano a sussurrare in modo ostinatamente contrario un 'preferirei di no'. Un no che nasce da lontano, dalla marea di illusioni svanite, di promesse mancate e di fiduce malriposte. E non bastano dati, ragionamenti, obblighi o minacce. Chi preferisce di no è stato tradito troppe volte per decidere di ritornare a sedersi nel mondo dei buoni.
Non serve che il mondo capisca, pazienza se qualcuno userà questa protesta cocciuta per altri fini, pazienza se verrà strumentalizzata da qualche politico o esasperata da qualche folle cospirazionista. Pazienza se qualcuno per imitazione si comporterà allo stesso modo senza capire, come quando Forrest Gump inizia a correre per il gusto di correre e diventa simbolo a sua insaputa. Quel 'preferirei di no' non perde la propria forza dirompente e incomprensibile. Quasi esoterica. Preferirei di no perché abbiamo conosciuto tutti quelli che ora si spacciano per salvatori, preferirei di no perché alle foto di testimonial non crede più nessuno, preferirei di no perché i sensi di colpa hanno fatto più danni del petrolio. Preferirei di no perché preferirei di no. Foss'anche per far sentire al sicuro chi continua a dire sì, un sacrificio slegato da valori ma così astratto da lasciare che ciascuno possa riconoscere la sua voglia di rivincita. E pazienza se alla fine la storia si concluderà male come per Bartleby... La vita stessa è fatta per non avere un lieto fine.
Giuseppe Leonelli


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